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lunedì 23 settembre 2019
 
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Antonio Spadaro: «La sfida è progettare insieme un futuro di amicizia sociale»

04/09/2019  Il ruolo dei cattolici di fronte alla crisi politica. Alcuni credenti sembrano aver assunto una bussola diversa rispetto al Vangelo. Bisogna avere il coraggio di parlare non solo di diritti, ma anche di doveri

L’allora cardinale Ratzinger nel 1992 ci mise in guardia: «Ciò in cui consistono i diritti umani e la dignità dell’uomo non è sempre evidente per la maggioranza», la quale «può essere ingannata e manipolata». E – proseguì – «la libertà può essere distrutta nel nome stesso della libertà». Guardiamo alla luce di queste parole i fatti di oggi: ideologie sovraniste e nazionaliste che minacciano la coesione sociale fanno proposte per molti convincenti, persino per alcuni credenti, che hanno assunto una nuova bussola, altra rispetto a quella dei valori evangelici.

Perché questo sta accadendo? Le radici sono lontane. Forse anche perché – come scriveva in un momento critico (il 2000) Marco Damilano sul settimanale dell’Azione cattolica Segno 7 c’è stato «un modo di fare chiesa incapace di uscire dal gergo, di parlare alle ansie e ai dubbi di fede della gente semplice, che produce discorsi disincarnati, buoni per tutte le epoche e tutte le stagioni. Parole retoriche in cui manca la storia. Il corpo. La vita». Il giudizio duro di quasi vent’anni fa può tramutarsi in un esame di coscienza per i nostri giorni, anche se la situazione è ben diversa.

Questo è il tempo in cui i nodi di almeno due decenni stanno venendo al pettine, anche grazie a un pontificato che fa del discernimento la sua cifra fondamentale. Il discernimento aiuta pure a riconoscere il boccone avvelenato che ci viene servito nel menù di oggi: il baratto della virtù della «speranza» per il Paese con parole d’ordine quali orgoglio, patria, sicurezza. Chi deve garantire la «sicurezza» istituzionale spesso si identifica con colui che offre «certezze» esistenziali. La sensazione di vivere in una società sbandata rende facile giocare con il senso di insicurezza sia individuale sia collettiva. Il leader politico così può assumere i tratti del leader religioso. Da qui persino la plausibilità di indossare metaforicamente la stola del ministro di culto sopra un costume da bagno. Una scelta estetica ed etica che avrebbe provocato forti mal di pancia alla gloriosa tradizione cattolica conservatrice di una volta.

Riconosciamo pure che il mondo cattolico fa una certa fatica a stare al passo con la lettura dei mutamenti epocali e del ruolo specifico del cristiano propria di questo pontificato. Sotto la forte pressione della sfida dei tempi, il corpo ecclesiale comunque reagisce, nonostante tutto. Ma il rischio (da sempre) in agguato è quello di confondere profezia ed estremismo, e così confondere pure il non prendere posizione con la sobrietà o la prudenza. Un’esperienza sinodale sarebbe decisiva al riguardo. Soprattutto perché ridarebbe corpo e voce alla dialettica delle realtà ecclesiali intermedie della nostra Chiesa: diocesi e associazioni, gruppi, movimenti laicali...

E infine ecco l’altra grande sfida del credente, davvero improba: riuscire nella nostra Italia a parlare anche di «doveri civili», oltre che di «diritti civili». La parola «dovere» è impopolare. E invece di doveri nei confronti della comunità bisogna parlare: sono la premessa per riconoscerci – lo ha detto il presidente Mattarella a inizio d’anno – come una «comunità di vita», per «pensarci dentro un futuro comune, da costruire insieme». Ed è poi questa la sfida sempre nuova del discepolo di Cristo nella moderna società democratica.

(foto in alto: Ansa)

ANTONIO SPADARO SU TWITTER: "CRISI POLITICA O CRISI DELLO SPIRITO"?

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