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martedì 22 ottobre 2019
 
 

Il vescovo di Bruxelles: «Misericordia senza cedimenti»

17/09/2014  Intervista a monsignor André-Joseph Léonard. «La posta principale», dice, «sarà soprattutto quella di presentare meglio il vero insegnamento della Chiesa e di essere presenti ai fedeli per aiutarli a viverlo e, se non lo fanno, accompagnarli con pazienza e dolcezza». E sull'Humanae vitae di Paolo VI spiega: «Va fatta conoscere meglio»

Mentre le attiviste di Femen gli tiravano acqua e torte in faccia, lui chiudeva gli occhi e univa le mani in preghiera. E quando, lo scorso febbraio, il Parlamento ha approvato la legge che consente l’eutanasia sui bambini malati terminali senza alcun limite d’età ha convocato una veglia di preghiera nella basilica del Sacro Cuore a Koekelberg a cui hanno partecipato migliaia di persone. Per lo stesso motivo, le chiese si sono riempite anche a Lovanio, Namur, Wavre e Liegi «come non succede», ha commentato il clero locale, «neanche alla messa di Natale».
Un’autentica rarità, nel Belgio dove le chiese vengono dismesse per mancanza di fedeli come è accaduto per la basilica ottocentesca di Santa Caterina, in pieno centro cittadino, sconsacrata e trasformata in bazar. Nel cuore della vecchia (cattolicissima) Europa, monsignor André-Joseph Léonard, arcivescovo di Bruxelles, sembra quasi un predicatore nel deserto.
A ottobre sarà a Roma per partecipare ai lavori del Sinodo straordinario sulla famiglia voluto da papa Francesco. «La posta principale», dice a Famiglia Cristiana, «sarà soprattutto quella di presentare meglio il vero insegnamento della Chiesa e di essere presenti ai fedeli per aiutarli a vivere e, se essi non la vivono, accompagnarli con la pazienza e la dolcezza della misericordia».

Sui divorziati risposati il cardinale Kasper ha proposto alcune soluzioni, sull’esempio della Chiesa antica, che aprono alla possibilità di una loro riammissione all’eucaristia dopo un periodo di penitenza. È un atto necessario che la Chiesa deve compiere per venire incontro a questi fratelli o, come sostengono alcuni, eventuali aperture sarebbero solo un “adattamento” del Vangelo e della dottrina alla modernità?
«Non può essere in alcun caso una questione di adattare  semplicemente il Vangelo e la dottrina della Chiesa allo spirito del tempo. Ma la disciplina della Chiesa può, su certi punti e in certi casi, evolversi in funzione di nuove situazioni pastorali, pur restando fedeli alla dottrina, particolarmente a quella che riguarda il matrimonio. I due prossimi Sinodi saranno indotti a riflettere a queste domande. Le decisioni del Santo Padre in questa materia saranno tanto più delicate in quanto esse riguardano per definizione la Chiesa universale e non solamente quelle dei Paesi occidentali. Non potranno "smobilitare" quelle persone che, nel mondo, cercano di essere fedeli all'insegnamento di Gesù e della sua Chiesa. La posta principale, a mio avviso, sarà soprattutto quella di presentare meglio il vero insegnamento della Chiesa e di essere vicini ai fedeli per aiutarli a viverlo e, se essi non lo vivono, accompagnarli con la pazienza e la dolcezza della misericordia».

L'aggressione a mons. Léonard da parte di un gruppo di attiviste del gruppo Femen in occasione di un dibattito all'Université Libre di Bruxelles
L'aggressione a mons. Léonard da parte di un gruppo di attiviste del gruppo Femen in occasione di un dibattito all'Université Libre di Bruxelles

Secondo molti vescovi e anche fedeli, come è emerso dalle risposte ai questionari in preparazione al Sinodo, la dottrina dell’Humanae Vitae di Paolo VI è superata e in molti casi crea confusione tra i fedeli. È così o quel testo resta ancora valido?
«Secondo me, la dottrina autentica di Humanae Vitae rimane completamente pertinente. All'epoca della sua uscita, molti episcopati hanno mancato la missione di farla conoscere, comprendere e amare nel suo vero contenuto. Oggi, le conseguenze nefaste della mentalità contraccettiva così come la preoccupazione di un numero crescente di coppie che gestiscono la loro fecondità di un modo “ecologico”, senza tutela farmaceutica, permettono un sguardo nuovo su questa enciclica. Il compito dei vescovi e degli esperti della programmazione familiare senza contraccettivo è di far conoscere l'obiettivo molto positivo perseguito da questa enciclica».

