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La principessa Kate al centro internazionale Loris Malaguzzi.
Non è stata una visita istituzionale come le altre questa prima uscita di Kate Middelton dopo la malattia e le cure. A Reggio Emilia è arrivata per osservare e fare domande. E soprattutto per incontrare bambini, educatrici e quelle donne che custodiscono una storia pedagogica diventata un modello internazionale. Una storia che parla di scuola, ma ancora prima di comunità.
Dopo l’incontro col sindaco della città e l’abbraccio, ricambiato, della piazza gremita le sue due giornate in Italia sono state all’insegna dell’ascolto, scoprendo il racconto di come è nata questa esperienza presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi e visitando, poi, alcuni asili di Reggio, un vero e proprio fiore all’occhiello.
Al Centro Malaguzzi la principessa del Galles si è mostrata subito curiosa. «Sono molto contenta di essere qui», ha detto entrando, prima di immergersi in quel mondo educativo conosciuto in tutto il pianeta come Reggio Approach. Più che un metodo, una filosofia: un modo di guardare l’infanzia.
Kate ha chiesto come funzionano i gruppi, quale sia il ruolo delle famiglie, come i genitori partecipino alla vita scolastica. Domande tutt’altro che formali. Da anni la principessa porta avanti iniziative dedicate allo sviluppo nei primi anni di vita, convinta che proprio nell’infanzia si costruiscano relazioni, sicurezza, capacità di crescita. E a Reggio ha trovato un terreno familiare.
Perché qui il bambino non è considerato un destinatario passivo di cure o istruzione. È una persona piena, competente, capace di esprimere pensieri, intuizioni, creatività. Un soggetto portatore di diritti.
Lo hanno raccontato a Kate tre donne che rappresentano la memoria storica di questa esperienza: Ione Bartoli, Carla Moroni ed Eletta Bertani. Più che un incontro, un passaggio di testimone. Sedute accanto alla principessa, hanno riportato il racconto alle sue origini: il Dopoguerra, una città ferita, la povertà e una scelta sorprendente.


«Mancava tutto», ha ricordato Ione Bartoli, tra le donne che nel Dopoguerra, appena cacciati i tedeschi, quando persino un chiodo era prezioso, decise insieme alle assemblee cittadine di utilizzare il ricavato della vendita pezzo per pezzo del cingolato tedesco abbandonato per costruire non un teatro, non un'altra struttura, ma una scuola per l'infanzia. E così da un carro armato nacquero le risorse per realizzare la scuola XXV Aprile. Le donne portavano uova e farina per garantire un pasto caldo ai bambini. Chi aveva un mestiere offriva lavoro e competenze. Loris Malaguzzi arrivò in bicicletta e intuì che lì stava nascendo qualcosa di straordinario.
La frase che più ha colpito Kate è forse quella che ancora oggi riassume l’anima di Reggio: «Quando nasce un bambino nasce un cittadino». Non una promessa futura, ma una presenza viva nel presente.
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