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mercoledì 19 giugno 2019
 
 

Emergenza terremoto: mobilitazione per il Pakistan

31/10/2015  Quattrocentocinquanta vittime, oltre 2 mila sono i feriti, più di 15 mila le case distrutte. Le organizzazioni umanitarie si prodigano per i soccorsi: l’Unicef, Plan International, ma anche le chiese e le Ong cristiane stanno intervenendo. Con la Caritas in prima fila.

«C’è stata una forte scossa. Lampadari e ventilatori oscillavano. Le persone sono corse in strada, e lì sono rimaste, terrorizzate all'idea di rientrare nelle proprie abitazioni. Le scosse di assestamento sono quelle che più spaventano ora; ce ne sono già state già alcune. Il panico si è impadronito della popolazione. Non dimentichiamo che la gente è ancora scioccata dal terremoto del 2005, che colpì la regione del Kashmir, causando 75 mila morti e lasciando 3 milioni e mezzo di persone senza un tetto». Così Naima Chohan, specialista della Protezione infantile nelle emergenze, di “Plan International” (organizzazione umanitaria per l'infanzia), che vive a Islamabad, Pakistan). 

La regione dell'Hindu Kush, area altamente sismica, a cavallo tra Afghanistan e Pakistan, e il nord dell'India (fra Kashmir e New Delhi) sono stati colpiti, lunedì 26 ottobre, da un terremoto di magnitudo 7.5 della scala Richter (8.1 secondo fonti locali), con epicentro a 270 km circa a nord est di Kabul. Il sisma è stato avvertito anche in parte del Tagikistan e in Cina.

Sono finora 450 le vittime, oltre 2 mila sono i feriti (alcuni sono ricoverati nel Lady Reading Hospital di Peshawar; altri nell'ospedale Wazir Akbar Khan di Kabul), più di 15 mila le case distrutte, e il bilancio delle vittime è destinato a salire.

In Pakistan sono stati subito mobilitati l'esercito e la protezione civile, per liberare le strade dai detriti di frane e smottamenti, e permettere, così, l'invio di macchinari per la ricerca di superstiti, di tende e di generi di prima necessità. “Abbiamo rimosso 27 frane su un totale di 54”, riferisce un comunicato dell'ufficio stampa dell'esercito (Ispr), “mentre è stata aumentata del 30% la capacità di posti negli ospedali militari”. Là dove i collegamenti stradali non sono possibili, si sono alzati in volo gli elicotteri.

Tuttavia, la situazione delle zone di montagna, più isolate, resta difficile, non è ancora stato possibile raggiungere molti villaggi, i cui abitanti hanno già trascorso alcune notti all'aperto con temperature rese rigide dalle nevicate dei giorni scorsi. «Il terremoto ha colpito molte aree remote e rurali sia in India, che in Pakistan», spiega Unni Krishnan, responsabile dell’Area preparazione e risposta ai disastri di Plan International. «Le linee telefoniche sono saltate. L’unico modo per affrontare la situazione è lavorare in partnership con le organizzazioni locali, le sole che possono raggiungere certi luoghi e rispondere a una crisi come questa».

«Siamo profondamente preoccupati per la sicurezza e il benessere dei bambini (12 studentesse sono rimaste schiacciate durante l'evacuazione della loro scuola nella provincia afghana di Takhar), che corrono grandi rischi in ogni disastro, ma qui sono in pericolo di morte anche per il brusco calo delle temperature», ha dichiarato Karin Hulshof, direttore regionale Unicef per l'Asia meridionale. Unicef Afghanistan e Pakistan stanno lavorando con i Governi nazionali e sono pronti per distribuire aiuti salva vita a decine di migliaia di bambini colpiti, e alle loro famiglie.

