«A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale», dice Donald Trump in una intervista telefonica di 5 minuti al Wall Street Journal sui tragici fatti di Minneapolis. Una dichiarazione in pieno stile Trump. Non riconosce pubblicamente nessun errore, ma lascia intravedere, sia pure con grande vaghezza, una via di uscita. Dichiarando «missione compiuta» Trump potrebbe presto tirarsi fuori da quello che ormai sta diventando il suo Vietnam interno, l’intervento violento nelle strade di Minneapolis degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement Agency (ICE), l’agenzia federale addetta al controllo dell’immigrazione, alla quale Trump ha lasciato mano libera.

L’intervento degli agenti ICE nell’area metropolitana di Minneapolis e Saint Paul (definite le Twin Cities, le città gemelle) per contrastare l’immigrazione illegale (soprattutto quella somala, detestata da Trump) si sta lasciando dietro una scia di sangue e soprusi. Altro che «lavoro fenomenale».
Quelle di Renée Good (uccisa il 7 gennaio) e di Alex Pretti (assassinato il 24 gennaio) non sono due morti accidentali, sono due esecuzioni, come documentano i video girati nelle strade della città del Minnesota e le sequenze fotografiche.

Renée Good non stava cercando di investire un agente con la sua auto durante un diverbio, eppure le hanno sparato attraverso il finestrino. Alex Pretti possedeva sì una pistola con regolare licenza, eppure non l’ha usata né per difendersi e né per minacciare. Quando è stato ucciso in strada, Pretti era «armato» solo del suo smartphone con il quale stava filmando gli abusi compiuti dagli agenti federali. A Minneapolis le squadracce di ICE non solo hanno ucciso. Hanno arrestato e deportato bambini, spruzzato spray urticante a pochi centimetri dal volto dei manifestanti immobilizzati a terra, trascinato fuori di casa nelle strade innevate persone seminude.

Fiori e lumini sul luogo dove è stato ucciso Alex Pretti dagli agenti federali che cercavano di arrestarlo, a Minneapolis, sabato scorso
Fiori e lumini sul luogo dove è stato ucciso Alex Pretti dagli agenti federali che cercavano di arrestarlo, a Minneapolis, sabato scorso

Fiori e lumini sul luogo dove è stato ucciso Alex Pretti dagli agenti federali che cercavano di arrestarlo, a Minneapolis, sabato scorso

(REUTERS)

Sono metodi che indignano non solo ex presidenti democratici come Bill Clinton e Barack Obama («molti dei nostri valori fondamentali come nazione sono sempre più sotto attacco»), ma ormai anche esponenti del partito repubblicano. Finalmente si fanno sentire le voci di chi non resta sconvolto soltanto dalla furia assassina delle squadracce ICE, ma anche dalla manipolazione della realtà. Dopo la tragedia si passa all’offensiva demonizzando la vittima e distorcendo i fatti. Lo hanno fatto lo stesso Trump, il suo consigliere per la sicurezza interna Stephen Miller e la segretaria per la sicurezza Kristi Noem, sempre agghindata come una modella che sfila in abiti da sceriffo.
Incalzato sull’uccisione di Alex Pretti dal Wall Street Journal (giornale conservatore e non pregiudizialmente ostile) Trump concede che «stiamo esaminando, stiamo valutando tutto e arriveremo a una conclusione». Parole vaghe che negano una realtà ormai evidente.
«Penso che la morte degli americani, ciò che vediamo in TV, stia causando profonde preoccupazioni sulle tattiche federali e sulla responsabilità», ha detto il governatore repubblicano dell'Oklahoma Kevin Stitt al programma Face the Nation della CBS. «Agli americani non piace ciò che stanno vedendo in questo momento».
Alla domanda se gli agenti federali dell'immigrazione devono essere ritirati dal Minnesota, Stitt, che presiede l'Associazione dei governatori repubblicani, ha risposto: «Penso che sia il presidente a dover rispondere a questa domanda... E in questo momento sta ricevendo cattivi consigli».
La senatrice repubblicana dell'Alaska Lisa Murkowski dice che l'incidente «dovrebbe sollevare seri interrogativi all'interno dell'amministrazione circa l'adeguatezza della formazione in materia di applicazione delle leggi sull'immigrazione e delle istruzioni fornite agli agenti». «Gli eventi di Minneapolis sono incredibilmente inquietanti», ammette il senatore della Louisiana Bill Cassidy.
Trump è riuscito a scatenare anche l’ira della potente, influente e amica lobby della armi da fuoco, rappresentata dalla NRA (National Rifle Association). Le critiche rivolte ad Alex Pretti per il fatto che fosse legalmente in possesso di un'arma ha indotto la NRA a considerare «pericoloso e sbagliato» implicare che sia giustificato sparare a un individuo perché armato.
Cresce anche la tensione con i governatori democratici che di fronte ai soprusi degli agenti federali di ICE pensano di mobilitare gli agenti della Guardia Nazionale, che agiscono ai loro ordini, a sostegno della polizia locale. Le strade delle città americane rischiano di infiammarsi ancora di più, con scenari inquietanti di possibili guerre civili. Un incubo in vista delle elezioni di medio termine previste a novembre.