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martedì 24 settembre 2019
 
l'esorcista
 

«Gli attacchi al Papa vengono da Satana e provocano scismi»

01/07/2019  Intervista all’esorcista e psichiatra padre Raffaele Talmelli: «Chi, col dubbio ostinato, accusa il Pontefice non crede né alla tradizione della Chiesa né al dogma. Su questo il cristiano non fa orecchie da mercante. Già ai tempi di San Callisto, nel 217, si accusava il Pontefice di eresia. Il Papa è un miracolo vivente e sacramento di unità, è ovvio che il demonio si accanisca contro di lui»

Padre Raffaele Talmelli, 60 anni
Padre Raffaele Talmelli, 60 anni

«L’avversione nei confronti del Papa genera scismi. Ma gli attacchi non sono una novità di oggi: si cominciò ad accusare il Pontefice di eresia già al tempo di san Callisto, nel 217. Contro Pio IX ci furono accuse di ogni tipo, scismi, invasione dello Stato pontificio; la sua salma rischiò persino di essere gettata nel Tevere». Parola di padre Raffaele Talmelli, esorcista della diocesi di Siena, psichiatra, monaco della Congregazione dei Servi del Paraclito e autore del libro Ecco io vedo i cieli aperti – Psicopatologie, fenomeni mistici e demonologia (Edizioni OCD), giunto alla seconda edizione e che si configura come un viaggio nel mistero del male, aiutandoci a riconoscerlo e a svelarne gli inganni. «Alla fine della lettura», scrive l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, «non si resta angosciati ma sollevati, perché ci è indicata la possibilità di vincere il Male e di farlo con tanta umanità, quasi con leggerezza, eppure senza nessun compromesso e cedevolezza».

Perché, a distanza di dieci anni dalla prima, una seconda edizione ampliata e corretta sul fenomeno delle psicopatologie e dei fenomeni mistici?

«La prima edizione era una sorta di “appunti per studenti”. In questa ho cercato di proporre una trattazione più sistematica. Nei dieci anni trascorsi dalla prima edizione, sono successi vari eventi che mi hanno spinto a farlo. Penso prima di tutto alla beatificazione di Maria Bolognesi avvenuta nel 2013. La conobbi nella mia adolescenza; morì quando io avevo vent’anni e, trent’anni dopo, è toccato proprio a me il ruolo di postulatore della sua causa di beatificazione».

Cosa le ha insegnato questa donna?

«Una “donna di servizio” semplice, povera e nascosta ma anche una grande mistica. Ebbi così modo di capire, dal vivo, il significato del vero misticismo, così lontano dalla teatralità con cui è talora pubblicizzato. Con mia grande sorpresa, anche per tre sacerdoti di cui fui penitente è iniziato il Processo di Beatificazione, e anche per Laura Vincenzi, amica dai tempi dei campi-scuola. Devo riconoscere che si tratta di una “casualità” piuttosto particolare. La loro esistenza fu certamente un esempio di virtù eroicamente vissute, una specie di paradigma che non consente di confondere santità e follia, misticismo e fanatismo, umiltà e depressione. Il loro vivo esempio, ora vagliato ufficialmente dalla Chiesa, mi è stato di grande aiuto, per comprendere al meglio i criteri di discernimento che la Chiesa stessa adotta. Un altro evento è stato il pontificato di papa Benedetto XVI».

Concluso con le dimissioni dal soglio pontificio.

