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martedì 18 giugno 2019
 
Andrea Franzoso
 
Credere

Andrea Franzoso: «Ho denunciato la corruzione per essere libero»

26/10/2017  Da funzionario delle Ferrovie Nord portò in luce un caso di spese pazze. E per non aver taciuto ha perso il lavoro. Ora, per la prima volta, racconta che il coraggio di quel gesto gli è venuto dalla fede

La corruzione dilaga. All’università, nell’urbanistica, al Fisco. Si salva qualcuno? «Qui non esiste una divisione netta tra i “ladri” e gli “onesti”. Bene che vada esiste una serie di conniventi». C’è la tentazione di crederlo, ma è una trappola. Frasi come questa giustificavano le ingenti somme che, secondo le accuse, il presidente di Ferrovie Nord Milano stornava dalle casse pubbliche per spese private. Due anni fa un dipendente denunciò i fatti, avviando le indagini della Procura: un atto di coraggio che gli costò ritorsioni e poi la perdita del lavoro. Oggi Andrea Franzoso racconta la sua vicenda con Il disobbediente (edizioni PaperFirst). Non è un pamphlet di accusa, ma – come ha scritto Milena Gabanelli – «un libro contro la paura». Dove si scontrano due logiche opposte. E dal quale emerge un intenso percorso di fede.

Prima di lavorare in Ferrovie Nord, lei è stato ufficiale dei carabinieri per otto anni. A un certo punto ha chiesto un’aspettativa, per trascorrere un periodo con i Trappisti di Tamié.

«Fin da giovane ho coltivato una vita di fede e frequentato i monaci. Quei sei mesi li ho trascorsi nell’essenzialità. Sveglia alle quattro della mattina. Lavoro con le mucche e alla fromagerie. In seguito, quando cominciai a lavorare in Calabria, conobbi i certosini di Serra San Bruno, ed ebbi occasione di dialogare anche con il celebre monaco-biblista André Louf».

Esperienze forti, che avranno lasciato un’impronta...

«Sicuramente. La spiritualità monastica insiste sull’importanza del “custodire la cella”, che non è solo quella fisica, ma soprattutto quella interiore. Dopo la vicenda della denuncia, e di quanto ne è seguito, mi hanno chiesto: “Ma cosa ci hai guadagnato?”. Ci ho guadagnato me stesso. Ho custodito la mia integrità, ossia ciò che la corruzione avrebbe distrutto. Perché la corruzione ti scinde, ti sdoppia, ti triplica, ti quadruplica... frantuma la nostra stessa essenza...».

In che senso?

«Faccio un esempio. Ricordo una persona, poi condannata a un anno e sei mesi di carcere, che andava a Messa tutti i giorni, e al tempo stesso prendeva tangenti e truccava gli appalti. Corruzione significa accettare di cambiare natura, ma in peggio. Vizia il modo di pensare. Si comincia a dire “Il mondo è così... ognuno ha la sua morale!”, e si perde la percezione del male che si sta compiendo».

In seguito la sua ricerca spirituale l’ha portata tra i Gesuiti...

«Sono stato in formazione per quattro anni. La memoria torna a tanti incontri e letture che hanno fatto sì che sia quello che sono oggi. Penso alla famosa frase di sant’Ignazio di Loyola: “Prega come se tutto dipendesse da Dio, ma agisci come se tutto dipendesse da te”. Che invito alla responsabilità!».

“Responsabilità”, parola-chiave del suo racconto. Una parola cristiana?

«Spesso ci si lamenta: “Ah, c’è la corruzione! Ma tanto non cambia niente”. Oppure si aspetta che intervenga qualcun altro. Perfino dall’Alto: ci appelliamo al miracolo per situazioni che possiamo, dobbiamo risolvere noi. Ma se io mi trovo davanti a un’azione che è male, e ho la capacità di fermarla, allora devo agire: questo è il vero potere. Potere è responsabilità. Perché se non mi oppongo al male, divento connivente, e quel male diventa il mio male».

Gli scandali non hanno risparmiato neppure la Chiesa. Le sembra che sia aumentato lo sforzo per la trasparenza?

«Papa Francesco è un uomo solido, che invita a non avere paura. “È necessario che vi siano degli scandali”, dice il Vangelo. Non si possono evitare. Lo scandalo è un inciampo che troviamo tutti, io per primo, nella vita di ogni giorno. Non deve spaventarci. Quello che conta è la posizione che prendiamo di fronte ad esso. Ma se cerchiamo di nasconderlo... allora stiamo ragionando in modo mondano, non da uomini di fede. Francesco sa bene che la Chiesa non finirà per colpa degli scandali, perché c’è Qualcuno di ben più grande che la custodisce».

Foto di Carlo Gianferro

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