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Davide Della Giovanna: «Mi piace la Chiesa che sa parlare alla vita»

01/03/2018  Secondo il 19enne animatore di un oratorio milanese, le Messe sono troppo formali e servirebbe più confronto sulla parola di Dio e su come i giovani vivono l’affettività

«Molti giovani smettono di frequentare la Chiesa perché la sentono distante. Secondo me la Chiesa dovrebbe iniziare a ragionare proprio sul suo svecchiamento». Non ha dubbi Davide Della Giovanna, milanese di 19 anni, sulla richiesta che porterebbe al Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani e la fede. Del resto è stato lo stesso Papa a chiedere ai giovani di far sentire la loro voce: «La Chiesa», ha scritto Francesco nella lettera in preparazione al Sinodo del prossimo ottobre, «desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche».

E allora Davide non si fa pregare: «Durante la Messa», ragiona il giovane, «ci si sofferma su questioni teologiche che naturalmente hanno la loro importanza, ma che restano discorsi distanti rispetto ai miei coetanei. Le parole di Gesù, invece, potrebbero essere una guida per affrontare la vita di tutti i giorni». Secondo il giovane, «lo svecchiamento» dovrebbe passare «dal prendere posizione su temi centrali nella vita dei ragazzi, a partire dalle nuove tecnologie e dall’uso dei social network». Insomma, «i preti dovrebbero parlare per davvero ai fedeli che hanno di fronte».

PIÙ CONDIVISIONE

«Per affrontare questioni semplici e vicine a tutti i fedeli anche durante la Messa», esemplifica Davide, «si potrebbe iniziare la liturgia leggendo i testi sacri e poi farne una discussione tutti insieme». Crede nella forza del dialogo, il giovane milanese: «Quando facevo il chierichetto, notavo quanto i fedeli fossero passivi durante la liturgia. A volte, ci si focalizza anche su aspetti irrilevanti: alla Messa di Natale o Pasqua, per esempio, si cerca di rendere tutto perfetto dando molto spazio all’aspetto estetico. Ma il cristianesimo non è una questione di forma, e mi piacerebbe tornasse a essere un confronto tra realtà ed età differenti». Tanto che per Davide sarebbe importante che la liturgia terminasse con un gesto simbolico che tanto richiama i rituali dei cristiani delle origini: «Perché non concludere la Messa con un pranzo tutti insieme? Mangiare e bere per davvero, perché essere cristiani significa avere una vera condivisione con la propria comunità».

IL CAMMINO IN PARROCCHIA

  

Quando invece pensa a cosa gli piace della comunità cattolica, a Davide vengono in mente le discussioni fatte con don Giovanni Salatino nell’oratorio della parrocchia di San Barnaba, tra i palazzoni di Gratosoglio, il popolare quartiere della periferia meridionale di Milano dove il ragazzo è nato e cresciuto. Davide è tra la decina di giovani che si ritrovano una volta a settimana a partecipare agli incontri con il prete. Lì sì che la fede incrocia le questioni della vita reale. «È molto bello», chiarisce, «perché in queste serate ho modo di confrontarmi su tematiche delle quali spesso in un gruppo di amici non si parla, oltre ad avere un punto di vista di persone più grandi». Ci si incontra, si legge insieme un passo dell’Antico Testamento o del Vangelo, ma soprattutto si discute di problematiche e questioni attuali. «I modelli di integrazione che funzionano, per esempio, ma anche l’amore negli anni dell’adolescenza e la schiavitù dei social network» sono alcuni dei temi che i ragazzi hanno discusso nei loro incontri settimanali.

Cos’è la fede per Davide? «Una specie di sentimento simile a ciò  che provo quando sono in montagna di fronte a un bel panorama», risponde. «Quando ci si confronta con le leggi fisiche e l’armonia della natura, pensi che sia difficile che tutto sia nato dal caso. In quel momento, non posso non chiedermi se ci sia qualcosa d’altro».

Con alle spalle un Liceo scientifico appena concluso, Davide sta frequentando il primo anno di Ingegneria energetica al Politecnico di Milano e riesce a conciliare gli impegni dello studio con l’attività di volontariato in parrocchia, dove è catechista del gruppo dei preadolescenti e dove fino allo scorso anno è stato anche collaboratore del doposcuola per i bambini delle elementari. «Faccio l’educatore per regalare ai più piccoli quello che è stato donato a me», spiega.

PIÙ CONFRONTO

Ma il suo sogno, che vorrebbe arrivasse fino al Sinodo dei vescovi, è l’aggiornamento della proposta cristiana ai tempi in cui viviamo: «Non si può pensare che chi è giovane oggi viva la fede nello stesso modo in cui l’ha vissuta la generazione dei suoi genitori». L’esplosione tecnologica, internet e la connessione sempre a disposizione negli smartphone che tutti hanno in tasca «hanno accelerato i cambiamenti di mentalità». Perciò, secondo Davide, nella Chiesa ci si dovrebbe confrontare su tutto, «senza tabù». E allora non ha peli sulla lingua: «Il sesso prima del Matrimonio un tempo era fuori discussione mentre oggi viene vissuto dalla maggior parte dei giovani, anche quelli cristiani. Questi ultimi, semmai, non ricercano il sesso occasionale ma lo concepiscono solo all’interno di un rapporto stabile. Quindi mi pare importante parlarne anche nei gruppi religiosi». Ma lo stesso percorso di confronto il giovane vorrebbe che si facesse anche su altre tematiche: dal celibato dei preti alla possibilità per le donne di essere ordinate sacerdoti. D’altronde, sorride Davide, la fede non significa «restare vincolati a modelli passati» ma avere un rapporto con Dio capace di stare «al passo con i tempi e alle esigenze dei cristiani di oggi».

Foto di Chiara Asoli

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