«Credo che quel gesto, unico nella storia della Chiesa, abbia il valore di un grande segno. Assistere alla trasmissione diretta della “lampada della fede” dalla mano di un successore di Pietro all’altro è stato un evento epocale. La tradizione della Chiesa non è folklore religioso, è la trasmissione integra del patrimonio della fede. Non è nemmeno l’idolatria archeologica del primitivo seme: il seme è cresciuto, è diventato un albero. Io ormai sono un vecchio medico. Il concetto di “terapia”, nel senso dell’attuazione concreta dei mezzi più adeguati per combattere le malattie, salvare la vita e migliorarne la qualità, ha subito una drammatica mutazione di fronte alla quale non voglio essere un “cane muto” come dice il profeta Isaia. Vogliamo contare quanti milioni di morti ha prodotto la “terapia abortiva”? O quella di “purificazione razziale”? O la “prevenzione della thalassemia e della sindrome di Down”? O la “dekulakizzazione”? Il nuovo testo è arricchito di citazioni e testimonianze che, spero, siano di aiuto ai cristiani per restare sempre fedeli alla Chiesa, nonostante le tempeste ereticali e scismatiche che da sempre si abbattono sulla “roccia” su cui essa è fondata».

La copertina del libro di padre Talmelli
La copertina del libro di padre Talmelli

Oggi all’interno della Chiesa ci sono attacchi pesanti contro papa Francesco, accusato di eresia, blasfemia e addirittura di essere diabolico. Come si inquadra questo fenomeno particolarmente drammatico nell’economia del male?

«L’avversione veemente a Dio, alla Santissima Persona di Gesù, alla Beata Vergine Maria, ai Santi, alla Chiesa, alla Parola di Dio, alle realtà sacre è uno dei segni della presenza del demonio. L’odium fidei e l’odium ecclesiæ, massima espressione dell’avversione al sacro, generano martiri, non seggiole rotte e sbalzi d’umore. E l’odium Petri genera scismi. San Cipriano scriveva che “il demonio inventò le eresie e gli scismi con cui sovvertire la fede, corrompere la verità, spezzare l’unità”. Gesù stesso ha voluto munire la Chiesa sua sposa di un dono specialissimo e unico: il carisma del Primato petrino. Il Papa è un dono, non un’imposizione. Il povero pescatore di Galilea, che Gesù volle chiamare “Roccia” (Mc 3,16), ebbe il carisma di confermare nella fede i suoi fratelli (Lc 22,32), quantunque egli stesso fosse segnato dalla debolezza».

Questo cosa significa?

«Che il Signore non rese il suo Apostolo immune dal commettere errori, cioè impeccabile; gli conferì invece il carisma di non poter insegnare errori, cioè di essere infallibile. Lo avvertì anche che Satana lo avrebbe cercato per vagliarlo come il grano. E il vaglio di Satana non si fece attendere: i primi trenta papi furono tutti uccisi. Il Papa è sempre un miracolo vivente, è un “sacramento dell’unità”, come dice il Catechismo. È ovvio che Satana si accanisca contro Pietro: “Ubi Petrus, ibi Ecclesia”, diceva sant’Ambrogio e solo “la sede apostolica conserva immune da errori la religione cattolica” (Papa Ormisda, 515). Minare le fondamenta per far crollare tutta la casa».

Ma gli attacchi al Papa ci sono sempre stati, non sono una novità di oggi. O no?

