PHOTO
«Magnifica Humanitas è nata dall'ascolto, come fece Leone XIII». Lo dice subito papa Leone. Dopo aver ascoltato gli interventi di quanti hanno presentato la sua prima enciclica e aver ringraziato, in particolare, il cofondatore di Anthropic, Christopher Olah, sottolinea che ha «ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo a tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con perseveranza regole giuste; genitori e insegnanti profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni.
Altre voci molto preoccupanti mi sono giunte riguardo a sistemi d'arma sempre più autonomi, praticamente al di là di ogni possibilità umana di governarli efficacemente». E ancora, «ascolto i vostri racconti preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l'accesso alle cure sanitarie, all'occupazione e alla sicurezza sulla base di dati contaminati da pregiudizi e ingiustizie. E ho ascoltato il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese decisioni – decisioni destinate a generare nuove forme di esclusione e sofferenza. Da questo ascolto nasce la convinzione, espressa in Magnifica, che l'intelligenza artificiale vada disarmata. La parola è forte, lo so, ma volutamente scelta perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l'attenzione, risvegliare le coscienze e indicare percorsi per l'umanità».
Accoglie l’invito di Olah, che riconoscendo che i laboratori di IA (incluso Anthropic) operano sotto pressioni commerciali, geopolitiche e personali che possono confliggere con il «fare la cosa giusta», chiede una vigilanza di voci «esterne a tali incentivi» – come quella della Chiesa – disposte a osservare con attenzione e a dire verità difficili, in un dialogo costruttivo.
Il Papa si dice disposto a «camminare insieme, ascoltare e parlare, e insieme trovare una via per l'umanità in questo tempo dell'intelligenza artificiale. Che grande segno di speranza è che, con le nostre differenze, possiamo ascoltarci a vicenda. Questo scambio testimonia chiaramente la gravità del momento, così come la fiducia che insieme possiamo discernere le grandi questioni del nostro tempo, e quindi il futuro dell'umanità».
«Alcuni potrebbero credere che le questioni riguardanti l’IA siano meglio gestite da informatici come me», aveva detto Olah, ma «si sbagliano: le domande sollevate dall’IA sono più grandi della comunità di ricerca sull’IA, non solo per le loro implicazioni, ma anche per la loro natura. I sistemi di IA non sono progettati come si progetta un ponte o un aeroplano. Comprendiamo un aeroplano perché ne abbiamo progettato ogni parte e comprendiamo la fisica che lo governa. I modelli di IA non sono così. Sono cresciuti su una struttura modellata sul cervello, alimentati da un’enorme eredità di pensiero e linguaggio umano. E ciò che ne è derivato è molto più sottile, strano e bello di quanto la fantascienza ci avesse preparato a immaginare. Non sono i freddi robot calcolatori che ci erano stati promessi. Sono fatti di noi, delle nostre parole — e, come osserva il Santo Padre, restano per molti aspetti misteriosi persino per noi che li addestriamo».
In particolare il Papa si dice preoccupato per l’uso bellico della Ia e per una tecnologia che rischia di essere separata dalla coscienza. «Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio», ribadisce nell’aula del Sinodo. «Tuttavia, disarmare non basta. Dobbiamo costruire. La parola "costruire" mi riporta agli anni della mia missione in Perù. Nel 2017, piogge torrenziali e inondazioni colpirono il nord del paese. Molte famiglie videro le loro case inghiottite dal fango, e anche molte strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, restaurare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo». Riprende l’immagine di Neemia che, «davanti alle mura in rovina di Gerusalemme, raduna il popolo scoraggiato per realizzare la rinascita». Questa immagine delle mura, però, «non legittima chiusure o divisioni, ma invita ciascuno a fare la propria parte, mattone dopo mattone. Prende forma una convivenza più giusta, capace di salvaguardare la dignità di tutti. Lo sforzo di Neemia parla al nostro tempo. L'intelligenza artificiale può essere un cantiere della storia, all'interno di un orizzonte di comunione in cui il progresso tecnico impara a servire la vita umana».
Cita Paolo VI che diceva che «Il vero sviluppo riguarda sempre ogni uomo e l'uomo tutto intero». Oggi questo «significa che nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. Tutto intero significa che nessuno può essere ridotto a produttività, a performance cognitiva o a un mero dato. La persona porta dentro di sé una libertà, un'interiorità e la vocazione all'amore e all'adorazione che nessuna macchina può sostituire o bloccare. Solo con una visione così integrale l'intelligenza artificiale può essere orientata al bene comune. Solo insieme – coloro che progettano i sistemi e coloro che ne sono coinvolti, paesi ricchi e paesi poveri, istituzioni e individui, centri di potere e periferie – potremo costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l'intera famiglia umana. Questa è la civiltà dell'amore di cui parlava san Paolo VI e che san Giovanni Paolo II ha proclamato con tanta forza come orizzonte da cercare insieme. Non è un sogno ingenuo; è una direzione. È il cammino che Gesù Cristo apre nella storia».
Una civiltà che è ancora possibile costruire. Non a caso, aveva detto il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede, il titolo «dell’enciclica ci porta a contemplare l’umanità come “magnifica”. E lo fa, anche se il testo riconosce la terribile capacità di male che c’è in noi, evidenziando quant’è ferita questa nostra umanità che arriva al punto di assassinare migliaia di bambini e di innocenti in guerre contrarie persino al diritto internazionale, che non si possono giustificare in nessun modo. Sì, questa nostra umanità che è capace di ridurre tante persone in schiavitù nelle forme più diverse, anche se siamo nel terzo millennio. Sì, questa nostra umanità che può giungere a livelli di indifferenza, di cinismo e di crudeltà che non smettono di stupirci. Malgrado tutto ciò, il Santo Padre non si vergogna di chiamarla “magnifica”. Perché ogni essere umano ha una dignità infinita».






