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Il Papa durante l'Angelus
«Anche in questi giorni, l’Ucraina è colpita da attacchi continui, che lasciano intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno. Seguo con dolore quanto accade, sono vicino e prego per chi soffre. Il protrarsi delle ostilità, con conseguenze sempre più gravi sui civili, allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura. Invito tutti a intensificare ancora gli sforzi per porre fine a questa guerra».
È l’appello di papa Leone XIV all’Angelus in piazza San Pietro che ha invitato a pregare per la pace non solo in Ucraina, ma anche «in Medio Oriente e in ogni regione dove purtroppo si combatte per interessi che non sono quelli dei popoli. La pace si costruisce nel rispetto dei popoli», ha ribadito il Pontefice.
Nella catechesi prima della preghiera mariana, Leone si è soffermato sul Vangelo odierno nel quale, dopo aver ricevuto il Battesimo, Gesù inizia la sua predicazione e chiama i primi discepoli Simone – detto Pietro –, Andrea, Giacomo e Giovanni: «Osservando da vicino questa scena del Vangelo di oggi, possiamo farci due domande: una sul tempo in cui Gesù avvia la missione e l’altra sul luogo che sceglie per predicare e chiamare gli apostoli. Chiediamoci: quando inizia? dove inizia?», le due domande del Papa che prosegue: «Anzitutto l’Evangelista ci dice che Gesù diede inizio alla sua predicazione “quando seppe che Giovanni era stato arrestato”. Accade dunque in un momento che non sembra quello migliore: il Battista è stato appena arrestato e perciò i capi del popolo sono poco disposti ad accogliere la novità del Messia. Si tratta di un tempo che suggerirebbe prudenza, e invece proprio in questa situazione oscura Gesù inizia a portare la luce della buona notizia: “Il regno dei cieli è vicino”».


La carovana della Pace dell'Azione Cattolica Ragazzi in piazza San Pietro per l'Angelus del Papa
(ANSA)«Anche nella nostra vita personale ed ecclesiale, talvolta a causa delle resistenze interiori o di circostanze che non giudichiamo favorevoli», ha sottolineato il Papa, «noi pensiamo che non sia il momento giusto per annunciare il Vangelo, per prendere una decisione, per fare una scelta, per cambiare una situazione. Il rischio, però, è quello di rimanere bloccati nell’indecisione o prigionieri di una eccessiva prudenza, mentre il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia: Dio è all’opera in ogni tempo e ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo pronti o la situazione non sembra la migliore».
Il Papa si è poi soffermato su un particolare del racconto evangelico che ricorda il luogo da cui Gesù inizia la sua missione pubblica: “Egli lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao”. «Rimane comunque in Galilea, un territorio abitato soprattutto da pagani, che per via del commercio è anche una terra di passaggio e di incontri», nota il Papa, «potremmo dire un territorio multiculturale attraversato da persone con provenienze e appartenenze religiose diverse. In questo modo, il Vangelo ci dice che il Messia viene da Israele, ma supera i confini della propria terra per annunciare il Dio che si fa vicino a tutti, che non esclude nessuno, che non è venuto solo per chi è puro ma, anzi, si mescola nelle situazioni e nelle relazioni umane. Anche noi cristiani, dunque», ha spiegato, «dobbiamo vincere la tentazione di chiuderci: il Vangelo infatti va annunciato e vissuto in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli».
Dopo l’Angelus, il Papa ha ricordato che «questa domenica, la terza del Tempo Ordinario, ricorre la Domenica della Parola di Dio. Papa Francesco l’ha istituita sette anni fa per promuovere in tutta la Chiesa la conoscenza della Sacra Scrittura e l’attenzione alla Parola di Dio, nella Liturgia e nella vita delle comunità. Ringrazio e incoraggio quanti si impegnano con fede e con amore per questa prioritaria finalità».
Il Papa ha poi ricordato la ricorrenza della Giornata mondiale dei malati di lebbra e ha espresso la sua «vicinanza a tutte le persone affette da questa malattia. Incoraggio l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau e quanti si prendono cura dei malati di lebbra, impegnandosi a tutelare la loro dignità».
Infine, il saluto ai ragazzi dell’Azione Cattolica di Roma, impegnati con i genitori, gli educatori e i sacerdoti, alla Carovana per la Pace: «Cari bambini e ragazzi, vi ringrazio perché aiutate noi adulti a guardare il mondo da un’altra prospettiva: quella della collaborazione tra persone e popoli diversi», ha detto il Papa, «grazie! Siate operatori di pace a casa, a scuola, nello sport, dappertutto. Non siate mai violenti, né con le parole né con i gesti. Mai! Il male si vince solo con il bene».
Il Pontefice ha ricordato l’appuntamento di domenica pomeriggio nella Basilica di San Paolo fuori le Mura (qui la diretta a partire dalle ore 17.30) per la conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: «Celebrerò i Vespri insieme con i Rappresentanti delle altre confessioni cristiane. Ringrazio quanti parteciperanno, anche attraverso i media, ed auguro a tutti una buona domenica».