«Certo, si cominciò ad accusare il Pontefice di eresia al tempo di san Callisto, nel 217. E la storia continua. È sempre attuale il monito di sant’Alfonso Maria de’ Liguori: “Che poi alcuni pontefici sieno caduti in eresia, taluni han cercato di provarlo, ma non mai l’han provato, né mai lo proveranno. Del resto, se Dio permettesse che un papa fosse notoriamente eretico e contumace, egli cesserebbe d’essere papa, e vacherebbe il pontificato. Dobbiamo giustamente presumere, come dice il cardinal Bellarmino, che Iddio non mai permetterà che alcuno de’ pontefici romani, anche come uomo privato, diventi eretico né notorio né occulto. Le definizioni [date dal Papa] sono infallibili, allorché parla, anche fuori del concilio, come dottore universale della chiesa, e definisce ex cathedra le controversie di fede o de’ costumi, che sono di mero dritto, o di fatto unito al dritto; e ciò per la podestà suprema conferita da Gesù Cristo a san Pietro e per lui a tutti i suoi successori”. Nel 1870, papa Pio XI proclamò il dogma dell’infallibilità del Romano Pontefice. La ribellione a Pio IX fu a dir poco feroce: accuse di ogni tipo, scismi, invasione dello Stato pontificio; persino la sua salma rischiò di essere gettata nel Tevere. Ogni Papa, guidando la barca di Pietro verso l’Omega, la meta, imprime necessariamente delle svolte. La pula vola sempre via seguendo la tangente. Coloro che col dubbio ostinato o con i loro attacchi teologici ardiscono accusare il Papa dimostrano di non credere né alla Tradizione né al dogma. Tanto per essere chiari, papa Francesco all’inizio e alla fine del sinodo 2014-2015 rammentò a tutti i vescovi la necessità di essere “cum Petro e sub Petro”, e che il Papa è “Pastore e Dottore supremo di tutti i fedeli, garante dell’ubbidienza e della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa”».

Un vincolo forte per tutti i credenti.

«Un cristiano non fa orecchie da mercante. Sa che si trova di fronte al magistero infallibile del Papa anche in campo morale. Allora, fa il possibile per istruirsi meglio e chiarire i suoi dubbi; non si mette ad accusare il Papa e a cercare, per difendere ostinatamente le proprie ragioni, incauti proseliti disposti a condividere dubbi e accuse. San Giovanni Bosco insegnava ai suoi giovani: “Figlioli miei, tenete come nemici della religione coloro che colle parole o cogli scritti offendono l’autorità del Papa e cercano di scemare l’ubbidienza ed il rispetto dovuto ai suoi insegnamenti ed ordini. Ricordatevi che dobbiamo stringerci intorno a lui, e che la nostra salvezza sta solo col Papa e nel Papa. Chi è unito al Papa è unito con Gesù Cristo, e chi rompe questo legame fa naufragio nel mare burrascoso dell’errore e si perde miseramente”».

I profeti di sventura e i falsi profeti che proliferano anche nel mondo cattolico sono espressione del male? E qual è il loro obiettivo?

«Se la demonologia, quando si occupa stoltamente di “fenomeni insoliti”, ma anche di sintomi psichiatrici, della forma degli escrementi, dello scricchiolio dei mobili, delle muffe sui muri e cose simili, distoglie dalla “realtà quotidiana della tentazione e del peccato”, il falso profetismo ne completa l’azione venefica, distogliendo dalla speranza quotidiana e dalla fede nella Chiesa di oggi; confonde tra profezia e oroscopo. I cristiani sanno che Gesù Crocifisso e Risorto ha già “vinto il mondo” (Gv 16,33), che “esce vittorioso per vincere ancora” (Ap 6,2) e che “il Cuore Immacolato alla fine trionferà” come è stato proclamato a Fatima nel 1917. La nostra storia è un “trionfo in divenire”. Tutti possono analizzare le macerie; solo chi ha gli occhi della fede può intravvedere, proprio in quelle macerie, le orme del Risorto. I falsi messaggi generano anzitutto sfiducia nel Magistero, mettono enfasi sul male e inducono giudizi temerari e disprezzo verso consacrati, attribuiscono sciagure e catastrofi all’azione vendicativa del “Dio punitore” e, una volta delegittimato il Papa (impostore, eretico, sosia, demonio), pretendono che la guida della Chiesa sia affidata al veggente di turno. Lo sa che attualmente, in Italia ci sono almeno tre sedicenti “portavoce della Trinità” In questo modo finiscono col creare piccole o grandi sette che sgretolano l’unità della Chiesa. Ma la Chiesa resta. Forse ridotta a un “piccolo gregge” (Lc 13,32). Ma sempre Una, Santa, Cattolica, Apostolica. Indissolubilmente legata alla sua Roccia, il Romano Pontefice. Perché siamo certi che “ove si conserva l’apostolica successione, ivi certamente anche si conserva la vera apostolica dottrina” come proclamò il Concilio di Costanza del 1418».

