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Francia
 

Parigi, una città sotto shock

07/01/2015  Nel quartiere di Charlie Hebdo e tra i testimoni della strage.

Parigi -   Il primo mercoledí del mese, a Parigi vengono messe in azione le sirene di tutte le caserme di pompieri. Sono le stesse che venivano usate durante la guerra per l'allarme anti-aereo. Oggi quel suono é risultato particolarmente sinistro, perché mentre le sirene squarciavano l'aria, Parigi viveva una giornata di guerra con il massacro alla redazione di Charlie Hebdo che ha fatto per ora dodici morti, uccisi a colpi di kalashnikov e numerosi feriti fra cui quattro in condizioni disperate, ricoverate negli ospedali Salpetrière e Pompidou.

Un'ambulanza nei pressi della boulevard Richard Lenoir, sede della redazione del Charlie Hebdo (foto di E. Morletto).
Un'ambulanza nei pressi della boulevard Richard Lenoir, sede della redazione del Charlie Hebdo (foto di E. Morletto).

Il perimetro di sicurezza é tuttora in vigore e ambulanze e vetture di polizia invadono ancora il boulevard Richard Lenoir. Sono arrivati i camion della polizia scientifica, gli agenti scaricano materiale e corrono verso l'immobile della redazione per fare i rilievi, la gente si affolla sulle transenne, "ho sentito gli spari, pensavo fosse un film" dice un ragazzo su uno skate board. Già Parigi, città del cinema, della cultura, del sogno.
Di quelli che credono che si perisce più di penna che di spada. Poi ci sono gli altri, quelli che pensano il contrario. Quelli che pensano che giornalisti e fumettisti colpevoli di aver disegnato Maometto con una faccia buffa, meritino di essere abbattuti a colpi di kalashnikov.
In un'auto blindata arriva l'imam di Drancy, Chalgoumi, che da anni si batte contro l'estremismo religioso. I poliziotti non lo riconoscono immediatamente, non lo vogliono far passare. "Vi prego, deve andare" dice una voce dall'interno della vettura.
E cosí l'imam che predica la pace viene fatto accedere lí dove é passato l'odio. "Sono dei barbari, dei criminali, finiranno all'inferno, Oggi tutti i francesi, crstiani, ebrei o musulmani, sono in lutto" Ma più delle sue parole, colpisce un nome, quello del gendarme di cui si é sentito il gemito di morte nel video atroce mostrato ossessivamente da tutte le tv. Era un poliziotto di quartiere, di quelli che si muovono in mountain bike. E' andato lí, dopo aver sentito gli spari. Aveva 42 anni. Si chiamava Ahmed.

Due autobus vuoti attendono sul boulevard, e di lí a poco, cinque o sei ambulanze arrivano per scaricare superstiti e testimoni e scortarli altrove. Scendono dalle ambulanze con l'aria stralunata, salgono sul bus come automi, scortati da infermieri e poliziotti.
Alcuni di loro sono stati fatti scendere dai tetti, dove avevano trovato rifugio dopo aver sentito gli spari nell'ufficio dove la redazione di Charlie Hebdo era in riunione nel momento in cui tre uomini hanno fatto irruzione e aperto il fuoco. "Ancora niente attentati in Francia? Aspettate, abbiamo ancora fino alla fine di gennaio per fare i nostri auguri!" Cosí c'era scritto nel fumetto di una caricatura di Maometto, in una delle ultime vignette pubblicate dal giornale satirico Charlie Hebdo.
E nessuno poteva immaginare che si rivelasse una tristissima profezia. Charlie era il giornale irriverente che prendeva di mira tutti, senza sconti, nella bella tradizione francese di una stampa completamente libera, quella che permetteva di vedere nelle edicole giornali come Le Canard Enchaîné, e di assistere a esperimenti giornalistici di successo come l'efficacissimo sito di inchieste Mediapart

La polizia scientifica si prepara per le rilevazioni nella zona dell'attentato (foto di E. Morletto).
La polizia scientifica si prepara per le rilevazioni nella zona dell'attentato (foto di E. Morletto).

Usare l'imperfetto é d'obbligo perché cosa accadrà da oggi in poi non é per niente intuibile. Oggi, una redazione intera per la prima volta nella storia di Francia é stata decimata a colpi di kalashnikov. "Queste cose accadono in Pakistan o in Guatemala, non in Francia, é un attacco alla libertà e un atto intimidatorio completamente demente" denuncia Christophe Deloire, presidente di Reporters Sans Frontières, arrivato sul posto e visibilmente commosso da ciò che ha visto.
E' difficile capire come il sangue possa aver a che fare con i personaggi buffi disegnati da Cabu, o da Wolinski, due fra i disegnatori abbattuti nella sparatoria, nessuna spiegazione può esimersi dall'impiegare la parola "assurdo". Intendiamoci, é come se il discendente di un legionario romano decidesse di far fuori il disegnatore di Asterix. L'assurdità sta qui, in un odio senza senso e completamente sproporzionato.

Come si può assassinare uno come Cabu? Oggi generazioni intere di liceali e bimbi piangono il suo personaggio feticcio, il fumetto Le Grand Duduche, ispirato ai suoi ricordi di liceale imbranato in una scuola di provincia.
Cabu, i suoi buffi capelli a caschetto, il suo sorriso dolcissimo da sognatore e gli occhi vispi nascosti da grandi occhiali da intellettuale. disegnava le illustrazioni della trasmissione per bambini "Recré A2", aveva disegnato innumerevoli pochette di dischi, amava la musica, il jazz in particolare, l'Hotel de Ville di Parigi gli aveva consacrato una mostra nel 2006, c'era la coda per vederla, era un personaggio amato da tutti i francesi, i parigini in particolare, innamorati della sua ironia e della sua aria trasognata, Qualche anno fa aveva disegnato le etichette del vino prodotto dal bistrot Mélac, il bistrot dove si svolge ogni anno la vendemmia di Parigi, un evento pieno di poesia e di ironia, in breve, un evento che gli somigliava.
E poi Charb, direttore della testata. la gente per strada parlava di lui "E'ferito grave" dicevano, facevano commenti sugli ospedali dove erano stati trasferiti "Se é lí se la caverà" E invece no, l'invincibile Charb non se l'é cavata questa volta.
Charb era oggetto di minacce già da anni, viveva sotto scorta dopo che la precedente sede della redazione di Charlie era stata incendiata l'anno scorso da bottiglie molotov. "Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio" diceva, fervente sostenitore della libertà di stampa e di pensiero.
La sua penna al vetriolo, oltre che su Charlie, scriveva sull'altro celebre mensile umoristico francese Fluide Glacial.

Altra vittima che i francesi piangono con particolare commozione é Wolinski, altro famosissimo vignettista, uno dei "papà" di Charlie Hebdo e collaboratore di testate quali Le Nouvel Observateur e L'Humanité.
Parigi ha perso una parte di sé, della propria cultura, quella irriverente dei fumetti e della satira, la gente é sconvolta e gli attentatori ancora in fuga.
A due passi dal luogo del massacro, nella stazione di metro République, invasa dai poliziotti, un musicista peruviano suona col suo flauto "imagine" di John Lennon. "Immagina un mondo migliore..." Oggi, immaginarlo, é davvero difficile.

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