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Non è certo uno schiaffo alla miseria. La visita di papa Leone nel principato di Monaco, il prossimo 28 marzo, secondo viaggio apostolico internazionale dopo quello che lo ha portato in Turchia e in Libano, si inserisce nel quadro di una serie di spostamenti che il Pontefice ha programmato tra l’Italia e il resto del mondo, per portare a tutti vicinanza e speranza. Da Acerra, che visiterà il 23 maggio e dove incontrerà i cittadini che subiscono le conseguenze della Terra dei fuochi, fino al viaggio in Algeria non solo sulle orme di Sant’Agostino, ma anche per vedere con i suoi occhi uno dei Paesi da cui partono, seguendo la rotta verso la Sardegna e poi verso il centro del Mediterraneo, flussi di uomini, donne e bambini in cerca di situazioni di vita migliori. Dalla devozione alla Madonna di Pompei, dove si recherà l’8 maggio, all’incoraggiamento alla diocesi di Napoli, dove si sposterà nel pomeriggio, fino all’Africa dell’Angola, altro Paese tribolato, o alla Spagna dove sarà inaugurata la Sagrada Familia, il capolavoro di Antoni Gaudì, papa Leone sembra abbracciare con la sua presenza tutta la complessità umana. Dalla «preoccupazione per l'ecologia integrale e la salvaguardia della nostra casa comune» e dalla passione comune per lo sport e ciò che rappresenta per l'umanità» che lo lega, fa sapere l’arcivescovo di Monaco Dominique-Marie David, al principe Alberto II, alla passione per l’arte come bellezza che parla al cuore dell’umanità, alla sofferenza dei più diseredati, al dramma di profughi, senza dimora, persone in difficoltà. Escluso invece, nel 2026 il viaggio negli Stati Uniti anche se gli Usa celebreranno, il 4 luglio, i loro 250 anni dall’indipendenza. Visita sconsigliata anche per non interferire con le elezioni di medio termine che si terranno nel novembre di quest’anno e per non inasprire ulteriormente il rapporto con Trump dopo le critiche dei vescovi americani del Nord e del Sud per la sua gestione delle migrazioni. Il 20 febbraio, infatti, le conferenze episcopali di Usa, Canada e America Latina (Celam) hanno diffuso un documento congiunto in cui ribadiscono che «nessun migrante è estraneo alla Chiesa. In ogni persona che lascia la propria patria in cerca di sicurezza, opportunità o dignità, riconosciamo un fratello, una sorella; riconosciamo il volto stesso di Cristo in cammino. La mobilità umana non può essere ridotta a una questione meramente politica o economica; è una realtà profondamente umana che interpella la nostra coscienza cristiana e la responsabilità etica delle nazioni». E per questo, sostenuti da papa Leone, invitano «le autorità civili a promuovere politiche che tutelino la vita, i diritti e la dignità dei migranti. Riconosciamo la responsabilità degli Stati di regolamentare la migrazione e garantire il bene comune; tuttavia, ribadiamo che ogni legislazione deve porre al centro l'inalienabile dignità della persona umana e il rispetto che essa merita».
Significativo che proprio la data del 4 luglio è stata scelta da Leone per recarsi, invece, a Lampedusa dove celebrerà l’indipendenza americana dando coraggio a una terra segnata dal dramma delle morti in mare dei migranti.





