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domenica 28 agosto 2016
 
La nostra inchiesta
 

Catecumeni, boom di stranieri. Ma aumentano gli italiani

25/03/2016  In Italia sono circa un migliaio gli adulti che ricevono i sacramenti a Pasqua. La maggioranza sono stranieri ma, spiega don Paolo Sartor, «aumentano costantemente gli italiani»: 116 a Milano, 90 a Roma, 45 a Torino. L’Asia è tra i continenti più vivaci per il cattolicesimo: 3.200 catecumeni a Hong Kong, 1.200 a Singapore

Nella conversione di Leyla, mamma cattolica e papà musulmano, è stata decisiva la testimonianza di fede della madre durante la sua malattia. Per la famiglia Sheshai, arrivata in Italia nel 2005 dall’ex patria dell’ateismo di Stato, l’Albania, l’aiuto e la testimonianza degli amici della parrocchia hanno condotto papà Arben, la moglie Enkeleda e i figli Maggie e Redi a iniziare il cammino per diventare cattolici. Riceveranno il Battesimo tutti insieme nella Veglia pasquale nella loro parrocchia di Villastanza, frazione di Parabiago, alle porte di Milano.  Per antica tradizione la Chiesa li chiama catecumeni. Sono gli adulti che diventano cristiani abbracciando il Credo come ufficialmente è proposto dalla Chiesa. Il nome viene dal greco katechúmenos, “colui che viene istruito”, perché prima di essere ammessi a ricevere i sacramenti (battesimo, eucaristia e cresima) devono compiere un cammino catechetico e di discernimento che dura due anni.

Le storie sono tutte diverse e personali. «Ciò che le accomuna», spiega don Paolo Sartor, che si occupa di catecumenato e iniziazione cristiana da vent’anni ed è direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale italiana, «è che il desiderio dell’incontro con Cristo nasce dopo aver incontrato sulla propria strada altri cristiani che hanno saputo testimoniare la propria fede».
I numeri dei catecumeni riflettono abbastanza fedelmente il trend del cattolicesimo globale: l’Europa in declino e la grande crescita dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa. In Italia, spiega Sartor, quest’anno saranno circa 1.200, come l'anno scorso, gli adulti che hanno deciso di diventare cattolici. «Ogni anno riscontriamo in totale un aumento costante di circa il 10%», aggiunge. Gli stranieri sono la stragrande maggioranza ma aumentano notevolmente gli italiani. «Un terzo sono italiani», precisa don Sartor, «in termini assoluti può sembrare una piccola percentuale ma è un trend significativo. Vent’anni fa gli italiani erano pochissimi perché magari ricevevano i sacramenti da bambini e decidevano le famiglie per loro. Essere cattolici era quasi un fenomeno scontato. Adesso le scelte, dei singoli e delle famiglie, sono cambiate. Per un paese cattolico come l’Italia non è ovvio che gli italiani si battezzino mentre è abbastanza normale che lo facciano gli stranieri essendo il nostro Paese una terra d’immigrazione già da molti anni. In Francia, ad esempio, su circa seimila catecumeni l’anno i francesi sono di più rispetto agli stranieri».

Don Paolo Sartor è presidente dell'Ufficio catechistico nazionale della Cei
Don Paolo Sartor è presidente dell'Ufficio catechistico nazionale della Cei

116 a Milano, 45 a Torino. A Roma anche una persiana

Osservando i dati delle diocesi italiane più grandi troviamo quest’anno 45 catecumeni a Torino di cui 19 italiani e 26 stranieri (3 cinesi, 2 cubane, 9 albanesi). L’anno scorso c’era anche un iraniano. A Palermo sono 20 gli adulti che hanno chiesto il Battesimo per Pasqua. Nella diocesi di Roma sono 90. C’è anche una persiana, «attratta», ha detto, «dalla spiritualità del Cristianesimo» e diversi italiani che sono cresciuti in una famiglia non credente, come Giuseppina, 25 anni, o buddista, come Riccardo.
A Milano sono 116. Le donne (54%) superano gli uomini. La maggioranza è costituita da stranieri (76%). Il gruppo nazionale di gran lunga più numeroso è quello albanese (33% sul totale). Ma ci sono anche 7 cittadini della Costa d’Avorio, 6 del Perù, 3 dalla Cina e altrettanti del Costa Rica. Un altro cambiamento importante in questi anni è la geografia delle conversioni. «In passato», spiega don Sartor, «i catecumeni erano nelle grandi città come Roma o Milano dove ci sono più stranieri e gli stimoli, culturali e spirituali, sono maggiori. Adesso anche nelle diocesi più piccoli, come ad esempio Ascoli Piceno o Albano Laziale, ci sono cammini di catecumenato interessanti».      

la grande crescita dell'Asia

  

L’Asia più che una sorpresa è una conferma. Il futuro del cattolicesimo, come avvertono da tempo i sociologi delle religioni, è più che mai in quel continente. Nella diocesi di Hong Kong sono 3.200 i catecumeni che riceveranno i sacramenti a Pasqua. Ci sono intere famiglie, genitori e figli, giovani coppie di sposi. «Dopo il Battesimo», ha detto loro l’arcivescovo di Hong Kong, il cardinale John Tong Hon, «dovrete testimoniare la fede attraverso il servizio alla Chiesa, la cura dei piccoli e dei deboli. Perché non avete soltanto trovato la luce, ma dovete anche trasformarvi in luce che illumina il mondo».
Nella città di Singapore i catecumeni che ricevono il battesimo quest’anno sono 1.127. La Chiesa cattolica di questa città, con i suoi 360mila fedeli, si conferma come una delle più dinamiche e vitali del Sud-est asiatico. I dati più recenti dell’Ufficio Statistico di Singapore citati dall’agenzia Eglises d’Asie, mostrano infatti che il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo, è l’unica religione in crescita nella Città-Stato.
A Eglises d’Asie l’arcivescovo, monsignor William Goh Chye Seng, ha spiegato che non è importante tanto la quantità dei nuovi battezzati, ma la qualità della loro fede: «Quest’anno abbiamo circa mille nuovi catecumeni, che significa un aumento del 17% rispetto all’anno scorso. Tuttavia – ha affermato –  possiamo fare di meglio, dobbiamo lavorare di più, non per raggiungere una cifra, ma per diffondere il messaggio di amore e misericordia del Vangelo».  La stragrande maggioranza di chi decide di entrare nella Chiesa cattolica viene da altre religioni. «Sono numeri diversi dai nostri», commenta don Sartor, «ma molto significativi non tanto per la quantità, che pure è importante, ma perché realizza quella libertà religiosa che è alla base del vivere civile. Il fatto che sia possibile a Hong Kong o in Europa scegliere la fede alla quale aderire con un gesto pubblico è un fatto incoraggiante e un segno di civiltà e libertà».

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