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A memoria d’uomo non si era mai visto nulla di simile in Romagna. Più di venti tra fiumi e torrenti, in due giorni di pioggia tra il 15 e il 16 maggio sono esondati o hanno rotto gli argini, l’acqua ha invaso campi, strade, capannoni e case arrivando fino a un’altezza di nove metri. Un evento eccezionale, reso ancora più letale da troppe inadempienze e da una gestione del territorio troppo spesso subordinata al profitto piuttosto che alla salvaguardia del Creato.
La rabbia, la paura, il dolore per quel che era andato perduto. «Una fiumana così in Romagna nessuno se la ricorda», commentavano i più vecchi. Ma poche ore dopo, un’altra fiumana ha raggiunto le zone alluvionate. Un’ondata di bene, con migliaia di volontari arrivati da tutta Italia a dare una mano e tanti alluvionati raggiunti da un abbraccio imprevisto e possente, che ha impedito che la disperazione vincesse e ha fatto fiorire la speranza.
Don Leonardo Poli (per tutti don Leo), prevosto della Collegiata di Lugo, è stato insieme testimone e protagonista di questa fiumana di bene, e cinque mesi dopo quei drammatici giorni conserva nel cuore e nella mente le ferite che si sono aperte e gli spiragli di luce che si sono accesi. La sede operativa dei soccorsi era il Palazzetto, dove Croce Rossa e Protezione Civile avevano allestito un centro di accoglienza per le centinaia di evacuati. «Dato che il personale era insufficiente per affrontare un’emergenza così forte, si sono rivolti anche a me per tante richieste: coperte, brandine, cibo. Ho una chat di 800 parrocchiani, appena scrivevo un messaggio in poco tempo qualcuno rispondeva alle mie richieste. Ho chiesto ai ragazzi di Gioventù Studentesca di dare una mano, quelli che stavano preparando la maturità hanno sospeso gli studi e hanno aiutato in tanti modi: pulizie, distribuzione dei pasti, cambiare gli anziani che non erano autonomi, far giocare i bambini, cantare insieme alla sera. Sì, perché anche nel canto puoi ritrovare le ragioni per continuare a sperare».
Quando l’acqua ha cominciato a defluire, le persone sono scese nelle strade e si sono aiutate, l’estraneità è stata superata dal desiderio di aiutare l’altro. I ragazzi di Lugo hanno creato una chat che è arrivata a 700 iscritti per segnalare i bisogni che emergevano, in parrocchia è stata allestita una mensa per 250 volontari. «È nata una rete di solidarietà inusuale e commovente, Abbiamo assistito a uno spettacolo di gratuità, sperimentando che aiutare ci fa bene perché siamo fatti per essere in rapporto con l’altro, Dio ci ha fatti per questo».
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