C'è un'immagine che Andrew Tate ha coltivato con maniacale ossessione per anni: quella del predatore alpha, l'uomo che non chiede permesso, che possiede auto da corsa, sigari cubani e donne come si possiedono oggetti di lusso. Pugile, imprenditore, guru della mascolinità tossica, con oltre dieci milioni di follower su X (ex Twitter) e un'influenza capillare sui giovani maschi di mezzo mondo. Ma dietro quella performance di potenza, costruita pezzo per pezzo attraverso video virali, abbonamenti a pagamento e un'accademia online chiamata Hustler's University, esisterebbe, secondo le autorità giudiziarie di tre paesi e un'inchiesta pubblicata dal New Yorker, qualcosa di molto diverso: un sistema criminale organizzato, una fabbrica di sfruttamento, un engrenaggio di violenza contro le donne.

I fratelli Andrew Tate, 38 anni, e Tristan, 36, sono cittadini con doppia nazionalità britannica e americana. Sono cresciuti tra Washington D.C. e l'Inghilterra, figli di un padre campione di scacchi. Andrew ha iniziato come kickboxer professionista, vincendo quattro titoli mondiali. Poi la televisione, una breve, controversa apparizione nel Grande Fratello britannico, da cui fu espulso dopo la circolazione in rete di un video che lo mostrava mentre colpiva una donna. Poi internet, e il grande salto nell'economia dell'attenzione digitale. Da quel momento in poi, la biografia ufficiale e quella che emerge dalle carte giudiziarie iniziano a divergere in modo inquietante.

Il metodo loverboy: sedurre, controllare, intrapolare

Secondo la DIICOT — la Direzione rumena per l'Investigazione della Criminalità Organizzata e del Terrorismo — i fratelli Tate avrebbero costruito la loro fortuna su un meccanismo preciso, noto nel gergo investigativo europeo come "metodo loverboy". Il funzionamento è quello del predatore seriale in forma industriale: l'uomo si presenta come potenziale compagno, simula sentimenti, promette amore, stabilità, matrimonio. Una volta conquistata la fiducia della vittima, spesso giovane, spesso vulnerabile, spesso in cerca di riscatto economico, la porta in Romania, in un compound nella periferia di Bucarest. Lì il teatro romantico si smonta, e inizia qualcosa d'altro.

Secondo i procuratori rumeni, le donne venivano alloggiate nell'azienda-villa dei Tate e costrette, attraverso violenza fisica e coercizione psicologica, a esibirsi davanti a telecamere per produrre contenuti pornografici da vendere online. La piattaforma principale era OnlyFans. Il denaro andava ai Tate. Le donne, intrappolate in un paese straniero senza documenti, spesso senza contatti, rimanevano.

Tate stesso, in un video poi diventato prova a suo carico, aveva descritto apertamente il suo modello di business: "Il mio lavoro era incontrare una ragazza, uscirci qualche volta, dormire con lei, verificare se fosse di qualità, farla innamorare di me al punto che avrebbe fatto qualsiasi cosa dicessi, e poi metterla davanti alla webcam così potevamo diventare ricchi insieme." Non era metafora. Era un manuale operativo.

Il compound di Bucarest: 75 donne, 34 vittime, un tatuaggio-marchio

Al culmine dell'attività, secondo l'inchiesta del New Yorker condotta dalla giornalista Erin Lee Carr, nel sistema dei Tate lavoravano circa 75 donne distribuite in quattro sedi operative. Oltre 30 di loro avevano tatuato il nome di Andrew sulla propria pelle — un marchio di possesso, un sigillo di controllo psicologico totale, lo stesso gesto con cui nei secoli i negrieri sigillavano la carne umana.