Al momento sembra che i danni più importanti e le vittime siano soprattutto in Pakistan, in particolare nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa (260 morti), ma anche nei distretti di Gilgit Baltistan, Chitral, Charsada, Swat, Peshawar, Quetta, Kohat e Malakand, Islamabad, Lahore, Multan, Azad Jammu, Kashmir, e Karakhi, nel Pakistan meridionale. Pochissime notizie si hanno dall’Afghanistan poiché l’area colpita ‒ province di Takhar e Namgarhar ‒ è prevalentemente sotto il controllo dei talebani (che hanno dichiarato la loro disponibilità a non ostacolare gli aiuti). Anche la capitale Kabul ha tremato, e i membri del Senato, che erano in seduta, sono stati evacuati. 

Le Ong cristiane si sono mobilitate. «Non abbiamo per il momento registrato vittime fra i cristiani; abbiamo avuto solo qualche chiesa danneggiata. Questo evento è un'occasione per mostrare solidarietà interreligiosa. I cristiani sono buoni cittadini in Pakistan anche se alcuni estremisti vogliono seminare odio e distruggere la pace e l'armonia nel Paese»: è quanto ha detto all’Agenzia Fides il pastore Rasheed Nazir, della All Saints Church di Peshawar, segretario diocesano della Chiesa cristiana anglicana del Pakistan. E il parroco anglicano, Samson Anwar, ha sottolineato: «Metteremo tutte le nostre forze, energie e risorse a servizio della solidarietà con chi oggi soffre e si trova nel lutto e nel disagio». 

Papa Francesco ha indirizzato un telegramma al nunzio apostolico in Pakistan, arcivescovo Ghaleb Moussa Abdalla Bader, esprimendo la sua solidarietà nei confronti di quanti sono stati colpiti dal disastro, e offrendo le sue preghiere per le vittime. Il cappuccino padre Shahzad Khokher, di Lahore, ma attualmente a Roma, constatato il grande dramma che sta vivendo il suo popolo, lo affida alla vicentina beata Eurosia Fabris (di cui il 6 novembre ricorreranno i dieci anni di beatificazione), la cui devozione in Pakistan sta crescendo. «In una zona quasi totalmente musulmana, che si siano creati gruppi di preghiera, devoti ad una beata vicentina, rappresenta un segno di speranza», ha detto. «Raccomando a lei il mio popolo in questi giorni di grande sofferenza».

«Caritas Pakistan si è attivata prontamente», riferisce il direttore Amjad Gulzar, «inviando un team a Peshawar, centro di riferimento per le autorità locali e le agenzie internazionali, per valutare i danni e avviare un coordinamento degli interventi. Nel frattempo, ha lanciato alla rete Caritas un appello per la fornitura di kit di preparazione all'inverno, rifugi temporanei, kit cucina, kit igienico-sanitari». Lo stesso direttore e alcuni suoi collaboratori si sono recati a Rawalpindi, diocesi di riferimento delle zone terremotate, per pianificare i primi aiuti con lo staff diocesano. Caritas Italiana, in costante contatto con Caritas Pakistan, la rete internazionale delle Caritas operanti nell’area, le poche parrocchie presenti (si tratta di una zona a prevalenza musulmana), e le altre organizzazioni locali, ha già messo a disposizione 100 mila euro a sostegno degli interventi di prima necessità. 

Attiva anche la Ong Iom (Organization for Migration), che ha un ufficio a Badakhshan, capitale dello Stato di Faizabad, una delle province più colpite. L'ufficio è stato danneggiato, ma il personale è salvo, e si è messo subito al lavoro per monitorare la situazione.

È possibile sostenere l'Unicef con una donazione tramite:
- bollettino di c/c postale numero 745.000, intestati a Unicef Italia
- carta di credito online sul sito www-unicef.it
- telefonando al numero verde Unicef 800 745 000

Per sostenere gli interventi della Caritas, si possono inviare offerte a Caritas italiana (via Aurelia 796 - 00165 Roma), tramite c/c postale n. 347013, specificando nella causale: Terremoto Asia ottobre 2015, oppure conto corrente, UniCredit, via Taranto 49, Roma, Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119.


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