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Il cosiddetto “gioco”. Basta equivoci sulla parola azzardo

20/05/2016  «Ai miei tempi, gioco significava: allegria, chiasso, cortile, oratorio, pallone... Oggi è "azzardo", cioè tutto il contrario. Il Governo non faccia finta di niente».

Con le parole abbiamo inventato il mondo vero e quello falso. La sincerità non è di questo mondo! E, per fare un esempio eloquente, cito la parola “gioco”. Una volta, ai miei tempi, gioco significava: allegria, chiasso, cortile, oratorio, pallone, ping pong e gambe graffiate.

Oggi gioco può significare anche “azzardo”, cioè tutto il contrario del gioco di ieri. Guai se qualcuno tenta di smascherare questo giochetto. I furbi, i mafiosi, i gestori di bar e di locali vari giurano che l’azzardo è un gioco. E con la parola gioco equivocata stanno rovinando la vita a milioni di persone.

Usciamo quindi dall’equivoco e diciamo che l’azzardo non ha niente a che fare con il gioco e che talvolta basta una parola gestita male per creare disastri. Noi abbiamo dichiarato guerra all’azzardo con dibattiti, libri, mostre, discussioni nelle scuole, nei Comuni e nelle città.

Vogliamo che il Governo intervenga in modo più energico e più chiaro e soprattutto vogliamo che le famiglie non cadano in questo ulteriore equivoco. Giorni fa il ministro dell’Interno Alfano, a nome del Governo, ha annunciato una iniziativa «per rivedere la disciplina del settore con la massima garanzia di serietà e trasparenza finanziaria».

C’è un però. Nei mass media e nei permessi concessi con troppa facilità ai gestori dei locali, mi pare che la massima garanzia di serietà ci sia una volta sì e una volta no. Perché sempre il ministro dell’Interno, sempre con la stessa serietà, ha aggiunto una frasetta che noi, maliziosamente, interpretiamo poco trasparente ed emblematica. Ha tirato in ballo i bilanci dello Stato: deve essere fatto tutto il possibile e l’impossibile contro l’azzardo, ma «con una particolare attenzione al bilancio».

L’Italia è un Paese che per vivere ha bisogno dei soldi delle multe, delle bische, dei parcheggi in seconda fila. La lotta alle evasioni fiscali, il lavoro ai giovani, l’aiuto alle aziende in crisi, l’apertura e la gestione più intelligente e continua delle gallerie d’arte, delle biblioteche, delle aree turistiche e delle infinite bellezze italiane non potrebbero essere fonti di reddito più serio e onesto?

Invece l’erario, non potendo perdere risorse dal business delle slot, raccoglie sia dalla parte giusta che dalla parte sbagliata. E allora sia gioco per chi lo vuole gioco e sia azzardo per chi lo vuole azzardo. L’Italia non è andata sempre così?

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