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martedì 15 ottobre 2019
 
 

«Il ruolo della donna non è solo servizio»

28/12/2013  Suor Nicoletta Spezzati il 17 dicembre 2011 è stata nominata da Benedetto XVI sottosegretario della Congregazione dei religiosi: «Alle donne non devono essere richieste solo mansioni di ordine pratico ma come dice papa Francesco sono necessarie nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti»

  Si chiama Nicoletta Vittoria Spezzati, appartiene alle Suore adoratrici del sangue di Cristo e il 17 dicembre 2011 è stata nominata da papa Benedetto XVI sottosegretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. Anche il suo predecessore era una donna, suor Enrica Rosanna. Per volere dei suoi superiori non indossa l’abito religioso.

Suor Nicoletta, chi sono i consacrati?

«Tutti quegli uomini e quelle donne che, in ogni parte della terra, vivono le periferie dell'uomo,  insieme a chi soffre, a chi muore, accanto ai migranti, agli anziani, ai bambini, ai tossicodipendenti, alle donne sfruttate e a ogni tipo di emarginazione; sono le monache e i monaci che nel silenzio e nel nascondimento vivono una vita interamente dedita alla preghiera; sono i laici consacrati degli Istituti secolari e dell'Ordo virginum che restano nel mondo dove realizzano la  sequela Christi vivendo in pienezza il Vangelo per scoprire i segni della presenza di Dio  presenti e operanti nel nostro tempo e  comunicarlo agli altri».

Lei di cosa si occupa nel Dicastero?

«Dedico molta attenzione alla promozione e alla formazione dei consacrati e delle consacrate alla sequela cristiana, secondo la forma evangelica. Da sempre, il nostro Dicastero ha orientato con il suo magistero la vita consacrata. Oggi, con attenzione privilegia l’accompagnamento, affinché tale forma di vita, maturi, nei contesti culturali contemporanei, la sua identità evangelica ed ecclesiale».

La sua nomina, insieme a quelle di tante altre donne, è il segno che qualcosa è cambiato nella Chiesa?
«I media hanno parlato di “quote rosa” e di “potere dell’altra metà del cielo”, credo che la scelta di affidare a una consacrata l’incarico di sottosegretario non si possa spiegare in questi termini, e tanto meno come “rivendicazione femminile”. La mia nomina, come quella delle tante altre donne che lavorano per la Santa Sede, deve essere riferita a una visione culturale ed ecclesiale che riconosce la reciprocità efficace dei generi: liberati da ogni stereotipo e convenzione, essi sono chiamati a comporre, più che a separare, l'essere e il servire nella Chiesa. Benedetto XVI ebbe a evidenziare, in occasione del ventesimo anniversario della lettera apostolica Mulieris dignitatem: “La natura umana e la dimensione culturale si integrano in un processo ampio e complesso che costituisce la formazione della propria identità, dove entrambe le dimensioni, quella femminile e quella maschile, si corrispondono e si completano, evitando tanto una uniformità indistinta e una uguaglianza appiattita e impoverente quanto una differenza abissale e conflittuale”. Quindi non penso solo a “un segno di attenzione”, ma a una visione che fa memoria della vocazione alla reciprocità e alla complementarità, alla collaborazione e alla comunione, nella cifra dell'unità-duale dell'uomo e della donna nella Chiesa. D’altra parte, papa Francesco nell’Esortazione Evangelii Gaudium riconosce che “le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne, a partire dalla ferma convinzione che uomini e donne hanno la medesima dignità, pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono superficialmente eludere”, che “c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”, e occorre garantire la presenza delle donne “nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali”».  

Ogni tanto si riapre la questione, che appassiona molto i media, se sia giusto che le donne siano nominate cardinali. Lei che ne pensa?

«Per risponderle cito un passo dell’Esortazione Apostolica di papa Francesco Evangelii Gaudium: “La valorizzazione della dignità della donna non passa attraverso il possesso di spazi di potere, quanto attraverso una costante crescita, un dinamismo nuovo di reciprocità e collaborazione in tutti i campi. Non è una dinamica che si possa creare con immediatezza, è un cammino che si percorre insieme senza separatezze e, soprattutto, senza pregiudizi e stereotipi di genere. Certo affinché ci sia un processo creativo occorre che nella Chiesa si pongano azioni e si facilitino prassi assidue in cui il pensiero femminile e le sue applicazioni possano contribuire ad esprimere la fecondità perenne del Vangelo nei contesti culturali contemporanei. Si tratta dunque non di vane rivendicazioni al femminile, per avere spazi di gestione del potere, quanto di «privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci”».

Per valorizzare il genio femminile la Chiesa dovrebbe fare di più?

«Noi donne siamo chiamate all’interno di ogni comunità a discernere quale sia il cammino che il Signore chiede, ma anche ad indicare possibili obiettivi e passi concreti, a contribuire nelle decisioni da operare, ad accompagnare il cammino da compiere e a valutarlo nei suoi esiti alla luce del mistero della Chiesa-comunione. Non è corretto, né esaustivo leggere il ruolo della donna in modo univoco, cioè solo in chiave di servizio. Il Vangelo chiama tutti, uomini e donne, al servizio come attitudine di vita e di relazione: «Io sono in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22, 27). Il servizio, ha ricordato il Papa, non deve essere confuso con “servitù”, nelle sue varie forme.  Se alle donne vengono richieste prevalentemente delle mansioni di ordine pratico, anche quando esse sono  compiute nell’amore,  le donne sono costrette  a ridurre la possibilità immensa di maturazione umana e spirituale ad un servizio esclusivamente esecutivo, spesso sterile con detrimento della crescita dell’intera comunità ecclesiale.  La sfida, ha ricordato il Santo Padre nell’intervista a La Civiltà Cattolica, è proprio questa: “Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti”. Riflettere sulla presenza della donna dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa può rivelarsi un processo fecondo».

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