Da febbraio il Belgio è il primo Paese al mondo dove è consentita l’eutanasia per i bambini malati terminali senza limite d’età. A nulla è valsa la mobilitazione del mondo cattolico, dei leader religiosi, di molti medici e intellettuali laici. Come ha vissuto lei l’approvazione di questa legge?
«La mobilitazione è stata effettivamente intensa, specialmente durante le ultime settimane prima del voto. Il numero dei pediatri che hanno messo in guardia contro questa legge è stato impressionante. In effetti, questa norma aveva soprattutto una portata ideologica. Non rispondeva praticamente a nessuna domanda sul campo. Il suo primo scopo era quello di rompere un tabù nella prospettiva, forse, di aprire più tardi altre porte, e in particolare depenalizzando, in certe condizioni, l'eutanasia delle persone dementi. Ci sono già dei progetti di legge in questo senso».

Molte chiese si sono riempite per le veglie di preghiera contro questa legge. È un segnale del risveglio dei cattolici o del fatto che la Chiesa su questo tema ha trovato un punto d’incontro con una parte del mondo laico per condurre una battaglia comune?
«I due aspetti sono veri. La chiamata al digiuno e alla preghiera che ho lanciato con i miei tre vescovi ausiliari, e che è stata sostenuta da altre confessioni cristiane, ha toccato molti cuori e ha permesso di risvegliare le coscienze presso i cristiani, ma anche nella società, dato che i media hanno attirato l’attenzione sull’appello della Chiesa. Questo movimento si è trovato rinforzato per il fatto che numerosi periti, giuristi, psicologi, medici, cristiani e no, hanno fatto sentire anche la loro voce protestando contro questa legge».

Qualche anno fa a Buizingen, dopo la morte del parroco della chiesa di don Bosco, un gruppo di fedeli ha costituito un movimento alternativo facendo celebrare messa ai laici per mancanza di preti. C’è chi ha parlato dell’inizio di uno “scisma silenzioso” nella Chiesa belga. È così o si è trattato solo di un caso isolato?
«Questo fenomeno è circoscritto e si limita ad alcune parrocchie marginali che costituiscono in qualche modo delle “baronie” che pretendono di vivere la fede cattolica all’infuori della Chiesa cattolica! Per l’esattezza, la situazione è troppo limitata per formare un "scisma". Ma è vero che un certo numero di parrocchie, soprattutto nella parte fiamminga del Paese, si concedono molto grandi libertà rispetto alla fede, alla liturgia e alla disciplina della Chiesa. Ma parlare di scisma sarebbe eccessivo».  

Visto da Bruxelles, cosa è cambiato nella Chiesa con l’elezione di papa Francesco?
«Un certo numero di preti mi dice che sentono un nuovo tipo di slancio da parte dei loro parrocchiani. Ma è troppo presto sapere se si tratta di un movimento di fondo o semplicemente di un entusiasmo passeggero».

Riferendosi alla drammatica crisi economica che ha investito l’Europa lei ha affermato che «il profitto economico oggi è adorato a spese dei più vulnerabili». Cosa può fare la Chiesa per arginare questa deriva?
«Come hanno fatto tutti i Papi, da Leone XIII in poi, e più che mai oggi, dobbiamo ricordare con insistenza che l'economia e la finanza sono al servizio dell'uomo e del bene comune. Ciò implica che la persona non può essere solamente uno strumento al servizio del profitto, una merce tra altre merci. Gli appassionati inviti di papa Francesco a questo proposito sull’ Evangelii Gaudium hanno una grande forza profetica. L'impegno della Chiesa in questa materia deve essere totale e radicale».  

La Chiesa belga è stata una delle più colpite dallo scandalo della pedofilia nel clero. Qual è la situazione oggi?
«La situazione si è placata perché, in buona armonia con la Commissione parlamentare che ha trattato questa dolorosa problematica, abbiamo trovato i mezzi adattati per onorare le vittime e per alleviare la loro sofferenza. Sono stati presi dei provvedimenti concreti affinché questo genere di abuso non accada più in futuro e, se ci fosse ancora, vengano trattati in modo più fermo e rigoroso rispetto al passato. I nostri punti di contatto rimangono aperti per accogliere quelli che vorrebbero essere ascoltati, soprattutto quando si tratta di fatti prescritti per la giustizia. Se i fatti sono recenti, rinviamo automaticamente alla giustizia civile».  

Eccellenza, dov’è Dio oggi?  
«Dio è ovunque noi siamo. È esattamente là dove siamo, non un centimetro a sinistra né a destra, al di sotto o al di sopra, ma esattamente là dove siamo con le nostre gioie e le nostre miserie, il nostro desiderio del bene e il nostro peccato. Se il Figlio di Dio è morto nell'oscurità, abbandonato di tutti e apparentemente dallo stesso suo Padre, se Egli è morto (come fosse stato un peccatore) nella categoria dei peccatori, tra due briganti, perciò ciascuno, nei suoi peggiori sconforti o nei suoi peggiori tradimenti, sappia riconciliarsi con la misericordia di Dio. Affinché ci sia, grazie alla sua risurrezione, una speranza di salvezza, anche per il più disprezzato degli uomini e per il più grande peccatore. Una salvezza possibile per te, per me, per ogni uomo».  

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