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mercoledì 19 giugno 2019
 
 

Mali, a pagare sono i bambini

20/02/2013  Dal 2012 il Mali è sprofondato in una guerra civile devastante che ha fatto migliaia di morti. L'esperienza di una delle Ong di ispirazione cristiana più grandi al mondo.

Foto Reuters.
Foto Reuters.

“Quando c’è un conflitto le prime vittime sono i bambini. Nel caso del Mali, la guerra si è aggiunta a povertà endemica, una gravissima e prolungata siccità, instabilità politica e la situazione dei minori da grave si è trasformata in drammatica”. Con queste parole Emanuele Bombardi, Direttore della raccolta fondi di World Vision Italia (worldvision.it), spiega perché da quando è scoppiato il conflitto civile in Mali la sua organizzazione, lì presente da oltre 30 anni, ha scelto di intensificare gli sforzi.
“World Vision si occupa in primo luogo di bambini. Grazie al sostegno a distanza, in Mali riusciamo a seguire 67.000 minori. Ma abbiamo anche avviato progetti per il trattamento e il recupero di bambini soldato, per l’informazione porta a porta, nelle moschee, nelle chiese e le scuole, sui pericoli che i più piccoli corrono a prendere oggetti da terra (il rischio è che raccolgano mine, in alcuni casi fabbricate a forma di giocattolo, ndr), per la fornitura di generi di prima assistenza e pasti multivitaminici”.

Non bastava la carestia che negli ultimi anni ha colpito 3 milioni e 500 mila persone e costretto alla fuga intere fette di popolazione. A seguito del colpo di stato del marzo 2012 e dell'offensiva dei tuareg e degli islamisti nei mesi successivi, il Mali è sprofondato in una guerra civile devastante che ha fatto migliaia di morti, centinaia di migliaia di rifugiati e aggravato una situazione dai contorni già tragici.

Oltre a occupare una delle ultimissime posizioni dell’Indice di Sviluppo Umano stilato dalle Nazioni Unite (174°), infatti, il paese registra dati sconfortanti in molti altri campi: aspettativa di vita ferma a 50 anni, condizioni igienico sanitarie estremamente carenti che favoriscono il diffondersi di epidemie come colera o la propagazione di AIDS, un’elevatissima mortalità infantile (122‰), e un tasso di analfabetismo spaventoso (81%). “È evidente - riprende Bombardi - che ogni intervento che voglia investire sul futuro del paese e creare le condizioni di fuoriuscita da miseria e povertà, deve partire dai bambini”. Fondata nel 1950 da Bob Pierce un missionario evangelico americano, World Vision, una delle ONG di ispirazione cristiana più grandi al mondo, si rivolge fin dal principio ai bambini. I primi a beneficiare del suo intervento furono gli orfani di guerra della Corea. Dopo aver sperimentato il metodo del sostegno a distanza di piccole vittime del conflitto estremo-orientale, si estese in altri Paesi dell’Asia, in America Latina, Africa, Europa dell’Est e Medio Oriente, trasformando in breve il suo approccio assistenziale in un rapporto di collaborazione diretta con gli individui e le comunità. “Oggi - spiega Alessandro Spiga responsabile relazioni con i donatori, uno dei coordinatori del progetto operativo a Diago, 15 km dalla capitale Bamako - , World Vision ha al suo attivo oltre 40.000 collaboratori impegnati quotidianamente nell’ implementazione di programmi di emergenza, sviluppo economico, formazione, assistenza sanitaria e promozione della giustizia e coinvolge con il suo intervento più di 100 milioni di persone in molti Paesi in via di sviluppo”.

Con circa 300 operatori locali e un migliaio di volontari, in Mali l’organizzazione coordina 35 progetti sparsi su tutta la superficie del paese e raggiunge anche quella parte di profughi (oltre 400 mila, un cifra che, secondo l’UNHCR, a breve potrebbe sfiorare i 700 mila) che sono espatriati negli stati limitrofi (Burkina Faso, Mauritania, Niger). I bambini sostenuti a distanza vengono seguiti in modo capillare dagli operatori che sono costantemente informati di tutto quanto caratterizza le loro vite spesso costrette a cambiamenti repentini . “Incontriamo i minori e le loro famiglie ogni settimana - ancora Bombardi - e riusciamo a sapere in tempo reale se i genitori hanno perso il lavoro o, peggio ancora, sono stati uccisi, in che condizioni è la casa, come procede la scuola, se il bambino sta bene, ha vestiario e materiale scolastico a sufficienza. Così possiamo intervenire repentinamente nel caso di problemi e informare il donatore”.

Ma l’azione di World Vision tocca, inevitabilmente, la sfera politica. Di recente l’organizzazione si è fatta promotrice di un appello perché l’esercito del Mali che combatte contro i ribelli rispetti i più elementari principi umanitari riservando un trattamento protettivo verso i bambini soldato fatti prigionieri e perché le condizioni dei minori siano le prime a essere salvaguardate: “Il 2012 - dichiara Chance Briggs direttore di World Vision Mali - è stato particolarmente difficile per i bambini in tutto il Paese. E’ prioritario garantire i loro bisogni e il rispetto del diritto umanitario. Sarebbe intollerabile vedere ancora bambini separati dai genitori, portati lontani da casa o parcheggiati nei campi profughi per intere settimane, senza sapere dove andare o quando potranno ricominciare una vita normale”.

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