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sabato 24 agosto 2019
 
 

È giusto che i bambini visitino la Fiera delle armi?

14/02/2016  Sì, secondo gli organizzatori dell’esposizione di Vicenza, in corso fra il 13 e il 15 febbraio. Basta che siano accompagnati da maggiorenni. Non mancano le proteste. Non solo della Rete Italiana Disarmo e dell’Osservatorio Opal di Brescia, ma anche della Chiesa vicentina: «È questo che vogliamo proporre alle future generazioni?», chiede la Commissione per la Pastorale sociale in una lettera ai cittadini. E il Comune di Vicenza, proprietario al 33% della società che organizza la Fiera, ha qualche ripensamento. Timido e tardivo.

Ospitare «i top brand del settore armi e munizioni» per «diventare l’appuntamento più importante in Europa per uno dei comparti produttivi strategici del Made in Italy». È quello che propone la Fiera di Vicenza dal 13 al 15 febbraio ospitando Hit Show 2016, la più grande fiera europea per la promozione delle armi per il pubblico generalista, con 31 mila visitatori lo scorso anno e 48 espositori esteri.

Ingresso libero per tutti, anche i minori; per i più appassionati, sarà addirittura possibile testare le novità in fatto di armi e munizioni, con «uno spazio esperienziale» per «la prova d’armi lunghe a canna liscia». Non solo caccia e sport, ma anche pistole per la protezione personale.

Mentre crescono i visitatori (+29% nel 2015 rispetto all’anno precedente), la Chiesa di Vicenza ha espresso tutto il suo disappunto. In una lettera aperta ai cittadini, la Commissione diocesana per la Pastorale sociale denuncia che «una mostra di questo tipo finisce per ingenerare confusione, rischiando di legittimare una cultura della violenza». E si chiede: «È questo che vogliamo proporre alle future generazioni? Vogliamo davvero formare i nostri ragazzi proponendo loro un’identità che vede il possesso di un’arma come forma di sicurezza e di difesa?».

Ricordiamocelo in occasione del prossimo fatto di cronaca che diventerà “emergenza”, o del dibattito sulla violenza giovanile che ne seguirà…


Una Fiera che non è nuova alle polemiche

L’esposizione, promossa dall’Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni in collaborazione con Assoarmieri e Conarmi, non è nuova alle polemiche. L’anno scorso, pistole e revolver facevano bella mostra tra i padiglioni, mentre bambini e ragazzini potevano impugnarle e gustarne “l’ebrezza”. Addirittura, nelle brochure disponibili tra gli stand, non mancavano le pubblicità di armi da guerra e di “law enforcement”. Per questo, l’Osservatorio Opal di Brescia, la Rete Disarmo, la Diocesi e alcune associazioni vicentine avevano protestato, interpellando il sindaco Achille Variati dato che la Fiera è una società controllata al 33% dal Comune e, con quote analoghe, dalla Provincia e dalla Camera di Commercio.

Qualche aggiustamento c’è stato: quest’anno i minori possono entrare solo se accompagnati da maggiorenni, in ogni caso non possono accedere al poligono di tiro e non devono maneggiare armi (la vigilanza è comunque affidata agli accompagnatori, non agli espositori). D’altro canto, se un comunicato della Fiera smentisce l’esposizione di armi militari per questa edizione (l’anno scorso c’erano delle copie), accanto a quelle sportive viene confermata la presenza di armi «ad uso civile (deterrenza e difesa personale)», seppur non «rese accessibili al pubblico generico» e «normalmente presentate in appositi corner riservati».


Va vietato l'ingresso ai minori. E la Fiera deve dotarsi di un codice etico

  

Inoltre, dopo le proteste, l’11 febbraio l’assessore vicentino alla Comunità e alle famiglie Isabella Sala si è impegnata a promuovere un codice di responsabilità sociale e a ragionare ulteriormente sull’accesso dei minori. Tuttavia, non per quest’anno, ma per l’edizione del 2017: forse era opportuno pensarci prima dato che le polemiche risalgono a un anno fa. Infine, il Comune ha annunciato per la primavera un incontro di approfondimento sulla diffusione delle armi e la sicurezza pubblica. «Una decisione tardiva ma significativa», commenta Giorgio Beretta dell’Osservatorio Opal, «sarebbe stato più opportuno accompagnare l’incontro all’esposizione di questi giorni».

Aprire una riflessione sulla crescita della domanda di armi – anche in Italia, non solo nell’America delle stragi – era una delle tre richieste dell’Opal e delle associazioni. Le altre erano vietare l’ingresso ai minori, anche se accompagnati, e dotarsi (per il 2016, non rimandando all’anno prossimo) di un codice etico dettagliato. «Vuol dire», dice Beretta, «esplicitare con chiarezza i tipi di armi ammesse e quelle escluse, le modalità di esposizione (bloccate o estraibili, in teche chiuse o apribili) dei cataloghi pubblicitari che si possono diffondere per promuovere altre armi, i criteri di ammissibilità e di esclusione delle aziende, per esempio nei casi di illecito e corruzione».

L’impressione è che dopo le polemiche del 2015 si sia fatto qualche correttivo necessario, ma non ci si ponga il problema del rischio nel promuovere una “cultura delle armi” e il “gusto della violenza”. “Hit”, “colpire” in inglese, come dice il titolo dell’esposizione. È il punto su cui insiste la Diocesi vicentina: «Sembra prevalere», dice l’Ufficio guidato da don Matteo Pasinato, «una logica di mercato che giustifica il business senza alcuna preoccupazione etica. “I minori di oggi sono potenziali acquirenti di domani”: questo insegnano le regole delle pubblicità. Noi crediamo all’importanza di educare a una vita che punti sulla relazione positiva con l’altro. Questa rassegna potrebbe essere un’occasione per riflettere sul tipo di società che vogliamo costruire e sui valori che dobbiamo affermare».


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