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Perché con Notre Dame brucia anche una parte di noi

15/04/2019  La cattedrale celebrata da Victor Hugo non è solo il tempio della cristianità francese ma un patrimonio dell'umanità di inestimabile valore.

Nella notte di Parigi rischiarata dalle fiamme spettrali che illuminano lo scheletro di Notre Dame gruppi di fedeli, i volti sgomenti, pregano inginocchiati e recitano litanie, molti col rosario in mano.  Il fuoco divora l’antichissimo terrazzo, soprannominato dagli architetti e dagli storici dell'arte "la foresta" per l'intreccio geniale dei legni costruito dai carpentieri medievali. Ma brucia anche la nostra “anima mundi”, creando un vuoto incolmabile.

La cattedrale, con la sua facciata decorata da immagini bibliche e i suoi gargoyles, ubicata nel cuore di Parigi, nella piazza omonima, non è solo una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo e uno dei monumenti più visitati del Pianeta, ma anche il cuore stesso della cristianità occidentale, insieme a San Pietro, al Duomo di Milano e alla Frauenkirche di Monaco di Baviera.

Brucia una parte di noi, Notre Dame, simbolo d'Europa, la basilica amata da fedeli e laici, un binomio che si rispecchia nella legge francese che assegna il tempio allo Stato e il suo utilizzo alla Chiesa cattolica. Nell'area in cui oggi sorge si trovava un tempio pagano dedicato a Giove e una più antica cattedrale, dedicata inizialmente a Santo Stefano. L'edificazione dell'attuale edificio venne finanziata sia dalla Chiesa che dalla Corona di Francia.  Come per tutte le cattedrali, lavorarono al suo cantiere molti cittadini comuni prestando la loro opera come fabbri, muratori e carpentieri. Al finanziamento partecipò anche la gente comune, miserabili e signori, anziani, donne e bambini, ricchi e poveri, privilegiati e derelitti, in un gigantesco afflato spirituale comunitario.

Non è certo la prima volta che la cattedrale subisce una devastazione. Notre Dame è infatti anche un incommensurabile palinsesto della coscienza europea. Durante la Rivoluzione francese la chiesa venne devastata dalla furia iconoclasta giacobina: dopo che tutti gli oggetti in metalli reziosi vennero inviati alla zecca per essere fusi, nell’ottobre del 1793, per ordine della Comune di Parigi,  tutte le statue della facciata, sia quelle della galleria dei Re, sia quelle dei portali, vennero distrutte. Nel dicembre dello stesso anno, il filosofo Henri de Saint Simon era in procinto di acquistare la cattedrale per poi distruggerla.

Il 10 novembre 1793, con una celebrazione della libertà oganizzata da Pierre-Gaspard Chaumette, la chiesa divenne Tempio della Ragione ; in seguito, dal 1798, ospitò anche gli uffici del clero costituzionale. Ma la storia restituiì a Notre Dame la sua funzione di tempio della cristianità. In seguito al Concordato del 1801, firmato il 15 luglio da Bonaparte e Pio VII, la cattedrale tornò alla Chiesa Cattolica.

Un importante ruolo nella campagna di sensibilizzazione per il restauro della cattedrale lo ebbe Victor Hugo con il suo celeberrimo romanzo  Notre-Dame de Paris, pubblicato nel 1831, che racconta la storia del campanaro Quasimodo e della zingara Esmeralda. L'opinione pubblica si schierò a favore dell'impresa, come era nelle intenzioni di Hugo, e vi fu un grande interesse nei confronti dell'edificio.

Davanti al suo altare maggiore si sono svolte, oltre  all’incoronazione di Napoleone, cerimonie di re e regine di Francia, la beatificazione di Giovanna d’Arco e le esequie delle figure politiche più importanti della storia nazionale, da De Gaulle a Mitterand. Il presidente Emmanuel Macron, di fronte alle fiamme che stanno distruggendo Notre-Dame ha sintetizzato con una frase il dolore dei francesi e degli occidentali: "Je suis triste ce soir de voir brûler cette part de nous", sono triste stasera nel veder bruciare una parte di noi...

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