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Alla fine il Pontefice accetta il “prestito” del re di Spagna e sale sul Falcon che lo riporta in Vaticano entro le 23 ore italiane del 12 giugno. C’è incredulità a bordo del volo Iberia quando il comandante annuncia che c’è qualche problema. E, soprattutto, quando si intravede dai finestrini il protocollo reale che torna ad avvicinarsi all’aeromobile. La scaletta viene riavvicinata e re Felipe sale i gradini per andare incontro al Papa.
L’attesa a bordo si fa febbrile, con telecamere accese, telefonini in funzione, contatti con le proprie redazioni. Fino all’annuncio del comandante che si tenta di rassicurare spiegando che si cercherà di far ripartire i motori voltando l’aereo dall’altra parte della pista. «Il vento di coda», così viene spiegato, «ha causato un problema a uno dei motori». Dopo qualche tentativo di riaccensione la conferma definitiva: «Il guasto non può essere riparato in tempi brevi». Ed è a questo punto che il re Felipe offre al Pontefice di usare l’aereo con il quale lui stesso era giunto a Tenerife. Dopo un primo tentennamento ragioni di sicurezza, oltre che gli impegni che attendono il Papa per il 13 giugno, consigliano a Leone di accettare la generosa offerta. Sarà re Felipe ad aspettare un nuovo Falcon da Madrid per tornare a casa.
Per i giornalisti del volo papale Iberia ha previsto un nuovo aeromobile da far arrivare da Madrid. Partenza prevista attorno alle 23 ore italiane per rientrare in nottata tra il 12 e il 13 giugno a Roma.
L’ultimo precedente di un guasto all’aereo papale risale al 1990 quando Giovanni Paolo II, diretto in Tanzania, aveva dovuto fare scalo a Malta. In quel caso, però, l’aereo fu riparato e il volo proseguì con tutto il seguito.
In 62 anni di voli papali non è mai accaduto che il Pontefice dovesse scendere dall’aereo e proseguire su un volo diverso da quello del seguito.




