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Como, il "don": «Digiuniamo e festeggiamo con loro»; la Lega: «Vergogna»

17/07/2015  Don Giusto della Valle tiene il punto: «Moltissimi musulmani vengono a farci gli auguri la notte di Natale e non per questo si sentono meno credenti della loro fede. Non vedo nulla di strano nelle mie proposte: è bello che ciò che è motivo di gioia per alcuni lo sia anche per altri».

«Abdicare alla difesa dei nostri simboli, dei nostri valori, della nostra identità». È questa l’accusa che la Lega Nord, per bocca del parlamentare comasco Nicola Molteni, lancia contro don Giusto della Valle, parroco di Rebbio, un quartiere di Como. La colpa del sacerdote? Due per la precisione. Da un lato aver proposto ai fedeli una giornata di digiuno con gli amici della comunità islamica per il Ramadan, il mese sacro in cui i musulmani si astengono dall’alba al tramonto da cibo e acqua per purificarsi, imparare il controllo sul corpo e concentrarsi sulla preghiera. Insomma, il significato che anche i cristiani attribuiscono al digiuno.

L’altra “colpa” di don Giusto sarebbe quella di aver invitato i parrocchiani a condividere la festa di 'Id al-Fitr, che ricorre proprio oggi, con i musulmani che abitano vicino casa o che frequentano l’oratorio o i corsi di informatica e cucina italiana in parrocchia. La  festa è la fine del Ramadan, particolarmente attesa dopo 30 giorni di digiuno nonostante il caldo atroce. Gli ingredienti sono la preghiera, le offerte ai poveri, le visite alle tombe dei parenti e grandi festeggiamenti, con banchetti e regali, in famiglia e con gli amici. A don Giusto non sembra di aver “svenduto” nessun valore cristiano e spiega: «Moltissimi musulmani di Rebbio vengono a farci gli auguri la notte di Natale e non per questo si sentono meno credenti della loro fede. Non vedo nulla di strano nelle due proposte: è bello che ciò che è motivo di gioia per alcuni lo sia anche per altri». Del resto, la presenza di musulmani nelle comunità cristiane non è affatto una novità. A Rebbio sono una decina tra le tante persone ospitate nella casa parrocchiale. «E vedo – aggiunge don Gusto – quanta fatica fanno a digiunare ogni giorno non rinunciando al lavoro e agli impegni della vita».

Ma soprattutto, a giugno, bambini e adolescenti musulmani partecipano alle attività degli oratori estivi. Quest’anno a Rebbio erano quaranta, ma questa presenza interroga da tempo la diocesi di Milano, a tal punto che se ne parla anche nel testo guida diffuso agli educatori. «Ho preso spunto anche da lì – dice il sacerdote sotto accusa –, dato che le attività coincidevano con il Ramadan, sono state immaginate proposte concrete per una reale condivisione interreligiosa». E così, nonostante le accuse della Lega Nord, oggi i 40 ragazzi musulmani hanno organizzato l’Eid al-Fitr in oratorio. Alla domanda se qualcuno abbia storto il naso anche in parrocchia, don Giusto risponde: «Siamo tanti e ci sono idee diverse, ma discutiamo di tutto con apertura e serenità. Moltissimi capiscono e condividono. Accogliamo qualsiasi momento di festa indipendentemente dal credo, purché sia aperto a tutti».

E la reciprocità, il tema che sempre viene ripetuto in questi casi? «Veramente – ribatte il sacerdote – io ho vissuto diversi anni in Africa, lì eravamo noi cattolici la minoranza e siamo sempre stati accolti con gioia. D’altronde mi pare che le linee di papa Francesco sul tema integrazione indichino esattamente quale via seguire». Intanto l’onorevole Molteni continua a sfogarsi su Facebook: «Con parroci come quello di Rebbio, e con governi di sinistra verremo presto invasi e conquistati. Che vergogna questo relativismo culturale che abdica alla difesa della nostra civiltà. Difendiamo i nostri simboli, i nostri valori, la nostra identità». Forse lui potrebbe cominciare da quelli cristiani dell’accoglienza e dell’incontro.

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