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È il figlio di Ali Khamenei, Mojtaba, il nuovo leader, il terzo, della Repubblica Islamica iraniana.
Una successione, decisa dagli 88 religiosi che compongono l’Assemblea degli esperti, che trasforma il regime in una "dinastia religiosa". La scelta è stata immediatamente criticata da Donald Trump che lo ha definito un «uomo piuma» e da Israele che ha già dichiarato che ha i giorni contati.
Il secondogenito del defunto leader, classe 1969, nato nella città santa di Mashhad, è da decenni una delle figure più potenti e misteriose dell'apparato iraniano. A differenza del padre, non ha mai ricoperto ruoli formali di governo, ma ha agito come una sorta di "factotum" dell'ufficio del leader, guadagnandosi il soprannome di "uomo nell'ombra" o "gatekeeper".
Con la sua incoronazione il Paese compie un passo storico quanto controverso. Per la prima volta dalla rivoluzione del 1979, che rovesciò la monarchia dello Scià, il potere passa di padre in figlio, scelta che lo stesso Ayatollah Khomeini e i suoi successori avevano sempre ufficialmente ripudiato.
Il potere di Mojtaba, che non detiene il rango di Ayatollah che sarebbe richiesto dalla Legge per il titolo di guida suprema, ma quello inferiore di Hojjatoleslam, gode ella fedeltà assoluta da parte dei Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione). Ha prestato servizio durante la guerra Iran-Iraq (1987-1988) e ha coltivato per anni relazioni con i vertici militari, diventando il loro interlocutore privilegiato all'interno del sancta sanctorum del potere. Secondo la fonti della Reuters gode di «un forte sostegno» soprattutto tra le giovani generazioni radicali del Corpo.
Inoltre gode della lealtà delle forze di sicurezza. È stato indicato come colui che ha orchestrato l'ascesa al potere del falco Mahmoud Ahmadinejad nel 2005 e ha giocato un ruolo chiave nella repressione della rivoluzione verde del 2009.
Secondo un'inchiesta di Bloomberg, Mojtaba sarebbe al centro di un vasto impero immobiliare internazionale del valore di oltre 100 milioni di sterline solo nel Regno Unito. La rete includerebbe ville sulla "Billionaire‘s Row" a Londra, hotel di lusso a Francoforte e Maiorca e proprietà a Dubai, tutte intestate attraverso una complessa ragnatela di società offshore e prestanome per eludere i controlli. Dal 2019 il Dipartimento del Tesoro americano lo aveva inserito nella lista delle persone da sanzionare con l’accusa di gestire «il patrimonio destabilizzante» del padre e di collaborare con i comandanti dei Pasdaran e della milizia Basij.


Mojtaba è sopravvissuto agli attacchi del 28 febbraio, durante i quali hanno perso la vita la moglie, la madre e altri familiari. La sua nomina segna la vittoria dell'ala più dura del regime, quella dei Pasdaran, che vedono in lui un garante della continuità ideologica e, soprattutto, dei loro interessi economici e strategici.
L’ex direttore della Cia, David Petraeus, intervenendo alla Cnn ha commentato:
«Presumiamo che sarà la continuazione del padre, un religioso dalla linea ideologica molto dura. Speravamo in un leader più pragmatico, in grado di andare incontro alle richieste americane. Ma non sembra il caso».
La trasformazione della Repubblica islamica, di fatto, in una monarchia potrebbe però alienare ulteriormente le residue simpatie popolari per il regime e accentuare le fratture interne.










