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Chiara Corbella ora ispira anche gli artisti

27/09/2018  Il 21 settembre è stata aperta la causa di beatificazione ma la giovane, che posticipò le cure contro il cancro per proteggere la vita del bimbo che aveva in grembo, è già un faro per molti fra cui musicisti, registi e pittori

Dal 21 settembre si può chiedere l’intercessione della serva di Dio Chiara Corbella Petrillo, attraverso la preghiera ufficiale distribuita nella cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano, durante l’apertura della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione. La testimonianza cristiana della giovane 28enne – scomparsa il 13 giugno 2012 per un cancro dopo aver rimandato le cure che potevano compromettere la vita del terzo figlio Francesco, nel suo grembo quando ha scoperto la malattia – è stata definita «un faro di luce» dal cardinale vicario Angelo De Donatis, che ha presieduto la cerimonia.  

Il tribunale ecclesiastico diocesano sta iniziando «gli interrogatori degli 43 testimoni che abbiamo presentato, ma la lista non è definitiva», riferisce il carmelitano padre Romano Gambalunga, postulatore della causa. «Oltre a familiari e parenti, ci sono anche amici, fra cui sacerdoti e religiose». Ma al di là dell’ufficialità, sul sito Chiaracorbellapetrillo.it (gestito dall’associazione omonima) sono migliaia i messaggi di ringraziamento rivolti alla ragazza che in neppure quattro anni di matrimonio con Enrico ha accolto con gioia altri due figli gravemente malati, morti pochi minuti dopo la nascita: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni.

Grazie al web e ai social network, al “classico” passaparola e al libro biografico Siamo nati e non moriremo mai più scritto dalla coppia Simone Troisi e Cristiana Paccini (in cinque anni ha venduto circa 100 mila copie in 13 lingue), la sua storia ha raggiunto tutto il mondo. Compresi alcuni artisti, che si sono sentiti di raccontarla in musica, con un dipinto ad acquerello e attraverso uno spettacolo teatrale.

I MUSICISTI

«Il 13 giugno dello scorso anno avevo messo nello zaino il libro, comprato mesi prima. Ero in treno con Gabriele Di Nardo e Roberto Sasso, rispettivamente batterista e tastierista del gruppo, e ci siamo accorti tramite Facebook che quel giorno era esattamente il quinto anniversario della nascita al cielo di Chiara», racconta Antonello Armieri, voce e chitarra acustica del Kantiere Kairòs, formato da cinque musicisti di Cosenza e dintorni che dal 2013 provano a cantare il Vangelo con sonorità rock.

«Ho divorato le pagine e, tornato a casa, ho scritto il brano Siamo nati. Tutti e cinque (gli altri due membri della band sono il chitarrista Jo Di Nardo e il bassista Davide Capitano) abbiamo preparato gli arrangiamenti, decidendo di metterlo nel secondo disco, Il seme, uscito a dicembre», prosegue Armieri. «L’album era già pronto, ma non potevamo non inserirci questo pezzo Alcuni luoghi importanti per la sua vita, come Medjugorje e Assisi, lo sono anche per la storia della band», aggiunge ancora Armieri. «Quando riassumo la sua esperienza durante i concerti, prima di cantare il brano, poi molte persone vengono a chiederci informazioni su di lei. Alla Terza Casa del carcere di Rebibbia, dove eravamo il 7 ottobre 2017, i detenuti erano ammutoliti e commossi; alcuni ci hanno chiesto il testo della canzone».

Anche i genitori di Chiara, Roberto e Maria Anselma, l’hanno apprezzata e il marito Enrico, appassionato di musica e autore di varie canzoni, con la band calabrese ha voluto incidere Chicco di grano, scritta per la figlia Maria Grazia Letizia: la moglie ha desiderato che gliela cantasse pochi giorni prima di morire.

LA PITTRICE

  

Invece Maria Grazia Budini, architetto e da tre anni acquarellista, ha incrociato personalmente Chiara in parrocchia a Santa Francesca Romana all’Ardeatino, mentre seguivano le catechesi di don Fabio Rosini sui dieci comandamenti. Con il padre, scomparso qualche mese dopo, ha partecipato al suo funerale, il 16 giugno 2012. All’inizio di settembre ha riaperto il libro biografico su Chiara e d’impulso ha iniziato a ritrarre la foto con il piccolo Davide Giovanni: «In quella immagine è trasfigurata, è amore fatto carne: una maternità stupenda», dice.

Di solito ai ritratti l’artista predilige i paesaggi, ma in questo caso ha deciso di imprimere su carta i volti di Chiara e del secondogenito in color seppia, regalando l’opera finita in due giorni («di solito non sono così rapida») a Roberto Corbella, il papà della ragazza. «Lei ha sempre lottato, consapevolmente, anche nella fede. Ma ha conservato un’infinita dolcezza: i dolori non l’hanno indurita ed è diventata via via più luminosa. Insieme al marito ha compiuto scelte d’amore, senza alcuna ostentazione di sofferenza», sottolinea Maria Grazia.

LA REGISTA

Ed è rimasta incantata da queste «scelte d’amore» anche l’attrice e regista Luisa Oneto Scarpolini, alla guida della compagnia e della scuola di teatro Splendor del vero, che a Varese ha messo in scena anche sacre rappresentazioni e musical. «Selene, la seconda dei miei cinque figli che è ballerina alla Scala di Milano, ha letto il libro su Chiara regalatole da un’amica in un momento difficile della sua esistenza», racconta la regista. «E quando un sacerdote ci ha chiesto di mettere in scena per i giovani le vite di alcuni santi, lei mi ha detto: “Mamma, perché non parliamo di lei? A me ha cambiato la vita”».

Lo spettacolo, intitolato Siamo nati e non moriremo mai più, s’ispira alle parole di Chiara ed Enrico riportate nel volume: «Non abbiamo aggiunto una sillaba», ci tiene a precisare Luisa; per la prima volta è stato rappresentato ad Avigno il 22 febbraio, a giugno è sbarcato a Luvinate e il 7 settembre nella chiesa di Sant’Agostino, a Varese. In questa famiglia di artisti – padre tenore, figli dai 17 ai 33 anni musicisti e danzatori – «sentiamo Chiara come nostra amica: si è abbandonata a Dio con una fede grande e un’umanità enorme. Gli spettatori sono commossi, perché è una storia reale. E la sentono vicina».

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Chiara Corbella, parla il marito: «Lei è santa. Da una disgrazia è nata una grazia»
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