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mercoledì 19 dicembre 2018
 
Dai diritti dei detenuti all'aborto e al divorzio
 

Marco Pannella, in morte di un libertario

19/05/2016  Addio a un protagonista, nel bene nel male, dei diritti civili e incivili del nostro Paese. Con i cattolici, che ne condividevano certe battaglie ma ne condannavano altre senza esitazioni, a cominciare dall'aborto, si è sempre scontrato.

“E’ l’unico politico italiano che non mangia”, hanno detto di lui. Ha fatto infiniti scioperi della fame. Non è mai stato indagato per corruzione, anche se è finito in carcere due volte: nel 1968 per una protesta contro l’invasione russa di Praga e nel ’75 per aver fumato uno spinello. Una specie di sommo sacerdote del Partito radicale, puro e ostinato. La sua biografia politica, al di là dei tratti di pietà umana (parce sepultis) e di molte battaglie condivisibili, è quella di un libertario certamente protagonista – nel bene e nel male -  della storia dei diritti civili in Italia. Libertà che potevano spingersi fino ai limiti dell’anarchia.

Con i  cattolici - che gli hanno sempre riconosciuto, come ha detto padre Lombardi, il suo impegno disinteressato per le nobili cause verso gli oppressi e i bisognosi -  si è sempre scontrato, anche se alcuni di loro  - a cominciare dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che salì sul Colle grazie alla sua mediazione – gli devono molto. Gli italiani lo hanno sempre votato poco o punto. Ma hanno votato molti referendum, di cui il Partito radicale ha fatto largo uso, fino al parossismo, costringendo i cittadini a riflettere su certi temi, ma  contribuendo anche a stravolgere il significato costituzionale di questo genere di consultazione. Quando vinceva le consultazioni, Pannella infatti cercava di cavalcarle anche politicamente.  E' rimasta leggendaria l'arrabbiatura storica di Mario Pastore, paonazzo in diretta tv, davanti a un Pannella scatenato che asseriva che i voti del referendum erano anche al Partito radicale. Peccato che poi gli italiani alle elezioni politiche o amministrative non lo votassero.

Antesignano delle battaglie contro la partitocrazia, ha trascinato in Parlamento personaggi come Leonardo Sciascia, Toni Negri, Enzo Tortora, la pornostar Cicciolina, Domenico Modugno. Divorava la politica ovunque essa fosse. Amatissimo dalle élite intellettuali o pseudo-intellettuali di destra e sinistra, a cominciare dai giornalisti dei giornaloni borghesi, ha fatto il consigliere comunale a Trieste, Napoli, Catania, Roma, Teramo, Monza senza lasciare particolari ricordi. Era un istrione politico più che un uomo di governo. Anzi, probabilmente non sarebbe stato in grado di governare nemmeno una bocciofila. Dentro il suo partito era un padre padrone. Ma aveva una grande fiuto  e una capacità di mediazione notevole: per certi aspetti, per le sue qualità istrioniche e per come sferzava la "casta" dei politici, è stato un Grillo ante-litteram.

Ha scritto uno dei suoi biografi Mauro Suttora: “Marco Pannella, classe 1930, abruzzese. A 50 anni si è travestito da clown, a 56 da Babbo Natale. Ha fatto cadere presidenti della Repubblica e della Rai, ne ha fatti eleggere altri. Alcuni lo considerano un genio, altri un impostore. Molti un profeta, non pochi un buffone. Ma tutti concordano su una cosa: è un genio della politica, e anche dello spettacolo. Passa i ferragosti a visitare prigionieri e i Capodanni a parlare a radio radicale. Chi ha detto che la politica è noiosa? Con lui il divertimento è assicurato”. Ha aggiunto l'altro suo biografo Gaetano Dentamaro:   “Da anni per la verità si candida a tutto il candidabile anche a costo di apparire un cacciatore di poltrone anziché, come negli anni '70, un suscitatore di movimenti. Ha cominciato in grande nel 1980 chiedendo addirittura la Presidenza del Consiglio, poi a ritmo sempre più serrato si è messo in pista per l’Alto commissariato per la fame nel mondo (1985), ha gareggiato per la carica di presidente del Parlamento europeo e per quella di sindaco di Napoli (1987), ha sperato di diventare vice sindaco di Catania nel 1988 e in almeno tre crisi di governo si è offerto come ministro . Ma nessuno, escluso lui, ci ha mai creduto”.  

Questo intrepido istrione politico alto 190 centimetri e pesante 120 chili (quando non era ancora consumato dalla malattia) ha condiviso molti valori autenticamente cristiani (il pacifismo gandhiano, la denuncia del traffico d'armi, la lotta contro la fame nel mondo, la difesa dei diritti dei detenuti, la condanna della pena di morte) ma  è stato protagonista di battaglie deprecabili, che hanno cambiato l'Italia in peggio, più incivili che civili (la droga, il libero amore, la pornografia) per non dire socialmente disastrose – come il divorzio, che ha contribuito a disgregare la famiglia – per non parlare dell'eutanasia e della tragedia dell’aborto, su cui tra i cattolici non ci sono dubbi o divisioni nel giudizio morale di condanna. Anche lo storico Pietro Scoppola, ad esempio. che pure aveva guidato il fronte dei cattolici divorzisti in nome della laicità durante la campagna referendaria del '74, non ebbe dubbi nell'opporsi all'interruzione della gravidanza procurata volontariamente. Anche l'esponente dei cattolici democratici si batté per difendere i diritti dei più deboli, ovvero della vita che nasce, al pari di molti laici come Pasolini, ai tempi della battaglia referendaria di Pannella e della Bonino. I quali, per non dimostrarsi espressamente abortisti e giustificare le loro tesi, accamparono -  come sempre nelle campagne libertarie e antiproibizioniste – la riduzione del danno. I risultati sono i nostri occhi in questi giorni di inverno demografico: per strappare le donne dalle mani delle mammane (la riduzione del danno) abbiamo procurato milioni di aborti e l’Italia è sempre più il Paese delle culle vuote. Soprattutto per questo (e non tanto per il suo spirito anticlericale) i cattolici - compreso questo giornale- si sono sempre dichiarati contro la sua nomina a senatore a vita avanzata da molte personalità laiciste. E sempre riguardo all'aborto, una revisione e un ripensamento su quella legge, a 35 anni di distanza, ora che un’ecografia mostra in tutta evidenza la vita che nasce e che il feto umano prima dei tre mesi non è “un grumo di sangue”, come diceva la radicale Adele Faccio, sarebbe sacrosanta.        

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