«Dove stiamo andando? Verso quale obiettivo desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come popolo e come comunità umana?». Sono queste le domande fondamentali che papa Leone ha riproposto ai membri della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, ricevuti in udienza al termine della Conferenza internazionale “Un mondo frammentato alla ricerca della spiritualità: libertà e pluralismo nella Dottrina sociale della Chiesa”. Il Pontefice ha voluto legare l’incontro alla recente pubblicazione dell’Enciclica Magnifica Humanitas, indicandola come una bussola per affrontare le avversità.

Leone ha riconosciuto la drammaticità del presente, segnato da guerre, polarizzazione e divisioni culturali. Eppure, ha detto, in mezzo alla fragilità nasce una speranza: il comune denominatore che ci unisce è la nostra umanità condivisa. Seppur immersa «in un’epoca segnata da guerre e crescente polarizzazione, nonché da divisioni culturali e sociali», l’umanità non perde la speranza.

Le domande sul senso del cammino umano «sono una chiara manifestazione della ricerca della verità da parte dell’umanità e danno origine a una sete di Dio e di significato duraturo».

Dietro la crisi delle democrazie contemporanee e l’indebolimento del multilateralismo, ha spiegato il Papa, si cela in realtà «una crisi antropologica che deriva dall’aver in gran parte dimenticato il Creatore».

Il Pontefice ha poi messo in guardia da una concezione individualistica della libertà, spesso ridotta alla «capacità di fare ciò che si vuole».

Occorre invece recuperare il suo significato autentico, cioè relazionale. Citando Giovanni Paolo II, ha ricordato che la libertà è «dono di sé e apertura agli altri» e si realizza pienamente quando è usata per amare. «Al contrario», ha avvertito, «quando la libertà viene resa assoluta in modo individualistico, viene svuotata del suo contenuto originario e la sua stessa dignità viene contraddetta».

Riprendendo Sant’Agostino, il Papa ha contrapposto la Città dell’uomo, costruita sull’orgoglio e l’amore di sé, alla Città di Dio, fondata sull’amore di Dio e sulla coltivazione delle relazioni. Solo quest’ultima rende possibile edificare una vera «civiltà dell’amore». E ha aggiunto, citando ancora Magnifica Humanitas: «La civiltà dell’amore non sorgerà da un singolo gesto spettacolare, ma dalla somma di piccoli e costanti atti di fedeltà che servono come un baluardo contro la disumanizzazione».

Infine, Leone ha esortato a un dialogo fondato sulla verità e sul riconoscimento della dignità innata di ogni persona. Questo, ha detto, permette di superare egoismi e interessi particolari in favore del bene comune, e apre a un «pluralismo sano» che valorizza i contributi di persone provenienti da contesti diversi, conducendo a una pacifica convivenza.