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domenica 22 luglio 2018
 
Il Rosario in Polonia
 

La fede dei popoli è il futuro di tutti

16/10/2017  L'Europa non è perduta, ma bisogna sognarla con coraggio. Altrimenti appassiremo dietro i muri e nelle paure

Il grande rosario che la settimana scorsa ha coinvolto tanti polacchi – si parla di un milione – sulle frontiere, rivela la vitalità di un cattolicesimo di popolo. Non solo in Polonia. L’Est come l’Ovest del continente conoscono ampie disaffezioni dalla fede. Anche in Occidente però esiste un cattolicesimo di popolo. Lo sperimentiamo in Italia nella fede quotidiana di tante comunità, nei santuari, durante le visite del Papa alle diocesi. Non condivido la posizione di chi guarda in modo altezzoso “il rosario alle frontiere”: è stata una manifestazione di popolo e di fede, tanta gente ha pregato e i vescovi hanno indicato la pace come senso ultimo dell’evento.

Non sono mancate espressioni su cui è necessario riflettere con serenità. Prima di tutto: un tono da nuova Lepanto (quando la coalizione cristiana fermò la cosiddetta “invasione musulmana” in Europa nel 1571). La preghiera cristiana non è mai contro. Infatti il presidente della Conferenza episcopale polacca ha spiegato che si è pregato perché il mondo ritrovi la pace.
Però in Europa, specie dell’Est, si vivono tante difficoltà. Il grande mondo, fattosi straniero, si riverserà sull’Europa e ne cambierà i connotati? Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha dichiarato di voler difendere il carattere cristiano del suo Paese. In questa prospettiva ha alzato il muro per fermare gli immigrati che salivano dai Balcani.

Altri Paesi dell’Est europeo si muovono in questa linea. Quale politica metterà in campo il leader dei popolari austriaci, Sebastian Kurz, dopo l’affermazione elettorale? In Occidente, i successi (relativi) della destra creano preoccupazioni, soprattutto il partito nostalgico e xenofobo tedesco Afd.

Molti europei hanno paura del futuro. Bisogna dialogare con le paure della gente, come ha detto il cardinale Bassetti, presidente della Cei. Ma prima di chiudersi nelle paure c’è uno sguardo da lanciare sul futuro. La storia si evolve. Non vuol dire distruzione. Bisogna sviluppare una visione del futuro in cui i nostri valori e le nostre identità siano rilanciate, accettando i cambiamenti. Siamo attenti al discorso di papa Francesco e recepiamolo nella realtà europea. L’Europa non è perduta, ma bisogna sognarla con coraggio. Altrimenti appassiremo dietro ai muri e nelle paure. Il cristianesimo dei popoli europei è una grande risorsa per il futuro. 

(foto Reuters)

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