PHOTO
Dodici anni di presenza e impegno a fianco della popolazione irachena. La base colpita dall’Iran a Erbil (illesi i militari italiani, mentre è deceduto un soldato francese) ospita il contingente multiforze del nostro Paese nell’ambito dell’operazione Inherent resolve. «Ritengo che non volessero colpire deliberatamente gli italiani, ma la coalizione», ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto continuando a invocare un dialogo per mettere fine alla guerra in Iran.
I nostri militari, oggi guidati dal colonnello Stefano Pizzotti, sono arrivati a Erbil e in altre zone del Paese rispondendo alla richiesta di aiuto presentata il 20 settembre 2014 dal rappresentante permanente dell’Iraq presso le Nazioni unite. A lungo seconda presenza militare nel Paese dopo gli Stati Uniti e un prestigio riconosciuto in primis dalla popolazione locale, gli italiani sono stati chiamati per garantire sicurezza, personnel recovery e training. Dall’ottobre 2014, con l’operazione Prima Parthica, dal nome della legione romana presente in Medio Oriente ai tempi dell’imperatore Settimio Severo, aiutano a garantire stabilità all’intero. Nello stemma che portano al braccio campeggia un centurione dell’antica Roma con il mantello tricolore che abbraccia, quasi a proteggere, le bandiere del Kurdistan e dell’Iraq.
Nei mesi più complicati del 2016, con Daesh che aveva ancora in mano Mosul, avevano scortato e difeso i lavoratori della ditta di Cesena che aveva messo in sicurezza la diga a Nord del Paese scongiurando così un disastro umanitario. Proteggendo i circa 1.200 addetti dalle possibili incursioni dell’Isis, avevano consentito che i tecnici procedessero con le iniezioni di cemento e con la manutenzione delle saracinesche mettendo in sicurezza quella che è considerata la terza diga del Medio Oriente. Una portata di oltre dieci miliardi di metri cubi di acqua che rischiava di riversarsi su un territorio abitato da un milione e mezzo di persone. All’ombra dell’aeroporto, Famiglia cristiana era stata lì proprio nei primi mesi del 2016, la presenza italiana, discreta e professionale, ha continuato ad addestrare le forze di polizia e militari del Governo di Baghdad per garantire loro la possibilità di tenere il Paese in sicurezza.
Gli addestratori italiani dell’A&a, (Advise and assist) istruiscono gli zeravani curdi (la polizia militare curda sotto il controllo del ministero degli Interni della regione autonoma del Kurdistan) sia all’uso dei mortai che alle procedure di primo soccorso sanitario, al riconoscimento della minaccia nucleare, batteriologica e chimica, alla lettura delle carte topografiche.