Nel caso separato aperto nell'agosto 2024, il secondo fascicolo investigativo che si affianca a quello del 2022, la DIICOT ha allargato ulteriormente il quadro accusatorio. Le accuse riguardano 34 vittime costrette con il metodo loverboy a produrre materiali pornografici, generando proventi per oltre 2,8 milioni di euro. Ma il dato più agghiacciante riguarda una minorenne: secondo gli inquirenti rumeni, un uomo straniero non nominato avrebbe tatuato il suo nome sul corpo di una quindicenne, con cui avrebbe avuto ripetuti rapporti sessuali. La stessa persona avrebbe sfruttato sessualmente anche una diciassettenne.

Hannah Price, una delle donne citate nell'inchiesta del New Yorker, aveva brevemente avuto una relazione con Andrew Tate. Rifiutò di lavorare nelle webcam. In seguito, inviò messaggi ad amici negli Stati Uniti per denunciare quanto stava accadendo nell'appartamento: "Questi ragazzi sono davvero malvagi. Stanno sicuramente trafficando donne." Secondo la ricostruzione giornalistica, Tate l'avrebbe accusata di stupro — nei confronti di lui.

Le accuse in Romania e nel Regno Unito

La storia giudiziaria dei fratelli Tate inizia nell'inverno del 2022. Il 29 dicembre, la polizia rumena fa irruzione nel compound di Bucarest — la leggenda vuole che a tradire la loro presenza sia stata una pizza consegnata sul posto, riconoscibile in un video postato sui social. Andrew e Tristan vengono arrestati insieme a due donne rumene.

Nel giugno 2023, la DIICOT li incrimina formalmente per stupro, tratta di esseri umani e costituzione di un'organizzazione criminale per lo sfruttamento sessuale di donne. L'indictment nomina sette vittime dirette. I quattro imputati negano tutto. Nell'agosto 2024 emerge il secondo caso: nuovi reati, nuove vittime, nuovi elementi, tra cui le accuse che coinvolgono minorenni. Il tribunale di Bucarest dispone 30 giorni di arresti domiciliari per Andrew.

Nel maggio 2025, la Crown Prosecution Service britannica conferma 21 capi d'accusa contro i fratelli nel Regno Unito: stupro, aggressione, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. Le accuse riguardano tre donne e si riferiscono a episodi avvenuti tra il 2012 e il 2015. I mandati di arresto europei erano stati emessi nel 2024. Andrew affronta 10 capi d'imputazione, Tristan 11. Entrambi negano ogni addebito. Nell'aprile 2026, quattro donne britanniche avviano una causa civile separata, accusandoli di stupro e violenza.

Il MAGA e la logica dell'impunità: come la Casa Bianca è entrata in scena

Qui la storia si fa ancora più inquietante, perché cessa di essere soltanto una vicenda giudiziaria e diventa qualcosa di politicamente più vasto e più oscuro. Andrew Tate aveva compreso prima di chiunque altro che il movimento MAGA di Donald Trump e la cosiddetta "manosfera", quell'ecosistema digitale di misoginia organizzata, di "alpha males" e antifemminismo militante, condividevano un immaginario, un'estetica e un odio di fondo. Tate è stato tra i primi a usare X per celebrare Trump, e Donald Trump Jr. aveva iniziato a frequentarlo già nel 2017. Quando Tate fu arrestato e poi posto ai domiciliari in Romania, Don Jr. fu tra quelli che postarono pubblicamente in sua difesa.

Ma è con il ritorno di Trump alla Casa Bianca che la storia assume una dimensione istituzionale. Secondo ricostruzioni pubblicate dal Washington Post, dal Financial Times e poi approfondite dal New Yorker, funzionari dell'amministrazione Trump avrebbero fatto pressione sul governo rumeno durante una telefonata con esponenti di Bucarest, per ottenere la revoca delle restrizioni di viaggio imposte ai fratelli nell'ambito delle indagini penali. Un funzionario rumeno aveva anche visitato Mar-a-Lago nelle settimane precedenti.

