PHOTO
Non è soltanto un impianto fotovoltaico. È il tentativo di trasformare un principio dell'ecologia integrale in un'infrastruttura concreta. La Santa Sede vuole arrivare all'autosufficienza energetica grazie a un grande progetto agrivoltaico che sorgerà nell'area extraterritoriale di Santa Maria di Galeria, alle porte di Roma, un territorio esteso circa dieci volte la superficie dello Stato della Città del Vaticano. Un'iniziativa che intreccia innovazione tecnologica, tutela del creato e responsabilità etica, nel solco aperto da papa Francesco con la Laudato si' e oggi rilanciato da papa Leone XIV.


Nei giorni scorsi il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), la Fondazione Fratello Sole e Acea hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per sviluppare il progetto, destinato a coniugare produzione di energia rinnovabile e utilizzo agricolo del territorio. L'obiettivo dichiarato è ambizioso: alimentare non solo gli impianti di Radio Vaticana presenti nell'area, ma garantire il completo fabbisogno energetico dell'intero Stato vaticano.
La scelta dell'agrivoltaico non è casuale. A differenza dei tradizionali campi fotovoltaici, questa tecnologia permette di installare pannelli sopraelevati mantenendo la possibilità di coltivare il terreno sottostante o di destinarlo ad altre attività agricole. In questo modo la produzione di energia si accompagna alla salvaguardia del suolo e del paesaggio, cercando un equilibrio tra sviluppo e tutela ambientale.


Secondo quanto spiegato dalla Santa Sede, il progetto adotterà criteri di sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita delle infrastrutture: riduzione delle emissioni, uso efficiente delle risorse idriche, protezione degli ecosistemi e valorizzazione del territorio agricolo. L'intesa con Acea nasce proprio dalla complessità tecnica di un'iniziativa che richiede competenze energetiche, ambientali e gestionali integrate. Il quadro giuridico è stato definito dall'accordo tra Italia e Santa Sede entrato recentemente in vigore e dalla costituzione della Fondazione Fratello Sole, voluta per accompagnarne la realizzazione. Il progetto si richiama esplicitamente alla Laudato si', alla Laudate Deum e al motu proprio Fratello Sole di papa Francesco.


L'idea, del resto, non nasce oggi. Già Francesco aveva indicato la crisi climatica come una questione morale oltre che ambientale, chiedendo una conversione ecologica capace di coinvolgere istituzioni, imprese e comunità cristiane. Nell'enciclica del 2015 denunciava il limitato accesso mondiale alle energie pulite e invitava a sviluppare nuove tecnologie e modelli di produzione sostenibili, senza sacrificare la dignità delle persone né devastare il territorio.
Negli ultimi anni quello spirito si è tradotto anche in molte esperienze locali. Diverse diocesi e parrocchie italiane hanno promosso impianti fotovoltaici condivisi, gruppi di autoconsumo e comunità energetiche rinnovabili, considerate non soltanto strumenti per ridurre i costi delle bollette ma occasioni di solidarietà. L'energia prodotta in comune può infatti diventare una leva per sostenere famiglie vulnerabili, enti caritativi e opere sociali, trasformando la transizione ecologica in una pratica di giustizia e partecipazione.


Il progetto di Santa Maria di Galeria rappresenta quindi qualcosa di più di un investimento tecnologico. È un messaggio simbolico: anche lo Stato più piccolo del mondo sceglie di misurarsi con una delle grandi sfide del nostro tempo, mostrando come fede, innovazione e cura della casa comune possano procedere insieme. Se sarà realizzato secondo i programmi annunciati, il sole che illumina i terreni alle porte di Roma potrebbe diventare anche la fonte dell'energia che alimenta il cuore della Chiesa cattolica.




