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venerdì 24 novembre 2017
 
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Integrazione, e così Eboli ha il suo cimitero islamico accanto a quello cattolico

11/11/2017  Fatna Atoucha era una donna marocchina di 66 anni, in Italia da 36. Quando è morta la salma è rimasta in ospedale quattro giorni, perché a Eboli non c'era un cimitero islamico. L'islam non permette che la tomba di un musulmano stia in un cimitero cristiano. Il sindaco, Massimo Cariello, 47 anni, legato ai valori francescani, ha trovato una soluzione: «La mia è una città dell’integrazione: nel rispetto delle regole, certo, ma aperta all'accoglienza. Anche nella morte»

Fatna Atoucha, la donna marocchina sepolta nel cimitero islamico di Eboli, accanto a quello cristiano
Fatna Atoucha, la donna marocchina sepolta nel cimitero islamico di Eboli, accanto a quello cristiano

(nella foto sopra: il sindaco di Eboli, Massimo Carriello, con Fatiha Chakir)

 

 

I precetti sono regole tassative, divieti, norme autorevoli. Ogni religione ne ha, anche di fronte alla morte. Dalla Campania, ed in particolare da Eboli, nel salernitano, arriva una storia unica nel suo genere sul fronte dell’integrazione dei dettami religiosi cristiani e musulmani.

Al Sud ci sono pochi cimiteri islamici – uno degli ultimi realizzato a Bari – tant’è che spesso l’espatrio della salma diventa scelta obbligata, con costi importanti a carico delle famiglie. Ma questa vicenda che vi raccontiamo costituisce, forse, un precedente importante.

Fatna Atoucha era una bellissima donna marocchina di 66 anni, da trentasei nel nostro Paese da quando – grazie al ricongiungimento familiare, nel 1983 – raggiunse suo marito prima a Battipaglia e poi ad Eboli, dove si stabilirono definitivamente. La loro è una grande famiglia numerosa, composta da cinque figli, di cui quasi tutte donne. Tra queste Fatiha Chakir, sposata ad Eboli e che a sua volta ha altri quattro splendidi bambini. Parliamo quindi di un nucleo di ormai tre generazioni.

Fatiha si distingue non solo nella comunità islamica ma nella società civile salernitana, divenendo vice presidente provinciale della Consulta per gli immigrati, presidente dell’associazione “Un mondo a colori”, volta a difendere i diritti degli immigrati e non solo, fa da interprete in lingua araba per le forze dell’ordine, a scuola parla ai bambini di differenze e rispetto culturale, aiuta gli stranieri ricoverati in solitudine negli ospedali, quegli immigrati desiderosi di riscatto e di una opportunità attraverso un ufficio sociale bancario.

È, insomma, in prima linea sul fronte della solidarietà. La stessa che gli viene dimostrata dal sindaco di Eboli Massimo Cariello, 47 anni, molto legato ai valori francescani, quando Fatna, madre di Fatiha, cittadina ebolitana, di fede islamica, viene improvvisamente a mancare.

Per quattro giorni la salma di Fatna resta in ospedale, ad Eboli non c’è un cimitero islamico. Il Comune ha in progetto l’istituzione di un’area per i non cattolici, ma il caso ha bisogno di una rapida risoluzione e Fatna merita una degna sepoltura.

I precetti islamici non permettono che la tomba di un musulmano possa stare in un cimitero cattolico «questo - sottolinea Fatiha - non per un fatto discriminatorio ma semplicemente perché si tratta di un precetto religioso. Così come altre religioni rispettano quelle norme delle proprie comunità di riferimento».

Al termine del quarto giorno, viene trovata un’aiuola separata dall’area interna del cimitero da un muro. Al di fuori della zona consacrata. Qui viene sepolta Fatna, e qui potranno trovare posto altre cinque salme di fede islamica.

È il primo – anche se piccolo – cimitero islamico. «Eboli – dice il sindaco Cariello – è la città dell’integrazione nel rispetto delle regole. Accogliamo oltre cinquemila residenti stranieri, la maggior parte magrebini ma anche indiani, abbiamo circa 350 bambini iscritti a scuola, contrastiamo lo sfruttamento e l’illegalità e supportiamo iniziative di integrazione culturale. La scelta di aprire il cimitero ad una donna di fede islamica è stata di cuore ed anche giusta, perché Fatna, per me, era prima di tutto cittadina ebolitana, e doverosa nel rispetto di un diverso credo religioso. Nulla di cui scandalizzarsi, piuttosto un segno di civiltà e di umanità che non deve mai mancare, soprattutto in politica».

«L’integrazione – conclude Fatiha – è anche questo. Non vogliamo un cimitero islamico distante ma accanto a quello cristiano. Diversi e simili nello stesso tempo, cittadini uguali di fronte alla legge e di fronte a Dio. Stiamo scrivendo una lettera che invieremo al Santo Padre e al presidente Mattarella per raccontare la nostra storia, specchio di questa Italia».

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