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mercoledì 24 maggio 2017
 
Parlano il papà e la compagna di Gabriele
 

«E' un uomo e un giornalista coraggioso, ma ora diventiamo tutti la sua voce»

21/04/2017  Il giornalista italiano Gabriele del Grande è imprigionato in Turchia, come sempre più spesso accade a chi tenta di fare informazione nel Paese governato da Erdogan, che calpesta i diritti e pretende di entrare in Europa. Un “fermo amministrativo” che non ha nessuna motivazione ufficiale, ma la spiegazione più plausibile è il lavoro di ricerca che Gabriele stava portando avanti ai confini tra Turchia, Siria e Irak, nelle zone dei campi profughi e dei territori di guerra

(Qui sopra: il papà di Gabriele, Massimo del Grande. Nella copertina del servizio: il giornalita con la compagna Alexandra e i loro due figli)

 

 

 

Il suono del telefono è incessante a casa di Massimo del Grande, padre di Gabriele, il giovane giornalista in “fermo amministrativo”, ospitato dalle autorità turche, nel centro di detenzione di Mugla nel sud-est della Turchia. Il motivo? Non pervenuto. Semplicemente un mistero, con le autorità di Istambul ed Ankara chiuse a qualsiasi, perché? In isolamento rigoroso, senza contatti esterni di nessun tipo, con le giornate scandite da ciclici interrogatori composti sempre dalle stesse domande.

 

La Turchia, non è nuova a questi tipi di comportamenti nei confronti di giornalisti indipendenti, la libertà di stampa è praticamente ridotta ai minimi termini sotto il regime di Erdogan. Nel 2015 sono state chiuse diverse testate giornalistiche indipendenti e sono state ridotte al silenzio per sempre alcune emittenti televisive e radiofoniche. All’inizio del 2016 sono stati licenziati 894 giornalisti, chiusi migliaia di siti web non in linea con il regime di Erdogan e registrate più di 180 aggressioni a giornalisti “troppo indipendenti”. La Turchia, nell’autorevole classifica relativa alla libertà di stampa per l’anno 2016, prodotta da Reporters Sans Frontieres, è al 151° posto su 180 paesi analizzati.

 

«Gabriele è un ragazzo molto generoso e proiettato verso il prossimo,- ci dice Massimo Del Grande, il padre-, ha sempre dato voce a chi non aveva la possibilità di far sentire la propria. Oggi dobbiamo essere, tutti noi, la sua voce». E’ un uomo di grande stazza, Massimo, ma ciò nonostante non riesce a contenere tutta l’ondata di amicizia ed affetto che la vicenda di Gabriele sta scatenando: «Sono stanco e provato, tantissime telefonate, non credevo che Gabriele avesse così tanti amici; molti giornalisti mi chiamano dall’estero, dai vari paesi dell’Unione Europea, si stanno dando da fare per organizzare alcune iniziative a favore della liberazione di mio figlio. Oggi e nei prossimi giorni ci saranno manifestazioni in tante piazze d’Italia e in varie località europee, tutto questo è molto bello…vorrei ringraziare tutti, se potessi abbraccerei ognuno singolarmente».

 

Un “fermo amministrativo” che non ha nessuna motivazione ufficiale, per ora solo deduzioni ed ipotesi. La motivazione più plausibile è relativa al grosso lavoro di ricerca che il giornalista e scrittore italiano stava portando avanti ai confini tra la Turchia, Siria e Irak, nelle zone dei campi profughi e dei territori di guerra. Gabriele ha una compagna, Alexandra, dalla loro unione sono nati due splendidi figli, una bambina di 4 anni e un maschietto di 3, che sono il coronamento di una bella storia affettiva, fatta anche di grande impegno sociale e culturale. «Gabriele è molto scrupoloso e spinto da grande entusiasmo per una professione che ama con tutto se stesso - ci racconta Alexandra D’Onofrio, la sua compagna -, in continua ricerca degli aspetti più in ombra delle storie. Il sequestro di tutti gli strumenti professionali in suo possesso, è già una chiara risposta ai nostri punti interrogativi».

 

E’ purtroppo una consuetudine che quello che sta subendo Gabriele è prassi che si ripete spesso per i giornalisti in Turchia che lavorano senza tutele dei loro diritti di uomini e di professionisti. La Farnesina si è immediatamente attivata a favore di Gabriele e il ministro Angelino Alfano ha mobilitato il corpo diplomatico italiano in Turchia. Dopo le prime difficoltà, è stato ottenuto un incontro per il 21 Aprile alle 9.00. Una delegazione italiana, con il console Luigi Iannuzzi e l’avvocato turco, incontrerà Gabriele nel centro di detenzione di Mugla». C’è grande speranza di riuscire a far chiarezza attorno a tutta la vicenda, magari procedendo a grandi passi verso la liberazione definitiva di Gabriele.

 

«E’ un uomo che non si abbatte mai, anzi, - aggiunge Alexandra -, nell’unica telefonata in cui ci siamo sentiti dopo il suo fermo, ha voluto dare un segno pacifico di protesta iniziando lo sciopero della fame contro la soppressione della libertà di informazione». Molte persone hanno aderito a questa pacifica forma di sensibilizzazione e i messaggi di solidarietà si stanno moltiplicando esponenzialmente via web in tutta Europa. Ringrazio tutti coloro che hanno aderito allo sciopero della fame e coloro che hanno riempito o riempiranno le piazze d’Italia e d’Europa per Gabriele. Spero che tutto quello che stiamo facendo ridoni la libertà a Gabriele nel più breve tempo possibile».

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