Il 27 febbraio 2025, i fratelli Tate salgono su un jet privato e atterrano a Fort Lauderdale, in Florida. Romania abbandonata, carichi pendenti ancora attivi. Quando i cronisti lo informano dell'accaduto, Trump risponde: "Non so nulla. Verificheremo." La ministra degli Esteri rumena conferma che un funzionario americano aveva espresso interesse per il caso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco.

Il giorno in cui Andrew Tate atterra in Florida, la sottocommissione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti sta tenendo un'udienza intitolata "Proteggere le vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento online". È una coincidenza che racconta tutto. Il deputato democratico Jamie Raskin scrive una lettera formale al Segretario di Stato Marco Rubio chiedendo spiegazioni sull'intervento americano in favore di persone accusate di traffico e stupro.

Perché il MAGA li difende: la manosfera come progetto politico

La domanda che rimane aperta, e che è forse la più importante, non è tanto quella sulla colpevolezza dei Tate (che spetta ai tribunali stabilire) ma quella su come e perché uomini accusati di reati così gravi siano diventati icone del movimento conservatore americano e del suo ala europea.

La risposta ha a che fare con l'architettura ideologica della manosfera. Andrew Tate non vende solo uno stile di vita. Vende una narrazione del mondo in cui le donne sono una risorsa da conquistare e sfruttare, in cui il femminismo è una cospirazione globale, in cui l'uomo "di valore" non deve rispondere a nessuno. È una visione del mondo che incontra il terreno fertile di una generazione di giovani maschi disorientati, impoveriti, esclusi dai circuiti di autorealizzazione tradizionali.

Come nota The Conversation, ogni nuovo capo d'accusa rafforza l'immagine di Tate come "vittima del sistema" agli occhi dei suoi follower, un sistema che includerebbe la magistratura, i media, il femminismo. È la stessa grammatica complottista che circola nel MAGA. Non è una coincidenza: è una convergenza progettata.

Barron Trump, figlio minore del presidente, avrebbe avuto contatti con Justin Waller, un influencer della manosfera che si autodefinisce il "terzo fratello" di Andrew Tate. Waller avrebbe cenato con Barron a Mar-a-Lago più volte nei mesi prima delle elezioni del 2024, aiutandolo a scegliere il sarto per il vestito dell'inaugurazione presidenziale. L'ecosistema si chiude su se stesso: potere politico, influencer della misoginia, impunità giudiziaria.

Le vittime, i silenzi, il futuro

Mentre il dibattito politico si arrovella su geopolitica e libertà di parola, le donne che hanno denunciato restano. Quattro accusatrici britanniche hanno dichiarato di sentirsi "retraumatizzate" dall'annuncio della partenza dei Tate dalla Romania. "Non riusciamo a crederci", hanno scritto in un comunicato congiunto. "Ci appelliamo alle autorità britanniche affinché finalmente agiscano e garantiscano che Andrew Tate affronti la giustizia nel Regno Unito”.

I processi in Romania non sono ancora iniziati, nel dicembre 2024 un tribunale d'appello aveva ravvisato vizi procedurali in alcuni elementi probatori. Nell'aprile 2025, le accuse di hate speech si moltiplicano. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti apre un'inchiesta parallela per traffico di esseri umani. I beni sequestrati, decine di auto di lusso, immobili, conti correnti — vengono progressivamente restituiti dai tribunali rumeni.

Intanto Andrew Tate continua a postare su X, dove ha oltre dieci milioni di follower. Continua a presentarsi come un uomo perseguitato da un sistema corrotto. E intorno a lui, la manosfera globale, dai forum americani ai gruppi Telegram europei, dalle scuole australiane ai cortili italiani, continua ad ascoltarlo.

La storia dei fratelli Tate non è soltanto la storia di due uomini. È la storia di un sistema, culturale, economico, politico, che ha deciso che certe vite contano meno di altre. E di un potere che, quando vuole, sa fare sparire persino i mandati di arresto.