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Comincia con un grazie «per il dono dell’Enciclica “Magnifica humanitas”». Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, apre i lavori della82esima Assemblea dei vescovi italiani, che si tiene dal 25 al 28 maggio, parlando del testo appena presentato come di «un faro di luce nel buio di pensiero e di violenza che talvolta avvertiamo intorno a noi. Questo documento, nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, ci sprona nell’impegno a fare del bene comune, della destinazione universale dei beni, della sussidiarietà, della solidarietà e della giustizia sociale i principi di riferimento in un’epoca in cui la grande sfida è custodire l’umano. Infatti, “può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si ‘ha di più’ ma non si ‘è di più’, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce”».
«Pace a voi», ha ricordato il cardinale riprendendo il saluto di Gesù ai discepoli chiusi nel cenacolo. Sono le uniche parole che contano fatte proprie anche da Papa Leone XIV.
Che rilancia le parole del Pontefice sulla «follia della guerra» invitando le comunità a essere «case di pace disarmata».
Ringraziando il Papa «per la sua mitezza, che è la vera forza di cui il mondo ha bisogno», il cardinale ha ricordato che oggi il contesto internazionale è «un ospedale da campo con meno difese». Ha denunciato la corsa agli armamenti con una «spesa militare mondiale che ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari nel 2025 con un aumento di quasi il 3%. L’Europa ha incrementato gli investimenti in armi del 14%». Un «vortice del riarmo», accompagnato da una «cultura violenta della potenza», mentre invece occorre fermarsi e dire, come ha fatto Leone nel corso della veglia sulla pace: «Basta con l'idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l'esibizione della forza!». E, ancora, riprendendo sempre le parole di Leone, ha insistito: «Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute».
Nella sua prolusione il cardinale ha spiegato che «la guerra è cambiata, sempre più lunga e tecnologica» e ha riletto le parole dell’enciclica: «Non esiste algoritmo che possa renderla moralmente accettabile». Di qui l’appello a «sedersi ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo». Il presidente della CEI ha anche ricordato il progetto “È più bello insieme”, che porterà in Italia centinaia di bambini ucraini, e ha esortato a educare alla nonviolenza, soprattutto nelle attività estive.
Ha parlato del "lavoro povero" e della mancanza di una casa -«Non c'è vita degna e non c'è famiglia senza casa» -, dello sfruttamento che inchioda i più deboli, della solitudine che uccide. Ha ricordato Sako Bakari, il bracciante di 35 anni ucciso a Taranto «da un gruppo di giovanissimi, vittima di una violenza gratuita che lascia attoniti. Dietro questo fatto, così come dietro altri, c’è una povertà educativa profonda, come ha ricordato anche l’Arcivescovo di Taranto, Mons. Ciro Miniero: quando mancano relazioni significative, punti di riferimento, senso del limite, quando non si riceve amore disinteressato e non si riesce a dare un senso alla propria vita, si cerca forza nel gruppo, nel dominio sull’altro, nell’umiliazione del più debole. E se per anni il linguaggio pubblico alimenta sospetto e disprezzo verso chi è straniero o vulnerabile, allora la violenza trova un terreno ancora più fertile. Il problema dei giovani oggi non è soltanto cosa fanno, ma cosa sognano – o non riescono più a sognare». Ma c’è anche l’esempio di «Davide, 22 anni, accoltellato lo scorso ottobre a Milano da alcuni giovanissimi, in buona parte minorenni». Il ragazzo ha scritto che non odia. «Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce... Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare. E qualche parte dentro di me, che non voleva finisse così, lo ha fatto. Ho compassione per loro e li abbraccio».
E poi, dentro questo quadro, la Chiesa. Zuppi è stato chiaro: niente «recinti», niente «identità-tana». La comunità cristiana non può permettersi il lusso di piangere sul passato o di trasformarsi in una setta di puri. «La Cei non deve essere la somma delle opinioni», ha scandito. Ed ha indicato la strada: annuncio del Vangelo e promozione umana sono «un unico respiro».
«La Chiesa non guadagna nulla rimpiangendo il tempo in cui sembrava più ascoltata», ha affermato. Invece «guadagna tutto se torna a parlare al cuore, con parole comprensibili e vite credibili». Ha ricordato la necessità di costruire comunità in un «Paese di solitudini», con attenzione ai giovani, agli anziani, ai poveri e alla giustizia. E, a proposito del referendum sulla giustizia, ha auspicato «un dialogo serio, non ideologico, con spirito costituente».
Un’immagine forte è venuta dal ricordo del terremoto del Friuli (1976): a Venzone le pietre del Duomo furono numerate una a una per essere ricollocate. «Non si ricostruisce cancellando il passato», ha detto il cardinale. «C’è un futuro che nasce solo se sappiamo custodire ciò che ci ha preceduto». Anche la Chiesa in Italia deve fare lo stesso e custodire il Concilio, il Cammino sinodale e la carità diffusa.
Zuppi ha chiuso la sua lunga prolusione con l’immagine del Cenacolo: «Il Risorto continua a stare in mezzo a noi anche quando le porte sono chiuse, e ci dice: “Pace a voi”. Da questa pace ripartiamo». Una pace che non è una consolazione privata, ma una missione. E la forza vera, secondo i vescovi, non sta nelle armi, ma nel «servire la vita».




