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giovedì 14 dicembre 2017
 
Nuove povertà
 

I "senza casa" cambiano identikit, ma rimangono invisibili

06/06/2016  Non solo clochard volontari ma tanti poveri, immigrati e anche persone di mezza età espulse dal mercato del lavoro a causa della crisi economica. Il mondo dei “senza fissa dimora” ha nuovi protagionisti e richiede nuove politiche. La fotografia del fenomeno è stata effettuata durante il Festival dell'Economia di Trento.

Possono avere differenti nomi: senza tetto, homeless, senza fissa dimora, clochard, esclusi, barboni. Qualunque sia la definizione che vogliamo dare, si tratta di “invisibili”. Invisibili per i comuni cittadini. Invisibili per i politici che non li identificano come potenziali elettori, perché non hanno una residenza legittima. Ce ne accorgiamo solo nei periodi in cui “l’emergenza freddo” li porta alla ribalta della cronaca, o peggio ancora quando diventano oggetti di brutali violenze. Invisibili anche per le statistiche ufficiali, che analizzano quelli in condizioni di povertà, assoluta o relativa, ma non considerano gli altri, quelli che non hanno nemmeno una fissa dimora e vivono in condizioni di povertà estrema ed esclusione sociale. Nella quasi totalità delle indagini, la base di campionamento comunemente utilizzata sono le abitazioni. Per questi motivi gli homeless vengono sistematicamente esclusi dalle statistiche ufficiali sulla povertà e sulla diseguaglianza sociale. Ma in ogni caso, i dati raccolti nelle principali capitali europee nei conteggi annuali segnalano un trend fortemente crescente del fenomeno, illustrato in un convegno a Trento da Michela Braga, lecturer presso l'Università Bocconi di Milano e ricercatrice della Fondazione Debenedetti, durante l'11° Festival dell'Economia.

FENOMENO IN AUMENTO

In Italia la fotografia più aggiornata è quella di Milano con il secondo Censimento Completo della popolazione dei Senza Fissa Dimora della città del 2013. Rispetto a cinque anni prima, il fenomeno è aumentato del 69%, tanto da rappresentare oggi lo 0,21% della popolazione residente nelle città (a fronte dello 012 del 2008). È diminuita però la percentuale di chi dorme in strada, grazie al significativo aumento di forme di accoglienza emergenziale nei mesi invernali.
Ma allora, quali sono i volti dei senza casa? Si tratta prevalentemente di uomini nella parte centrale della loro vita (l’età media è di 41,2 anni e il 46 per cento della popolazione censita ha tra i 25 e i 44 anni), con un aumento degli immigrati, così come degli individui che dichiarano di essere sposati o di avere un partner. Sono individui con un livello di istruzione medio alto. Il 30% ha ricevuto sussidi finanziari, dei quali il 19% dal pubblico, ma gli stranieri non riescono ad accedervi. Girano “portandosi dietro” la loro “misera ricchezza”, fatta di poche cose e stracci impilati su carrelli, o infilati in borsoni, spesso accompagnandosi con animali da compagnia, cani soprattutto. E i nuovi invisibili, quelli della generazione tecnologica, non sono del tutto estranei alle nuove tecnologie: spesso hanno un pc o un cellulare. È proprio così impossibile, allora, mapparli e raggiungerli?
Tra le cause principali del fenomeno, vi è la perdita del lavoro, oppure la rottura di relazioni famigliari (divorzio ma anche la perdita di un coniuge o di un figlio), la dipendenza da droga e alcool, l’uscita dal carcere.

INTERVENTI DA RIVEDERE

  

In Italia gli interventi sui senza dimora sono nella quasi totalità dei casi di tipo emergenziale e assistenziale: i cosiddetti “piani anti freddo” che consistono nell’incrementare l’offerta di posti letto durante i periodi dell’anno in cui il clima è più rigido e nel fornire coperte, cibo e bevande calde, con il supporto di volontari e del terzo settore. Non c’è però un’evidenza empirica dell’efficacia degli interventi di reinserimento nella società. Certo, fornire i servizi essenziali è fondamentale, ma il rischio è che ci sia una cronicizzazione di questo “status di homeless” per la maggior parte di essi. Sono quindi necessari approcci innovativi per ridurre o prevenire la nascita del fenomeno, così da incanalare le risorse verso quegli interventi che effettivamente producono risultati positivi drenandole dagli interventi inefficaci.
A livello internazionale il primo approccio è quello delle politiche per il possesso di un alloggio, tendenza che si sta diffondendo anche in Italia. Mentre dall’America, ed in particolare San Francisco (ma anche a Milano) arrivano positivi esempi di supporto da parte delle biblioteche pubbliche, che accolgono di giorno i senza tetto. Ad aggravare il fenomeno, però, è anche la reazione della società, oltre ad una mancanza di coordinamento e di razionalizzazione degli interventi a vari livelli.

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