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venerdì 20 ottobre 2017
 
 

«Il mondo è in guerra ma le religioni non c’entrano»

27/07/2016  Francesco sul volo per Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù commenta l’assassinio di padre Jacques e gli altri fatti di sangue di questi giorni: «Abbiamo paura di dire questa verità: il mondo è in guerra perché ha perso la pace». E sulle cause: «Qualcuno potrebbe pensare che sia una guerra di religione: no, noi tutte le religioni vogliamo la pace, la guerra la vogliono gli altri, capito?»

Dopo lo sgomento e il dolore espressi martedì per l’uccisione di padre Jacques Hamel, il sacerdote sgozzato sull’altare a Rouen, papa Francesco sul volo che lo ha portato in Cracovia per celebrare la Giornata mondiale della Gioventù ha affermato qual è il suo pensiero su quello che sta accadendo in Europa e nel mondo: «Quando parlo di guerra parlo di guerra sul serio, no di guerre di religione. Non c'è guerra di religione», ha aggiunto, «c'è guerra di interessi, per i soldi, per le risorse naturali, per il dominio dei popoli».

Il Pontefice si è fermato a precisare il concetto che aveva espresso all'inizio dell'incontro con i giornalisti. «Una sola parola per chiarire» ha detto. E dopo la spiegazione sulla «guerra sul serio» ha proseguito: «Qualcuno potrebbe pensare che sia una guerra di religione: no, noi tutte le religioni vogliamo la pace, la guerra la vogliono gli altri, capito?». Nella prima parte del suo discorso, interpellato su come viva l'assassinio di padre Hamal intraprendendo questo viaggio, il Papa aveva precisato: «Circa quello che chiedeva padre Lombardi, si parla tanto di sicurezza, ma la vera parola è guerra. Il mondo è in guerra a pezzi: c'è stata la guerra del 1914 con i suoi metodi, poi la guerra del 1939-'45, l'altra grande guerra nel mondo, e adesso c'è questa. Non è tanto organica forse, organizzata sì non organica, dico, ma è guerra. Questo santo sacerdote è morto proprio nel momento in cui offriva la preghiera per la chiesa, ma quanti, quanti cristiani, quanti di questi innocenti, quanti bambini vengono uccisi. Pensiamo alla Nigeria», ha esortato, «“ma quella è l'Africa”, ma è guerra, non abbiamo paura di dire questa verità: il mondo è in guerra perché ha perso la pace».

Poi il Pontefice ha voluto ringraziare «tutti quelli che si sono fatti vivi per le condoglianze, e anche il presidente della Francia che ha voluto collegarsi al telefono con me, come un fratello, grazie». Francesco ha poi ringraziato i cronisti presenti sul volo papale che seguiranno questo incontro con i giovani: «Grazie per il vostro lavoro per la Giornata mondiale della Gioventù», ha detto, la gioventù sempre ci dice di sperare, speriamo che i giovani ci diano speranza».

La preghiera sulla tomba di Wojtyla

In mattinata, alla partenza dalla residenza di Santa Marta, alle ore 13.30, il Papa era stato salutato da un gruppo di quindici giovani rifugiati, nove ragazzi e sei ragazze, di diverse nazionalità, giunti da poco in Italia e ancora privi di documenti che permettano di recarsi all'estero. I giovani, seguiti dall'Elemosineria Apostolica, hanno augurato al Papa un buon viaggio e una felice partecipazione alla Gmg, a cui essi non possono partecipare, ma a cui si uniscono spiritualmente. Poco prima, verso le 10, Francesco era sceso nella Basilica di San Pietro per pregare sulla tomba di San Giovanni Paolo II, l’inventore delle Gmg. Subito dopo ha salutato un gruppo di bambini malati, con le loro famiglie, accompagnati dai membri dell'Associazione Peter Pan.

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