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lunedì 23 luglio 2018
 
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Credere

Gerardo De Feo e Sonia Sambati: Dio ci parla con i fatti

10/05/2018  Da 30 anni fanno parte del Cammino neocatecumenale, che li ha aiutati a cogliere la presenza del Padre nella vita di tutti i giorni: «Le coincidenze? Non esistono»

La storia di Gerardo De Feo e Sonia Sambati comincia, come in certi film americani, a una festa di compleanno. Siamo a Roma. Lei ha quasi 18 anni, viene da una famiglia cristiana standard, è una brava ragazza che non vuole deludere i genitori. Gerardo di anni ne ha 23 ed è ateo convinto, impegnato nei collettivi studenteschi. Si piacciono, si frequentano, cominciano a confrontarsi. Ma sulla religione le visioni sono inconciliabili. «Finché alcuni amici ci hanno invitato a queste catechesi per adulti. Io di preti non ne volevo sapere, e sono andato solo perché a parlare erano dei laici, gente come me», racconta Gerardo.

I catechisti del Cammino neocatecumenale sono infatti persone comuni, impegnate nel lavoro, la famiglia, i problemi quotidiani, e che la sera offrono il loro tempo per annunciare il Vangelo. Gerardo partecipa agli incontri, discute, litiga. «Volevo capire... com’era possibile che questo “Dio” non fosse una teoria, ma agisse fattivamente nella vita, come mi raccontavano? E perché queste persone perdevano il loro tempo a parlare con me?». Poi, la svolta: «Mi colpì l’annuncio che Dio era Padre, che non dovevo sforzarmi per cambiare, ma che sarebbe stato lui a cambiare me. Mi sentii liberato da un peso. E se oggi sono una persona diversa – meno istintiva, più calma – non è certo merito mio».

LA CHIAMATA

Anche Sonia, che pure era credente, scopre qualcosa di nuovo: «Mi resi conto che, anche se in parrocchia parlavo ai ragazzi di Dio, non ne avevo un’esperienza diretta. Non credevo che Dio potesse agire nella mia storia. E poi scoprire che ero amata indipendentemente dai miei sforzi di compiacere... è stata una bomba». E così entrano insieme nel Cammino.

Sono sposati da 26 anni. Sonia è insegnante di matematica e fisica in un liceo scientifico, Gerardo manager per un’azienda petrolifera. Oggi anche loro raccontano come la presenza di Dio si è fatta tangibile nella propria storia. Un esempio? Hanno deciso di sposarsi durante un ritiro spirituale, certi che la loro relazione dovesse fare un salto. Erano senza casa e con un solo stipendio, ma si sono affidati, nella convinzione che Dio li avrebbe aiutati. E la Provvidenza non si è fatta attendere. Hanno trovano casa subito, Sonia si è laureata e un mese dopo è rimasta incinta del primo figlio. «Di fatti così ne possiamo raccontare tanti», conclude Gerardo. «Se succede una volta puoi dire che è un caso, se sono due è una coincidenza, ma alla terza pensi che c’è Qualcuno...».

Oggi di figli ne hanno cinque. «E quattro in Cielo», aggiunge Sonia, ricordando i tre aborti spontanei e la piccola Maria, morta a una settimana dalla nascita a causa di una malformazione congenita. «Lo abbiamo scoperto al quarto mese, l’unica strada pareva l’aborto. Abbiamo deciso di proseguire la gravidanza, perché Dio trae il bene anche dove sembra impossibile. Maria ha vissuto solo pochi giorni, ma per noi non è un fantasma... è una figlia come gli altri, una presenza che ha fatto tanto bene. Anche il nostro rapporto di coppia è diventato più forte».

CONDIVIDERE LA VITA

  

Insomma, di ragioni per dire che – dopo 30 anni nel Cammino neocatecumenale – le loro vite sono cambiate, ce ne sono tante. Ma se andassero riassunte in poche parole? Per Sonia c’è la riconciliazione: «Sapere che Dio mi ama e mi perdona, a differenza di un marito o un figlio che magari tiene il muso per un po’, aiuta. Io ho ricevuto il perdono, e allora perché non dovrei perdonare a mia volta?». E poi, la libertà: «Nessuno mai ci ha detto devi sposarti, devi avere dei figli, non devi abortire... mai! Ascoltare la parola di Dio costantemente, e ascoltare quello che Dio fa nella vita degli altri fratelli di comunità, ti ammaestra piano piano».

“Fratelli” e “sorelle”: è così che nel Cammino si chiamano gli altri membri della comunità, come faceva san Paolo con gli altri cristiani. «Perché nel Cammino si condivide la vita», conclude Gerardo. «Ci sono persone giovani e anziane, singoli e coppie, e si cresce insieme, si vede quello che Dio fa nella vita di ognuno. Così persone “estranee” e diversissime ti diventano care come fratelli e sorelle nella carne. Questo non vuol dire che non ci siano scontri – talvolta pure con gli stessi catechisti –, ma è bello potersi parlare con franchezza, nella verità, e vedere che la parola di Dio può ricostruire dei rapporti che, in altri contesti, abbandoneresti senza pensarci due volte».

LA PAROLA AI FIGLI

«Non mi obbligano mica, la comunità è un aiuto»

Nel Cammino neocatecumenale i bambini partecipano alla Messa con i propri genitori. Intorno ai 13 anni sono invitati ad ascoltare le catechesi, al termine delle quali si crea una comunità che procede in autonomia. Come vivono i ragazzi il loro essere “figli del Cammino”? «Per me è sempre stata la normalità andare a Messa in comunità il sabato sera o fare le Lodi in famiglia la domenica mattina», racconta Benedetta, terza liceo. «Ma quando nasce la tua comunità... e puoi condividere le tue esperienze, e ascoltare quelle degli altri... capisci quanto sia speciale». «Certo, è impegnativo», aggiunge Emanuele, 24 anni. «Crescendo ti rendi però conto che avere sempre qualcuno con cui confrontarsi vale più che perdere qualche uscita del sabato sera». Non lo si vive come una costrizione? Risponde Simone, 21 anni, al secondo anno di Fisica: «Chiaramente c’è una spinta, perché conosco la storia di mamma e papà, e so quanto il Cammino sia stato importante per loro. Qualche volta abbiamo litigato, mai però mi sono sentito obbligato ad andare. È sempre stata una mia scelta. Non ho sempre avuto una fede salda, ma sapere che c’è una comunità a cui ti puoi appoggiare, anche se non ci vai, è un grande aiuto».

CAMMINO NEOCATECUMENALE

  

«Un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni». Così san Giovanni Paolo II definì il Cammino neocatecumenale, che quest’anno festeggia i 50 anni di attività. Si tratta di un percorso di conversione attraverso il quale riscoprire le ricchezze del Battesimo. Avviato negli anni ’60 in uno dei sobborghi più poveri di Madrid da Kiko Argüello e da Carmen Hernández, oggi il Cammino è diffuso in più di 900 diocesi di 105 nazioni, con oltre 20 mila comunità. Per saperne di più: www.camminoneocatecumenale.it.

Foto di Stefano Dal Pozzolo/Contrasto

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