logo san paolo
domenica 19 agosto 2018
 
VIA DALL'INFERNO
 

Donne schiave: Blessing, la ragazza che ha vinto la tratta

07/02/2017  La giovane nigeriana ha ritrovato dignità e pace grazie all'aiuto di suor Rita Giaretta e di casa Rut, a Caserta. La sua storia presentata alla vigilia della Giornata contro il turpe commercio di persone che si celebra ogni anno l'8 febbraio in coincidenza con la memoria liturgica di santa Bakhita, che ben conobbe nella sua vita le sofferenze legate alla perdita della libertà.

“La tratta delle persone è un crimine contro l’umanità”. Più volte Papa Francesco ha denunciato questo fenomeno, diventato uno dei commerci più rimunerativi insiemi al traffico della droga e delle armi. Un dramma che coinvolge ventuno milioni di persone. Dentro questo dramma, occupa uno spazio di lacrime e di sangue, quello delle donne che sono comprate, vendute, buttate sulla strada a uso e consumo dei clienti del sesso. Molte scompaiono, spesso uccise, altre muoiono per i calvari subiti. Poche si salvano. Tutte hanno in comune una condizione di schiavitù alla quale è difficile sottrarsi. In Italia le donne, vittime di “tratta” per il commercio della prostituzione sono da trentamila alle cinquanta mila, con una forte prevalenza delle nigeriane, circa la metà. Una di queste ultime ora ha un volto, una voce, una storia, coraggiosamente raccontata per aiutare le tante che vivono, soffrono e muoiono nell’anonimato.

Si chiama Blessing Okeodion, autrice di un libro, “Il coraggio della libertà” (edizione Paoline). che racconta la sua risalita dall’inferno delle “tratta”. L’ha scritto insieme con la giornalista, Anna Pozzi, prefazione di Dacia Maraini, post fazione di suor Rita Giaretta. Blessing, nigeriana, lo sguardo venato di malinconia, la voce di chi ha fatto una scelta sofferta , ma determinata , è una delle migliaia di giovane donne che con la falsa promessa di un lavoro sono state portate nel nostro Paese. Molte arrivano con i barconi, dopo avere attraversato il deserto e subito violenze e stupri, obbligate a prostituirsi sin dalla sosta in Libia. Altre, come lei, con abili e sottili inganni, sono catapultate dalla criminalità organizzata sui marciapiedi. All’origine della ragnatela che l’ha imprigionata, c’è una donna gentile e premurosa “che pregava sempre e diceva di volerle bene” con la quale fa amicizia a Benin City.

Laureata in informatica, Blessing riparava computer e vendeva accessori. Quando Alice, l’amica, le propone di andare in Europa a lavorare nei negozi d’informatica di un suo fratello, pensa di essere molto fortunata e accetta. Non sospetta nulla, tutto è stato organizzato in modo impeccabile: Spagna, Bergamo, Napoli, Castel Volturno. Qui l’aspetta una drammatica sorpresa. Il lavoro promesso è quello di vendere il suo corpo. “Mi è caduto il mondo addosso. Non sapevo cosa dire, cosa fare. Ero pietrificata, piena di angoscia e di paura. Ero confusa e spaventata. Non riuscivo neppure a pensare. Avrei voluto scappare, ma per andare dove ?Non sapevo neppure dove mi trovassi”. Le viene subito sottratto il cellulare e il passaporto, imposti abiti succinti. Inutile ribellarsi piangere, chiedere aiuto. La madam è inflessibile. Quattro notti d’infermo sulla Domiziana con clienti che la usano senza neppure guardarla in faccia, un oggetto che hanno comperato. Pagano e se vanno. E lei prega, fra le lacrime: “Dio mi devi aiutare altrimenti preferisco morire. Io non voglio essere così , una merce in vendita”. Le compagne di strada hanno storie simili alla sua, spesso sono state vendute dai stessi familiari, terrorizzate con riti woodoo che le vincolano e le minacciano.

Il quinto giorno, Blessing non ce la fa più. Un senso “di schifo e di vergogna, ma anche di rabbia e d’indignazione”, le dà il coraggio di cercare un posto di polizia, dove denuncia quanto le è accaduto. La portano a Casa Rut , la comunità delle orsoline, fondata a Caserta da suor Rita Giaretta. Blessing esita, ha paura, dopo il tradimento della sedicente “amica cristiana”. Ma le quattro suore che l’hanno accolta con tanto amore conquistano la sua fiducia: “C’erano delle regole da rispettare, ma c’era soprattutto tanta comprensione ed affetto. Ogni giorno mi veniva trasmesso di nuovo il senso di una vita vera e bella, basata su legami fondati sul bene e sul volersi bene, su un progetto condiviso di vita buona”. Blessing incontra, a Casa Rut , ragazze che sono riuscite a venire via dalla strada, ne conosce altre che non hanno avuto il coraggio di farlo e sono ridotte a schiave. S’interroga su un fenomeno che continua a cresce a dismisura, soltanto nel 2015, sono sbarcate, sulle coste italiane, cinquemila donne.

Ricostruisce le tappe di uno sfruttamento che inizia in Nigeria con la complicità di politici, di alcuni membri della polizia, di leaders religiosi di strane chiese che per denaro elargiscono una benedizione “divina”. Anche in Italia ci sono complicità, omissioni, indifferenze, altrimenti il fenomeno della “tratta” al femminile e al maschile non potrebbe assumere dimensioni così vistose. “E’ un sistema di corruzione e di favori tentacolare , in cui chi ha denaro ottiene quello che vuole. Le ragazze trafficate, invece, non hanno voce, perché vengono da famiglie povere. E chi è povero sa che deve star zitto” scrive Blessing, che ha deciso di lavorare per la loro liberazione. Per dare voce alle tante donne, molte sempre più giovani, poco più che adolescenti, che ogni notte sono alla mercé di clienti “affamati” di sesso. Per questo ha scelto di rimanere in Italia, dove ha frequentato corsi di mediazione culturale. “ Non è solo una opportunità per me, ma per la mia generazione, per le donne della Nigeria e per i nostri figli. E anche per l’Italia e per il mondo. Perché mai più nessuno pensi di non avere altra alternativa che di essere schiavo”

I vostri commenti
1
scrivi

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo