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domenica 22 settembre 2019
 
Daniela Sabatino
 
Credere

Daniela Sabatino. La calciatrice che sogna di andare a Lourdes

25/07/2019  I Mondiali appena terminati con un’ottima prestazione non le hanno dato alla testa e ora la centravanti confida di volere andare al santuario francese: «Sento sempre più forte dentro di me questo desiderio, spero di realizzarlo presto»

Castelguidone è un paese di meno di 500 abitanti in provincia di Chieti, sui monti abruzzesi, che per due settimane intere si è fermato per seguire in televisione le partite di Daniela Sabatino, centravanti della Nazionale italiana e gloria locale. Un paese che “ha incrociato le braccia” anche il 14 giugno, giorno di  san Vito, quando il parroco don Alberto Conti ha deciso di posticipare la processione perché nessuno − lui per primo, visto che è tifosissimo di quella ragazza che ha visto crescere e iniziare a giocare a pallone davanti al sagrato della chiesa − voleva perdersi Italia-Giamaica, poi vinta dalle Azzurre per 5-0 grazie anche alle giocate di Daniela.

LE PROVE DELLA VITA

Una gioia trasformatasi però in dolore appena 20 giorni dopo quando Gabriele Sabatino, l’adorato papà di Daniela, è stato stroncato da un malore nella piazza del paese: «Una persona sempre disponibile con gli altri», ha ricordato don Conti alle esequie. «Ci mancherà il non vederlo più alla Messa delle 9, quando era il primo ad arrivare, con una fede umile e generosa». Proprio quella fede che ha trasmesso alla figlia e che Daniela testimonia con la stessa umiltà del suo papà in un mondo particolare come quello dello sport, dove tanti lustrini − anche se quelli del calcio femminile non sono paragonabili al calcio maschile − spesso nascondono altri valori.

«Devo molto a quella fede che ho assorbito negli anni della mia adolescenza a Castelguidone», dice Sabatino. «Sono andata via presto dal paese per inseguire il mio sogno di giocare a calcio. Avevo appena 14 anni, ma quella sana religiosità popolare mi è rimasta dentro e cerco di coltivarla come meglio posso anche se gli impegni del calcio praticato ad alti livelli, come faccio io, spesso sono pressanti. Però durante il giorno trovo sempre uno o più momenti per fermarmi a pensare, a riflettere, a pregare. Sicuramente molto ha inciso anche la mia famiglia di cristiani praticanti (oltre al papà Gabriele, la mamma Teresa, il fratello Alessandro e la sorella Francesca, ndr), così come la figura del parroco don Alberto che mi ha preparato ai sacramenti e mi ha visto crescere».

PARTE DELLA COMUNITÀ

  

«Mentre ero in Francia per giocare i Mondiali, ho saputo della sua decisione di spostare la processione per seguire la mia partita con i compaesani e devo ammettere che mi ha fatto piacere, è stato un gesto semplice ma molto bello. L’ho apprezzato, soprattutto sapendo quanto tutti in paese ci tengono a quelle processioni che per tanti anni ho fatto anche io e di cui conservo un ricordo molto caro».

LA VICINANZA DEI SACERDOTI

Un altro sacerdote ha avuto un ruolo importante nella vita e nel vissuto cristiano della Sabatino: «È un prete del Mantovano, la terra dove ora vivo. Non mi va di rivelarne il nome, ma mi piace raccontare come mi abbia aiutato in un momento delicato, qualche anno fa, quando ho perso una cara amica. In alcuni momenti chiedevo a Gesù il perché, è come se un po’ ce l’avessi con Lui; ma questo sacerdote mi ha fatto capire il senso di quella vicenda, e dunque il senso della vita. Mi è stato tanto vicino e di grande conforto».

E arriviamo al punto già accennato del testimoniare la fede nel mondo dello sport, magari anche tra le compagne di squadra oppure insieme a loro: «Non è facile», ammette. «E anche se io e altre calciatrici siamo credenti, non è che ci riuniamo per pregare tutte assieme o ci mettiamo a ostentare la nostra fede. Diciamo che anche la preghiera è un fatto un po’ personale. Però c’è. E sicuramente aiuta. Io ad esempio mi fermo a pregare quando lo ritengo più opportuno, cioè quando sento di doverlo fare perché ho questa necessità».

Chiediamo a Daniela se c’è qualche figura di riferimento nel suo pregare, magari uno di quei santi così legati alla religiosità popolare della sua terra d’origine: «No, non mi rivolgo a qualche santo protettore in particolare, anche se, ripeto, il fatto di aver praticato quel tipo di fede popolare nel periodo che poi tanto ha contributo alla mia formazione cristiana torna sempre nel mio modo di accostarmi alla preghiera».

IL SOGNO DEL PELLEGRINAGGIO

  

Tra un allenamento e l’altro, Daniela Sabatino non ha ancora trovato il tempo di metter su famiglia: «Sono single e, almeno per adesso, mi piace dire che… ho sposato il calcio». Ma vuole assolutamente trovare il tempo per rispondere a un desiderio che nutre da tempo e che svela con tutta la sincerità che l’ha contraddistinta anche in questa chiacchierata: «Voglio andare in pellegrinaggio a Lourdes. Non ci sono mai stata, ma sento sempre più forte dentro di me questo desiderio e spero di realizzarlo il prima possibile. Tanti amici mi hanno parlato di quello che si prova andando nel santuario francese, dentro la grotta e accanto ai malati, e mi hanno così incuriosita che voglio proprio andarvi. Non solo per una semplice curiosità, ma proprio perché voglio vedere, sentire, toccare anche io con mano quelle sensazioni, quelle belle emozioni che mi raccontano e mi trasmettono tutti quelli che ci sono stati».

IL PROFILO. 26 RETI CON LA NAZIONALE

Daniela Sabatino, 34 anni, è il centravanti della Nazionale di calcio femminile. Muove i primi passi nel Campobasso e a soli 15 anni esordisce in serie A con il Picenum e il suo primo gol lo segna contro il Milan. Le tappe successive la porteranno a Isernia, Casalnuovo, Bojano e in Svizzera, al Lugano. Torna in Italia, alla Reggiana, dove gioca 4 anni e vince la Coppa Italia, e da qui a Brescia, dove diventa una colonna del club: 8 stagioni, 200 partite e 162 gol. Dall’anno scorso è al Milan. Esordisce in Nazionale a 20 anni e segna la prima delle 26 reti fin qui realizzate in azzurro in una partita memorabile (i gol alla fine saranno 3) contro la Macedonia.

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