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Una sposa attraversa il palco, il suo vestito bianco si spalanca e diventa un’enorme bandiera tricolore. Attorno, una scenografia che ricorda una festa di matrimonio in una sala ricevimenti italiana. Poi arriva la standing ovation. Così Sal Da Vinci, con la sua Per sempre sì, ha conquistato la semifinale della 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest.
Quella andata in scena ieri sera alla Wiener Stadthalle non è stata soltanto una performance musicale. Sal Da Vinci ha portato sul palco una versione quasi teatrale dell’italianità: la promessa d’amore eterno, il matrimonio, la famiglia, il romanticismo mediterraneo... Un racconto costruito attraverso immagini immediate e fortemente evocative, capaci di parlare al pubblico europeo senza bisogno di spiegazioni.
PERCHÉ L’EUROVISION NON È SOLO UNA GARA MUSICALE
Per anni l’Eurovision Song Contest è stato etichettato come il regno dell’eccesso e della spettacolarizzazione. Oggi, però, studiosi di media e cultura pop lo leggono in modo molto diverso: non come semplice intrattenimento sopra le righe, ma come uno spazio in cui i Paesi europei costruiscono e mettono in scena il proprio immaginario. Per capire perché l’esibizione di Sal Da Vinci abbia colpito così tanto il pubblico bisogna partire proprio da qui.
Il termine kitsch è sempre stato associato al sentimentalismo esasperato, alla decorazione troppo evidente, all’emozione considerata ingenua o eccessiva. Negli ultimi anni, però, questa estetica è stata profondamente rivalutata. Internet, i social network, la meme culture e la nostalgia pop hanno trasformato l’enfasi visiva e il gusto per il “troppo” in una forma di comunicazione perfettamente contemporanea.
Già negli anni Sessanta la scrittrice e filosofa Susan Sontag, nel celebre saggio Notes on Camp, aveva intuito qualcosa che oggi appare chiarissimo osservando l’Eurovision. L’estetica “camp”, spiegava Sontag, ama l’artificio, la teatralità, l’esagerazione, lo stile portato al massimo grado. Non ride semplicemente dell’eccesso: lo trasforma in esperienza estetica. È un gusto che nasce dalla consapevolezza della rappresentazione.
Ed è esattamente ciò che accade oggi sul palco dell’Eurovision Song Contest. Nessuno guarda la kermesse aspettandosi realismo o minimalismo. Al contrario, il pubblico cerca performance costruite per restare impresse e momenti capaci di vivere anche fuori dalla diretta televisiva, trasformandosi in meme, gif, reel e contenuti virali. La gonna-tricolore della sposa vista ieri sera funziona perfettamente dentro questa logica: è insieme simbolo nazionale, colpo scenico e immagine immediatamente condivisibile.
L’EUROPA CHE SI RACCONTA ATTRAVERSO LO SPETTACOLO
Anche se ridurre tutto alla sola dimensione estetica sarebbe limitante. Non è un caso che il concorso nasca nel 1956, nel cuore del dopoguerra, come progetto dell’European Broadcasting Union con l’obiettivo di utilizzare la nuova forza della televisione per unire Paesi ancora segnati dalle ferite del conflitto. Un grande palcoscenico sul quale le nazioni si raccontano attraverso codici visivi immediati e spesso volutamente stereotipati. C’è chi punta sul pop iper-prodotto, chi accentua il folklore, chi esaspera la teatralità...
SAL DA VINCI E L’ITALIA
Dentro questo meccanismo si inserisce perfettamente anche la performance di Sal Da Vinci. Il matrimonio, il “per sempre sì”, il tricolore, il melodramma sentimentale: ogni elemento ha contribuito a creare una narrazione immediatamente leggibile. Se basterà per vincere lo scopriremo soltanto in finale. Ma una cosa è certa: la sposa col vestito-tricolore è già diventata il nostro meme preferito.









