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sabato 20 luglio 2019
 
Il ritratto
 

Don Mario Galbiati: «Così con la radio ho portato Maria a tutti nelle case»

09/05/2018  Il fondatore di Radio Maria e Radio Mater racconta i progetti di una vita e la sua fede: «La mia devozione alla Mamma, affonda le radici nella mamma, nel papà, nella loro umiltà e accoglienza. Tra le mura domestiche e nel pregare uniti ogni giorno»

Ha fondato ben due radio, entrambe espressioni di una profonda devozione mariana: Radio Maria e Radio Mater. Per tanta gente (fedeli che lo hanno incontrato di persona o magari tramite le sue trasmissioni) è stato e continua ad essere una figura di riferimento, al punto che l'amministrazione di Albavilla, il paese della provincia di Como in cui da tanti anni opera come sacerdote, lo ha voluto premiare con un riconoscimento, che gli è stato consegnato il 3 maggio, durante una cerimonia ufficiale. Scorrendo la sua biografia si incontrano tanti interessi, dal basket alla musica, tutti in qualche modo connessi con la sua attività di pastore. Ecco don Mario Galbiati, 88 anni (65 di sacerdozio tra poche settimane) e ancora un'instancabile energia nel trasmettere la fede.

Don Mario, con Radio Maria e, successivamente, con Radio Mater, lei ha inaugurato un nuovo modo di intendere e di vivere la radio, un modo che all'inizio non è stato compreso da tutti. Il tempo però le ha dato ragione. In che cosa consiste la sua proposta e qual è il contenuto di novità rispetto al contesto di quegli anni?

«Ho fondato misteriosamente due radio. La prima, Radio Maria, il 19 febbraio 1983. Era una domenica: dopo la messa delle 10,30, don Aldo Pozzi, allora prevosto di Erba (Como) inaugurò e benedisse l’inizio delle trasmissioni. L'antenna era sul campanile della Chiesa di Arcellasco in Erba, dove ero parroco dal 1966. Come pastore avevo  il desiderio che ci fosse "una voce cristiana nella casa" per raggiungere ogni anima che il Signore mi aveva affidato. Questo desiderio di amare, sostenere e custodire il gregge mi ha accompagnato anche nella solitudine umana di fondare una radio incentrandola sulla spiritualità: rosari, Messe, Parola di Dio, dialoghi con gli ascoltatori, attualità e approfondimenti aperti sempre alla speranza. Ecco perché, fidandomi e abbandonandomi alla Provvidenza, ho sentito nel cuore di proseguire il cammino solo con il volontariato e con la generosità degli ascoltatori. Il 9 settembre 1991 una "tempesta umana" (legata a incomprensioni e difficoltà nella gestione della radio, ndr) ha modificato questo percorso e così, su invito della Chiesa, l'11 febbraio 1994 è nata Radio Mater, "la radio che porta la Chiesa in casa e che tutti riunisce nell'amore, come una sola famiglia"».

Oggi viviamo in una società molto trasformata, con ritmi di vita più frenetici e nuovi mezzi di comunicazione sempre più pervasivi. Che posto può avere oggi una radio di preghiera come Radio Mater nella vita quotidiana di chi la ascolta e quali sfide attendono la Chiesa sul fronte della comunicazione?

«L’uomo ha infinitamente bisogno di Dio, ha bisogno di abbeverarsi alla Parola di Dio, di sentirsi amato. L’uomo  prega poco, e per questo Radio Mater offre tanti momenti di preghiera, anche di notte: infatti dalle 2 alle 6, dalla Cappellina di Radio Mater, in diretta e in dialogo con gli ascoltatori, si prega, si medita e si adora.  Il 30-40 per cento dei programmi di Radio Mater sono di preghiera, perché, quando non si prega, le divisioni, le violenze, le guerre dilagano. Per questo a Radio Mater invitiamo gli ascoltatori a pregare: in continuazione, senza stancarsi mai. Per quanto riguarda le nuove sfide, la Chiesa sente l’importanza e il valore dei mezzi di comunicazione sociale. Questi mezzi possono avere un futuro quando si affidano alla spiritualità, e quando operano in comunione, unità e obbedienza amorosa alla Chiesa, nel rispetto per gli ascoltatori, che non devono mai essere strumentalizzati. Deve essere molto chiaro in noi, non solo l'inizio ma anche il fine della nostra evangelizzazione».

Che rapporto lega Radio Mater con la comunità che vi sta intorno e che la fa vivere?

«Ho sempre voluto che le radio che il cielo mi ha donato di fondare fossero “in uscita”, missionarie, a disposizione della Chiesa, delle Diocesi e delle nostre Parrocchie, come ci invita a fare papa Francesco. E’ la missionarietà che ci sospinge nel deserto di oggi, per raggiungere chi è solo, chi non può uscire dalla propria casa perché ammalato, chi è prostrato dalla sofferenza fisica e psichica e non riesce a sollevarsi».

Da dove trae origine la sua speciale devozione mariana?

«Nasce in famiglia. La mia devozione alla Mamma, affonda le radici nella mamma, nel papà, nella loro umiltà e accoglienza. Tra le mura domestiche e nel pregare uniti ogni giorno, noi figli respiravamo la presenza di Gesù e di Maria».

L'amministrazione Comunale di Albavilla ha deciso di consegnarle un riconoscimento ufficiale per il prezioso lavoro che lei ha svolto come coadiutore negli anni Cinquanta e Sessanta e ora come fondatore e presidente di Radio Mater.  Che cosa significa per lei questo riconoscimento?

«E’ un riconoscimento che non va a me, ma a Maria. E’ a lei che dobbiamo essere riconoscenti. E’ lei che mi ha sostenuto in questi anni. Si, sono un servo inutile. Sono un figlio che ha prestato la voce a lei, la Mamma. Ho offerto a lei la mia persona, il mio sacerdozio, la mia vita.  Quindi questo riconoscimento  da parte dell’Amministrazione comunale, che ringrazio, lo dono alla nostra Mamma. E lo condivido con i componenti della Comunità di Maria,  di Radio Mater, che in questi anni mi hanno aiutato e mi sono stati vicini, soprattutto nei momenti di difficoltà. Ma lo condivido anche con le decine e decine di collaboratori e conduttori, tutti volontari: sono tanti e svolgono un lavoro prezioso».

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