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lunedì 20 novembre 2017
 
L'Ordine dei Giornalisti
 

L'Ordine dei Giornalisti condanna Belpietro e Giordano: intento xenofobo e razzista

20/05/2016  Il Consiglio di Disciplina li ha sanzionati con la censura per aver diffuso odio etnico, in questo caso basandosi su notizie per nulla verificate: infatti, lo stesso quotidiano Libero, in una tardiva rettifica ha dovuto ammettere che le persone - responsabili di rapina e aggressione - contro le quali si era scagliato non erano rom. Tra l’altro, proprio due giorni prima della comparsa davanti all’Ordine, era spuntata sul quotidiano una tardiva rettifica: i due aggressori non sono rom.

«Facciamoci massacrare. Facciamoci ammazzare. Aspettiamo che tocchi a noi. Aspettiamo il nostro turno. Aspettiamo una sera che l’orrore bussa alla porta della nostra casa travestita da rom».

Così esordiva un articolo, travestito da informazione, apparso l’8 novembre scorso su Libero. A seguito dell’esposto presentato dall’Associazione 21 luglio e dal Naga, l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha sanzionato l’autore Mario Giordano e l’allora direttore Maurizio Belpietro con la censura, una misura disciplinare utilizzata quando un giornalista si rende autore di abusi o di mancanze di grave entità.

Nel pezzo si commentava l’aggressione criminale, in provincia di Ferrara, di due donne massacrate per una rapina. Continuava l’articolo del direttore del Tg4, già alla guida del Giornale e di Studio Aperto: «Mi raccomando dite rom (…) e non zingari che altrimenti la Boldrini s’indigna. Anche quando vi stanno uccidendo a suon di botte, mentre vi frantumano i denti e le mascelle, mentre vi mandano al creatore per portarvi via la miseria accumulata nel salvadanaio con una vita di sacrifici, ricordatevelo bene: si dice rom (…). Come ci si difende da Florin e Leonard, i rom senza fissa dimora, violenti in missione operativa, criminali senza scrupoli che arrivano a massacrare due donne per sottrarre loro 300 euro?».

A dicembre, Naga e 21 luglio denunciano all’Ordine dei Giornalisti “l’intento xenofobo dell’articolo nel quale, partendo da un fatto di cronaca nera, si tendeva a criminalizzare un’intera etnia”. Nel frattempo, l’episodio aveva giustamente avuto ampia rilevanza sulla stampa: nelle altre testate, però, non si parlava dell’appartenenza etnica degli autori del reato.

La diffusione di articoli come quello di Libero – denunciavano le due associazioni – «ancor più non suffragati da dati certi e inequivocabili, trasmette un’immagine stereotipata e criminosa di un intero gruppo di persone senza distinzioni di sorta ed è lesiva della dignità delle persone rom».

La Corte di Cassazione ha da tempo stabilito le tre condizioni nelle quali il diritto di stampa è da ritenersi legittimo: l’utilità sociale dell’informazione, la verità, la forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione. «La forma della critica – spiega la giurisprudenza – non è civile, non soltanto quando è eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire o difetta di serenità e di obiettività o, comunque, calpesta quel minimo di dignità cui ogni persona ha sempre diritto, ma anche quando non è improntata a leale chiarezza».

Per il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti, il direttore di Libero è colpevole per omesso controllo e Mario Giordano per il contenuto dell’articolo: «Un pensiero critico che come tale sarebbe del tutto legittimo se non avesse connotazione xenofoba e razzista. Il linguaggio utilizzato molto drammatico, e i toni decisamente forti, enfatizzano ulteriormente la repulsa per quel genere di persone: i rom e gli zingari, gente che vive nel delitto e che non andrebbe tollerata».

Tra l’altro, proprio due giorni prima della comparsa davanti all’Ordine, era spuntata sul quotidiano una tardiva rettifica: i due aggressori non sono rom. Alla faccia del titolo “Ci teniamo i killer rom, premiamo i ladri”. Mario Giordano si è difeso spiegando che la fonte era Vox News, un sito noto per un sottobosco di notizie gonfiate o inventate, in grado però di fare il pieno di clic e like sui social network. Dall’Ordine dei Giornalisti è arrivata la condanna, con la censura.

“Anche le parole possono uccidere” titolava una campagna di Famiglia Cristiana assieme ad Avvenire e alle 190 testate cattoliche della Fisc. “#Le Parole Valgono” è lo slogan di quella, in corso in queste settimane, della Croce Rossa con l’Enciclopedia Treccani. Del resto, il sistema democratico è quello dove la libertà di espressione e di parola trova il suo massimo riconoscimento e prevede le tutele più robuste per la sua piena affermazione. Al contempo è proprio il sistema democratico quello in cui la libertà di espressione e di parola è sottoposta a tensioni e messa alla prova da controversie intorno all'esistenza o meno di vincoli al suo incondizionato dispiegarsi. Diffondere odio etnico, in questo caso basandosi anche su notizie per nulla verificate, è un limite che l’Ordine dei Giornalisti ha giustamente ribadito.

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