Alla politica i vescovi chiedono «quella coerenza che rispetti i valori e che sa stare nello spazio pubblico senza demonizzare l'avversario». Monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, in vista della prossima campagna elettorale sottolinea che preoccupano toni, slogan e polarizzazioni, ma la Chiesa deve offrire uno spazio di ragionevolezza. Esiste un legittimo pluralismo politico tra i cattolici, da tutelare, chiedendo però coerenza con i valori cristiani e senza demonizzare l’altro. Più importante dello schieramento è la coscienza del cristiano. E per quanto riguarda la coesione sociale messa a dura prova dai toni del confronto confessa che, da parte die vescovi, che torneranno a occuparsene nei prossimi mesi, «c’è preoccupazione. Speriamo che la coesione sociale non venga sacrificata alle radicalizzazioni, agli slogan, sarebbe bello se vi fosse convergenza su alcuni punti come la scuola, la lotta alla povertà, mentre altri temi come pace e dignità della persona non sono opinabili. Papa Francesco parlava di amicizia sociale se non di amicizia politica», che significa «riconoscere l'altro come interlocutore».

Sulla scuola, ha aggiunto, l’educazione è il fattore più importante di umanizzazione e trasformazione del mondo: non sono ammissibili disuguaglianze territoriali, soprattutto tra aree urbane e interne. Interpellato dai giornalisti al termine del Consiglio episcopale permanente, sulle parole di Tajani e Vannacci sulle donne ha ricordato che «il Verbo si è fatto carne nel grembo di una donna» e che il linguaggio va purificato. «Ogni parola e gesto devono essere pieni di rispetto per le donne», ha aggiunto. Sottolineando che «si ama solo ciò che si ammira. Il linguaggio alimenta una mentalità, deve essere purificato verso tutti».

Il segretario della Cei ha ricordato che i lavori di questi giorni del Consiglio permanente hanno ribadito la centralità di Cristo, l’annuncio del Vangelo e l’attenzione ai segni dei tempi. Il tema fondamentale, posto dal presidente, il cardinale Matteo Zuppi, è Cristo, «declinato su tanti temi»: la priorità, per la Chiesa, resta il Vangelo da incontrare, annunciare e conoscere. In una società che cerca ragioni di vita e speranza, soprattutto tra i più giovani, la Chiesa deve intercettare un’attesa spesso inconsapevole. L’annuncio di Cristo non è una semplice dichiarazione di intenti, ma l’essenza della vita dei credenti. Monsignor Baturi ha ricordato l’esperienza di un vescovo francese e delle decine di migliaia di adulti battezzati durante il triduo pasquale, segno di una domanda di senso a cui la comunità cristiana è chiamata a rispondere con testimonianza e accoglienza.
Al centro anche la fede capace di generare pensiero. Citando il Papa, il segretario della Cei ha sottolineato che il metodo è sempre il «perché»: la fede, per essere convincente, deve cogliere gli interrogativi profondi di fronte al nascere, al morire, alla fatica e alla gioia del vivere. Un richiamo che riporta al convegno ecclesiale del ’76 su evangelizzazione e promozione umana, e alle grandi assemblee di Loreto, Palermo, Verona e Firenze. Sul cammino sinodale, invece, altro tema all’ordine del giorno, si apre ora la fase della recezione, con un cambiamento necessario per adeguare l’agire della Chiesa ai segni dei tempi. Si parlerà anche di un ripensamento della forma della Cei, che può portare a una modifica dello Statuto: non un rinchiudersi su temi interni, ma un adeguamento delle strutture all’unico mandato, la missione e l’edificazione della comunione.
L’11 e il 12 dicembre, poi, Roma vivrà un momento importante con l’incontro del clero italiano con papa Leone. Il giorno 11, nel pomeriggio, veglia di preghiera a San Paolo fuori le mura con testimonianze di sacerdoti; il 12, in Basilica San Pietro, l’incontro con il Santo Padre, il rinnovo delle promesse sacerdotali e la Santa Messa. Un segno di premura verso i preti, chiamati a ripensare il ministero in un mondo cambiato, con meno sacerdoti e più carichi di lavoro.
Lo sguardo internazionale resta preoccupato ma limpido: serve una pace «disarmata e disarmante», capace di interpellare le coscienze e contrastare violenza, guerra, ingiustizia e iniquità. La pace, ha ricordato monsignor Baturi, non è solo cessazione delle armi, ma libertà, giustizia, amore e verità. Forte anche la preoccupazione per l’emergenza educativa: quando una società non trasmette ragioni di vita e coesione, è a rischio la sorte delle nuove generazioni e il patto sociale stesso. Da qui l’invito a pensare alla scuola come luogo di vera educazione, inclusivo, di valorizzazione delle differenze, e il ringraziamento agli educatori e agli insegnanti.
Sul fine vita, la Chiesa ribadisce l’opposizione a eutanasia e suicidio e la necessità di accompagnare e tutelare la vita in ogni istante, stando vicino a chi soffre.

Infine, sulla tragedia del Colosseo, con il ventiduenne morto mentre lavorava, monsignor Baturi ha dichiarato che è «difficile da digerire che si esca da casa per lavorare e non si torni. Non finiremo mai di chiedere sicurezza e dignità sul lavoro. Siamo davanti a una piaga che deve impegnare tutti senza superficialità o dimenticanze, perché non si tratta di numeri, ma di persone».