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L’orrore piomba all’improvviso in Europa in una delle città più popolose, vive e gioiose della Spagna con modalità che abbiamo già visto: un furgone tra la folla. E’ questa la nuova soglia del terrore: Tir, furgoni, auto lanciate a folle velocità tra la gente con un effetto tanto agghiacciante quanto imprevedibile. E’ ormai il “marchio di fabbrica” dell’Isis in Europa, strategia a basso costo dall’impatto enorme sull’opinione pubblica dagli effetti micidiali e imprevidibili.
Tutto è iniziato a Nizza, quel 14 luglio dello scorso anno, con il "bestione" della strada che sfonda le piccole barriere della polizia municipale francese e fa strage di persone sul lungomare in festa per la ricorrenza della presa della Bastiglia. Morirono 86 persone, tra cui molti bambini, i feriti furono oltre 450, sei le vittime italiane. Le modalità dell’attentato erano sconosciute in Europa ma ben note in Medio Oriente, visto che da quelle parti i morti innocenti falciati dalle auto alle fermate del bus si sono contati a decine. Superando in operatività ed efficacia anche la più "classica" autobomba.
Dopo Nizza, ecco la strage al mercato di Berlino, il 19 dicembre scorso, da parte dell’attentatore tunisino Anis Amri, poi ucciso a Milano dalla polizia italiana. Stessa modalità, con il Tir guidato dal solito "soldato dell'Isis" che piomba tra la gente in cerca di regali per lo shopping natalizio. Dodici le vittime, tra cui l’italiana Fabrizia de Lorenzo. “I veicoli sono come i coltelli, estremamente facili da acquistare e sono tra i più letali metodi di attacco, i più efficaci per sterminare un grande numero di infedeli”, recita uno dei vademecum del terrore islamico che circola in Rete. Le "cellule dormienti" non fanno che mettere in pratica i consigli: ragazzi indottrinati che in pochi mesi organizzano attentati orrendi. All'Isis basterà rivendicare l'attentato o plaudire a quella violenza agghiacciante.
Le stesse modalità dell’attentato londinese di Westminster, l'ennesimo furgone guidato da giovani terroristi invasati disposti all'estremo sacrificio che falciano uomini e donne colpevoli solo di trovarsi in quel luogo in quel momento preciso. Attacchi difficilmente controllabili nonostante la presenza di schiere di poliziotti e telecamere puntate.
Anche la Svezia è stata oggetto di un terribile attacco che riporta alla mente i fatti di Londra, Berlino e Nizza. Cinque morti e quindici feriti è il bilancio dell’attentato terroristico del 7 aprile scorso a Stoccolma. Un camion piomba sulla folla lungo una delle principali strade commerciali della capitale svedese, finendo la sua corsa contro le vetrine di un negozio.
E ora Barcellona. Possibile che le forze dell’ordine europee non riescano a prevenire attentati simili, la cui elementare modalità tutto sommato è sempre la stessa? Tempo fa il ministro degli Interni Minniti spiegò che di fronte a questa strategia l’unica prevenzione possibile è il controllo del territorio: limitazione al traffico delle aree dove è ingente il flusso della folla, controlli capillari, pattuglie e mezzi di contrasto come i cosiddetti "panettoni" o addirittura i cavalli di frisia ovunque. Una rete di protezione che finora denuncia tutte le sue falle e continau a rendere l’Europa un obiettivo assai fragile.




