C’è sangue italiano, anzi toscano, nel colosso americano che ha sfidato Trump e che ha chiesto un dialogo con la Chiesa cattolica per porre regole e limiti all’intelligenza artificiale. I fratelli Dario e Daniela Amodei, che con Cristopher Olah, hanno fondato Antrophic, continuano a sfidare Donald Trump. Il presidente americano sta provando a espellerli dai contratti federali e il Pentagono li ha etichettati come «rischio nazionale». Ma loro restano saldi al loro credo: l’intelligenza artificiale deve essere «benefica, onesta e innocua».

Un imperativo etico che, a sentire le loro parole, affonda le radici in un’infanzia segnata dalla cultura italiana e dal sacrificio di un padre emigrato dalla Toscana alla California.

Nati e cresciuti a San Francisco – Dario nel 1983, Daniela nel 1987 – i due fratelli sono figli di Riccardo Amodei e di Elena Engel. Lui un artigiano della pelle originario di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, emigrato negli Stati Uniti negli anni Settanta. Lei una project manager ebrea americana di Chicago, con la passione per le biblioteche. Una famiglia di seconda generazione a tutti gli effetti: italo-americana, operaia, segnata dal valore del lavoro manuale e dall’attenzione per gli ultimi.

«Nella nostra famiglia ci preoccupavamo delle persone in altre parti del mondo: ci chiedevamo se avessero quello che abbiamo noi», ha raccontato Daniela alla rivista Time, che nel 2024 ha inserito Anthropic tra le 100 aziende più influenti al mondo.

Quell’atteggiamento – che oggi li porta a rifiutare commesse militari e a bloccare l’uso di Claude per la sorveglianza di massa – è figlio di un’educazione in cui il senso di responsabilità verso la comunità veniva prima del profitto. Per questo hanno continuato a resistere, affiancati dai loro legali, quando Donald Trump ha ordinato di escludere Anthropic da tutti gli appalti pubblici.

Tutto era iniziato quando il Dipartimento della Difesa, rinominato dall’Amministrazione “Dipartimento della Guerra”, intima ad Anthropic di concedere accesso illimitato al suo modello Claude per «tutti gli usi leciti». La clausola, di fatto, avrebbe permesso all’esercito di impiegare l’IA per alimentare droni completamente autonomi e per programmi di sorveglianza di massa sulla popolazione americana.

Per il Ceo Dario Amodei quella è una linea rossa che non può essere valicata. «Noi non possiamo in buona coscienza acconsentire», scrive in una nota ufficiale, ribadendo che i suoi modelli «non devono essere usati per la sorveglianza di massa dei cittadini americani o per sviluppare sistemi d’arma autonomi».

La replica di Trump è fulminea. Il 27 febbraio, su Truth Social, tuona: «Ordino a TUTTE le agenzie federali di cessare IMMEDIATAMENTE ogni uso della tecnologia di Anthropic. Non ne abbiamo bisogno, non la vogliamo e non faremo più affari con loro!». L’ira del presidente investe in pieno l’amministratore delegato, definito «pazzoide di sinistra». Al bando segue la designazione di Anthropic come «rischio per la catena di approvvigionamento», una sorta di marchio d’infamia solitamente riservato ai fornitori dei nemici degli Stati Uniti.

I fratelli Amodei rispondono attraverso gli avvocati che «nessuna quantità di intimidazioni da parte del Dipartimento della Guerra cambierà la nostra posizione». Il loro rifiuto di piegarsi, rischiando di perdere un contratto da 200 milioni di dollari e l’accesso al mercato federale, li ha trasformati in paladini inaspettati della libertà digitale. E in tribunale Trump ha perso. Un giudice federale di San Francisco ha annullato la decisione del presidente di escludere Antrophic dalle commesse, definendola una «ritorsione illegale» contro la libertà di espressione delle aziende.

Dario, 42 anni, CEO e cofondatore, ha alle spalle un curriculum eccezionale: fisica al Caltech e a Stanford, un dottorato in biofisica a Princeton, poi Google Brain, Baidu e OpenAI, dove è stato vicepresidente della ricerca. Daniela, 38 anni, presidente di Anthropic, viene invece da studi umanistici – laurea in letteratura inglese all’Università della California – e un’esperienza come membro dello staff del Congresso e in Stripe prima di approdare in OpenAI.

