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Giada Lepore: «La luce della musica rischiara la mia vita»

25/01/2018  La ragazza a 13 anni è diventata completamente cieca. Ma sostenuta dalla mamma Apollonia sogna un futuro nella musica come il suo idolo Andrea Bocelli, che le ha scritto per incoraggiarla

Ci sono le lacrime e c’è il dolore, la forza interiore e la speranza, la luce e il buio, la musica dell’anima che ridà senso pieno alla vita e quella delle note e degli accordi. La storia di Apollonia Botticella e di sua figlia Giada Lepore scorre sul pentagramma della vita, con uno spartito di sofferenza che tempra la fede e di forza che riesce a trasformare il pianto in dono di sé e apertura all’altro.  

Apollonia è una giovane mamma di Benevento animata da una fede profonda, che si nutre della parola di Dio con la lettura del Vangelo, con l’adorazione eucaristica e con l’evangelizzazione di strada e si fa gesto concreto di attenzione all’altro attraverso le opere al fianco di chi soffre, nelle corsie degli ospedali.  

Il suo essere madre è tutto insieme sorriso e dolore, lotta e scoperta di nuovi orizzonti e inesplorate opportunità da costruire, tassello su tassello, ogni giorno, insieme alla sua creatura speciale e diversa, intelligente e vivace, curiosa e appassionata di musica e di canto, e alle prese con la cecità.

Giada ormai tredicenne è diventata completamente cieca; pur avendo un problema molto grave fin dalla nascita, in maniera quasi miracolosa e dopo un lungo iter negli ospedali, la bambina per lungo tempo è riuscita a vedere una luce, a distinguere le figure. Poi, pochi mesi fa, il buio totale.

NEL DOLORE CON FEDE

Come una madre possa sopportare tanta sofferenza, lo spiega Apollonia: «Con la fede. All’inizio è stato un dolore immenso, una figlia tanto desiderata, piccola e fragile alle prese con un percorso così tortuoso da affrontare. Sono stati gli anni degli ospedali, in giro per l’Italia, delle speranze di poter salvare quel barlume di luce negli occhi di Giada. Ho capito a un certo punto che Dio mi stava chiedendo di essere madre in una forma più piena, che mi stava mettendo alla prova. Nel momento di massimo sconforto, ho affidato la mia vita e quella della mia bambina al Signore, ho messo tutto nelle sue mani e quello è stato il punto di svolta: mi sono sentita rigenerata e ricaricata e ho avuto la consapevolezza di quanto Giada fosse un dono per la nostra famiglia».

COME BOCELLI

  

Una storia simile a quella di Andrea Bocelli, raccontata nel film La musica del silenzio, tratto dall’omonimo romanzo scritto dal tenore e liberamente ispirato alla sua vita, dall’infanzia fino all’inizio della sua grande carriera. Tanto simile da spingere Apollonia a scrivergli per cercare il conforto di chi ha vissuto lo stesso buio e l’ha reso un canto di vita. Una lettera tanto dolce e straziante da colpire al cuore Bocelli, il quale ha voluto regalare parole di speranza e rinascita alla piccola Giada.

«Quella lettera mi ha aperto gli occhi», racconta Giada, con spontaneità, ironia e freschezza, rubando la parola alla mamma. Continua: «Quelle parole mi hanno dato serenità, mi hanno fatto capire che si può essere felici, realizzati e amati anche se diversi. Prima avevo paura di non avere amici, che nessuno potesse accettarmi o volermi bene perché non ho la vista, ma non è così. Come Bocelli anche io amo la musica e il canto e spero da grande di riuscire a trasformare la mia passione in un lavoro».

L’AMORE PER LA MUSICA

Giada è reduce dallo spettacolo L’altro di me curato dai coreografi Enzo Mercurio e Paola Ievolella e andato in scena al teatro Massimo di Benevento; canto, musica, recitazione e danza per mettere in luce i talenti che ognuno possiede, anche se affetto da disabilità. Uno spettacolo organizzato da Apollonia e dai genitori dei bambini beneventani con disabilità, riuniti nel comitato Insieme per, con lo scopo di far divertire i propri ragazzi, di far emergere le loro capacità ma anche per sostenere i gravosi costi delle terapie riabilitative, che dovrebbero essere garantite dal sistema sanitario regionale campano ma che vengono purtroppo periodicamente sospese per mancanza di fondi.

CON L’AIUTO DELLA FEDE

  

Interviene Apollonia: «Ho pensato che la fede in Dio dovesse essere anche occasione per integrare i giovani con disabilità nella società, per creare una dimensione di amicizia e solidarietà, partendo dalla musica, dalla danza e dalla recitazione».

La maturità di fede e la forza interiore di oggi sono il frutto di un percorso spirituale che parte da molto lontano e affonda le radici nell’infanzia di Apollonia. «Fin da piccola sono stata provata da sofferenze morali e fisiche, a causa dei miei numerosi problemi di salute, che per un periodo mi hanno costretto su una sedia a rotelle, mi hanno imposto diverse operazioni chirurgiche e periodi in ospedale. Nella sofferenza è germogliata la mia fede. Ho sentito Dio vicino, come padre e come madre, e ho capito che non era arrivato il mio tempo. Dio mi stava chiedendo qualcosa attraverso quelle “prove”. Io ho interpretato la sua richiesta come la volontà di farmi aprire agli altri, di non chiudermi nel mio dolore ma renderlo luce per quanti avessi incontrato sul mio cammino».

Foto di Francesco Fiorellini

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