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Meglio visitare i defunti che travestirsi da mostri

29/10/2013  Bisogna accostarsi alla ricorrenza di Halloween senza subirla suggerisce Suor Anna Monia Alfieri. Quanti, infatti, sanno spiegare l'origine di questa festa? E se si raccontano ai bambini storie di mostri e fantasmi perché si ha paura di portarli a visitare i cari defunti?

«Il consiglio che mi sento di dare alle famiglie è: accostatevi a questa festa senza subirla. Spiegate ai vostri ragazzi perché voi fate scelte diverse. Aiutateli ad approcciare la realtà con un pensiero critico». Suor Anna Monia Alfieri, presidente di Fidae Lombardia, la Federazione Istituti Attività Educative, conosce bene la situazione in cui si trovano tanti genitori che hanno figli in età scolare, q uando a fine ottobre le città si “addobbano” con i colori e la merceologia di Halloween.

- Cosa ne pensa?

«Senza dubbio, negli ultimi anni questa festa ha preso molto piede. Risiedo nella zona di Porta Romana a Milano, dove ci sono molte famiglie giovani con figli. Basta guardare le vetrine delle cartolerie, delle panetterie e dei negozi di giocattoli per capire la portata del fenomeno e comprendere che il "target" si è abbassato: ormai non si tratta più solo di feste tra universitari, ma è un evento che coinvolge soprattutto i bambini e viene "celebrato" sia in luoghi pubblici che in case private».

- Perché è una festa controversa?

«Perché prima ancora di sollevare un problema di tipo religioso - non dimentichiamo che è una festa pagana - Halloween è una ricorrenza lontana dalla nostra cultura umanistica e pone una pressante questione culturale. Ha preso piede in un momento storico in cui le identità sono particolarmente fragili, in cui tutto viene accettato in modo acritico, in cui non si è più capaci di argomentare il perché di una scelta. Mi domando quanti siano in grado di spiegare cos'è Halloween, perché viene celebrata nel mondo anglosassone, cosa rappresenta la sua tradizione. Se si facesse questa operazione culturale, prima ancora che religiosa, è chiaro che poi sarebbe inevitabile prenderne le distanze. Non si tratta di essere cristiani oscurantisti, si tratta di sforzarsi di comprendere i fenomeni che ci circondano».

- Come spiega il fatto che si preferisca raccontare ai bimbi storie di streghe e mostri, fino a travestirli, piuttosto che accompagnarli a visitare i defunti al cimitero?

«Se ci si traveste da mostri si esorcizza la paura, se ne fa una burla pittoresca perché questa nostra fragilità ci impedisce di fare davvero i conti con la morte. Se invece si sceglie di andare al cimitero, significa trovare la forza e la serenità di confrontarsi davvero con la nostra finitudine. Significa fare lo sforzo di spiegarla ai nostri figli».

- Ma come si fa a negare a un bambino una festa?


«È un processo faticoso, e gli adulti oggi sono sempre meno capaci di fare fatica. Non serve avere atteggiamenti bacchettoni. Pensiamo al messaggio che ci sta dando Papa Francesco: invita ad avere sempre un senso di vicinanza alla realtà, di affrontarla a viso aperto, di domandarsi che peso diamo alle cose. Ecco, penso che sia giusto vivere questi giorni con un atteggiamento responsabile: non devono necessariamente pioverci addosso, possiamo affrontarli, possiamo anche viverli, ma sempre con consapevolezza e spirito critico, prendendo le distanze da ciò che non condividiamo».

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