Nel 2021, insoddisfatti della deriva troppo commerciale di OpenAI, i due fratelli lasciano la società con una decina di ricercatori e hanno fondato Anthropic. Obiettivo: costruire sistemi di IA sempre più potenti ma anche più controllabili, sicuri e trasparenti. Oggi la loro startup è valutata circa 380 miliardi di dollari e il loro chatbot Claude è considerato più preciso e affidabile di ChatGPT, tanto da aver conquistato la fiducia di Microsoft e dell’emiro del Qatar.

Ma il loro impegno non si limita al business. La società ha lanciato iniziative come Mythos Preview e Project Glasswing per la cybersecurity mondiale, e si batte affinché l’evoluzione tecnologica rimanga al servizio dell’umanità.

In molti articoli internazionali, Dario e Daniela Amodei sono descritti come «italo-americani» o «statunitensi di origine italiana». La loro storia può essere letta anche come un esempio di quanto la migrazione può aiutare nello sviluppo del Paese d’approdo proprio traendo forza dalle proprie radici. I due fratelli, infatti, hanno saputo trasformare il retaggio culturale – l’attenzione per la comunità, il lavoro artigianale, il rispetto per la dignità umana – in un vantaggio competitivo nel mondo delle nuove tecnologie.

«Dario e Daniela Amodei, figli di Riccardo, sono cittadini americani, ma il nome non inganna: nel dna ci sono l’Italia e Massa Marittima», ha scritto di loro il quotidiano economico toscano T24. E proprio nel borgo maremmano dove il padre lavorava il sindaco Irene Marconi ha confessato: «A Massa Marittima ci siamo dovuti tutti appassionare all’intelligenza artificiale. Ci fa piacere che il nome della nostra città sia legato a due ricercatori così importanti».

Ancora una volta il caso degli Amodei dimostra come l’Italia possa essere un incubatore di talenti anche quando quei talenti partono. I figli degli emigrati italiani – spesso dimenticati dalle politiche nazionali anche se conservano la cittadinanza – portano con sé un patrimonio inestimabile: la capacità di coniugare il “saper fare” artigianale italiano con la scalabilità e l’innovazione della Silicon Valley.

Come ha sottolineato Milano Finanza, «i due fratelli meritano il più alto riconoscimento dello Stato italiano», perché «si rivelano ogni giorno autentici fautori di una tecnologia IA che sia al servizio dell’umanità e non contro di essa».

In un mondo in cui la corsa all’intelligenza artificiale rischia di lasciare indietro l’etica, Dario e Daniela Amodei rappresentano un modello controcorrente: quello di chi, partito da una “valigia di cartone” e dalla lavorazione della pelle, è arrivato a scrivere le regole del futuro senza mai dimenticare il valore delle proprie radici.

Non sorprende dunque che proprio Antrophic abbia voluto chiedere aiuto alla Chiesa cattolica e non solo. Intervenendo alla presentazione dell’enciclica di papa Leone Magnifica Humanitas, Cristopher Olah, a nome di tutta l’azienda ha messo sul tavolo le questioni più scottanti. Innanzitutto il fatto che l'IA rischia di sostituire il lavoro umano su larga scala, anche se poi i profitti e i vantaggi saranno concentrati in poche nazioni ricche. Non esiste un meccanismo per garantire che i benefici siano condivisi globalmente, mentre la Dottrina sociale della Chiesa chiede che lo sviluppo riguardi tutti i popoli. Il rischio che l’Ia diventi onnipresente e cosa questo possa significare per gli esseri umani, le famiglie e il mondo. Un discernimento sulla struttura stessa dell’Ia che, persino gli scienziati e coloro che l’addestrano non riescono a comprendere pienamente. Olah ha parlato di scoperte misteriose e inquietanti: strutture simili a quelle delle neuroscienze umane, prove di introspezione, stati interni che funzionalmente ricordano gioia, paura, dolore e che vanno al di là di quello che gli stessi produttore immaginano.

Per questo c’è bisogno di una collaborazione tra chi costruisce la tecnologia e chi, dall'esterno, può vederne prospettive e limiti. E agire per una regolamentazione che la ponga al servizio e non contro l’umanità.