Lei è esorcista e psichiatra. Come è possibile distinguere tra malattie mentali e fenomeni diabolici? «L’insegnamento della Chiesa è chiaro come sempre. “Se una persona è affetta da disturbi psichici, praticarle preghiere di esorcismo sarebbe puramente illusorio e dannoso”. L’antico Rituale Romanum del 1614 prescriveva di distinguere bene tra fenomeni diabolici e «atra bile», termine che indicava le malattie mentali. Il peccato, per essere grave e ostinato, richiede “intelletto e volontà libera”. Le malattie mentali compromettono in vario grado la “capacità di intendere e di volere”. Mentre il Magistero invocava discernimento e chiarezza, tanta letteratura parallela, sia medica che religiosa, faceva il possibile per confondere le acque: “mania demoniaca”, “depressione demoniaca”, “doppia eziologia”... In genere è quella la letteratura che dilaga. Purtroppo, nonostante gli sforzi del Magistero, la psichiatria è ancor oggi nel mirino. Ringraziamo il buon Dio che la dermatologia non lo è più. In un passato non troppo lontano, angiomi cutanei, nei e mammelle soprannumerarie furono ritenuti un sicuro marchio del diavolo, stigma diaboli, e, a causa di tali “marchi”, molte donne furono accusate di stregoneria e condannate al rogo. Ma cosa c’entra tutto questo con la demonologia?».

La statua di San Pietro apostolo nella Basilica Vaticana
La statua di San Pietro apostolo nella Basilica Vaticana

Qual è il rapporto esistente tra demonologia e vita morale?

«Il rapporto è molto stretto. Non si può pensare a una demonologia svincolata dal peccato. E il peccato è un atto umano, richiede la “piena avvertenza e il deliberato consenso”. Se è vero che Dio può permettere terribili purificazioni ad anime sante, cioè in uno stato di virtù eroica, è fondamentale ricordare che è l’ostinazione nel peccato a metterci in braccio a Satana. Benedetto XVI spiega che “esorcizzare significa collocare il mondo nella luce della ratio che proviene dall’eterna Ragione creatrice come pure dalla sua bontà risanatrice”; ciò significa che il sovvertimento del diritto naturale, scritto da Dio nel cuore di ogni uomo, è la più devastante opera diabolica. Tutta la Chiesa, con mezzi diversi, è sempre coinvolta in questa azione esorcistica, ben sapendo che, come diceva Pio XI, “quelle leggi umane, che sono in contrasto insolubile col diritto naturale, sono affette da vizio originale, non sanabile e non si calpesta impunemente la legge naturale e l’Autore di essa”».

Quindi il paranormale non c’entra nulla.

«Quando la demonologia si focalizza su questo, non solo diviene una stoltezza, ma distoglie l’attenzione dei fedeli dalla “realtà quotidiana della tentazione e del peccato, in cui Satana è sicuramente all’opera” come si legge nel Rito degli esorcismi della Cei. Giuda, pur vivendo con Gesù, Maria e gli altri apostoli restò ladro e bugiardo fino in fondo; dalla sua bocca sentiamo addirittura una morale sul buon uso del denaro!. Nessuno gli gettò il malocchio o gli preparò una pozione malefica; tuttavia «dopo quel boccone, datogli da Gesù in persona, Satana entrò in lui» come si legge nel Vangelo di Giovanni. Non vomitò biglie colorate, non evacuò catene o scarabei, non diventò bipolare né si mise a ruggire. Vendette Gesù Cristo. Dunque non desta stupore che ladri e bugiardi si improvvisino a grandi accusatori e moralizzatori. Fuori e dentro la Chiesa. Scribi e Farisei, “che erano attaccati al denaro cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca”. Giuda, ahinoi, era un apostolo».

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