Ci sono annunci che pesano più di una scelta. Quello di Federica Sciarelli, che non condurrà "Chi l'ha visto?" nella stagione televisiva che sta per iniziare, appartiene a questa categoria. Non è il semplice cambio di una conduttrice, per quanto nota, dopo 22 anni di continuità. È la conclusione di un ciclo che ha segnato le vicende della televisione italiana e, soprattutto, la vita di migliaia di spettatori rimasti in attesa di una risposta, di un volto, di una verità mai trovata.

Quando Sciarelli ereditò il timone da Daniela Poggi nel 2004, aveva già alle spalle una carriera di cronista solido, capace di navigare le complessità della contemporaneità. Ma "Chi l'ha visto?" non è una trasmissione ordinaria. Nata nel 1989 dalle intuizioni di Donatella Raffai, il programma della Rai aveva costruito, nei decenni precedenti, un patto intimo con il pubblico: il patto di chi non ha risposte e spera di trovarle guardando la televisione. Uno spazio dove il dolore privato diventa pubblico, dove la disperazione incontra l'audience nel momento più fragile della narrazione.

Sciarelli ha capito questa responsabilità immediatamente. Ha trasformato il programma senza stravolgerlo, dando più spazio ai casi di scomparsa mentre manteneva la sezione dedicata ai delitti irrisolti. Ha portato in studio il rigore del giornalismo d'inchiesta, quella metodologia che non si accontenta delle apparenze. Il "massacro del Circeo", risalente al 1975, ha visto la trasmissione mobilitarsi nel 2004 per localizzare uno dei tre aggressori latitanti; il caso di Sarah Scazzi nel 2010 è stato seguito con una puntualità che divenne, anche, controversa – quando la madre della ragazza apprese in diretta della confessione dello zio.

Quei momenti, il terribile istante della scoperta, l'incertezza che si dissolve in tragedia, segnano anche chi guarda. Segnano soprattutto chi, ogni settimana, siede nella poltrona della conduzione. Sciarelli ha parlato di questo peso negli ultimi anni, confessando in un'intervista con Repubblica del 2020 che il lavoro era diventato "molto faticoso" per l'impatto psicologico dei racconti trattati. Non era stanchezza fisica. Era l'accumulazione di centinaia di storie non risolte, di domande senza fine, di volti che ritornano ogni settimana perché ancora nulla è cambiato.

In questo le scelte precedenti dell'emittente costruiscono una speciale continuità. "Chi l'ha visto?" ha mantenuto, nel tempo, quella pratica dell'interattività diretta, le telefonate in studio, che altre trasmissioni hanno da anni abbandonato. È uno dei pochi spazi in cui un genitore, un fratello, un amico può ancora telefonare dal vivo, raccontare, essere ascoltato. Per questo il programma rimane, anche oggi, una forma di televisione necessaria. Non semplicemente necessaria al palinsesto, ma necessaria a chi, dall'altra parte dello schermo, non ha nient'altro a cui aggrapparsi.

Il congedo di Sciarelli, che ha 67 anni ed era già stato confermato per il 2026, ma con il 2027 rimasto incerto, chiude un capitolo. Non perché "Chi l'ha visto?" sparisca, ma perché sparisce la voce che ha saputo tessere, per oltre due decenni, il filo fra la cronaca nera e l'umano, fra il metodo giornalistico e la compassione. Una voce che non ha mai trasformato il dolore in spettacolo, anche quando lo spettacolo era ciò che avrebbe potuto garantire ascolti superiori. È raro trovare questa coerenza in televisione. È ancora più raro che qualcuno la mantenga per 22 anni.