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La redazione di Torino del quotidiano La Stampa dove un centinaio di manifestanti ha fatto irruzione venerdì scorso vandalizzandola
L’irruzione di un gruppo di antagonisti e manifestanti Pro Pal nella sede del quotidiano La Stampa a Torino, avvenuta venerdì durante una manifestazione, con porte sfondate, scritte intimidatorie, documenti rovesciati e minacce dirette ai giornalisti, rappresenta un atto gravissimo, un vero e proprio attacco alla libertà di informazione e ai fondamenti stessi della democrazia. Non si tratta di una semplice protesta: è un gesto che colpisce la società nel suo insieme, minacciando il diritto di ogni cittadino a essere informato e a formarsi un’opinione libera.
Una volta entrati nella redazione vuota come si vede in un video pubblicato da TorinOggi, i manifestanti hanno danneggiato la sede del quotidiano che hanno trovato vuota per l’adesione dei giornalisti al concomitante sciopero indetto dalla Fnsi . «Non è finita qua, la Palestina la vogliamo libera come vogliamo libero il nostro compagno e fratello Mohamed Shahin», ha scandito uno dei contestatori al microfono.
Il gruppo si era staccato da un corteo che, tra altre manifestazioni organizzate in città nella giornata di sciopero, sfilava in difesa di Mohamed Shahin, 47enne egiziano e imam della moschea del quartiere torinese di San Salvario. Dal 24 novembre Shahin è detenuto nel CPR di Caltanissetta in attesa di espulsione, perché accusato di avere posizioni estremamente radicali.
Come ha ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si tratta di un “atto gravissimo” che mette in pericolo i pilastri dello Stato di diritto. Anche le autorità politiche di ogni schieramento, dalla premier Meloni ai presidenti di Senato e Camera, La Russa e Fontana, alla segretaria del Pd Elly Schlein, hanno ribadito l’inaccettabilità di azioni che utilizzano la violenza per cercare di imporre il silenzio. In democrazia, la critica e il dissenso hanno strade legittime: la violenza non può mai diventare uno strumento di confronto.
https://www.youtube.com/watch?v=zABcQdb1Eys
Colpire una redazione significa colpire non solo chi lavora quotidianamente per raccontare fatti, cronaca e approfondimenti, ma l’intero tessuto civile di una comunità. La libertà di stampa è un bene comune: chi la attacca mina la possibilità di conoscere, discutere, comprendere e partecipare alla vita democratica.
Confondere la critica con l’odio e l’avversario con il nemico è un errore che ha conseguenze profonde e durature e devastanti per il vivere sociale.
In un tempo in cui le tensioni sociali, politiche ed economiche possono generare frustrazione e rabbia, è fondamentale ricordare che la democrazia si misura proprio dalla capacità di tollerare voci diverse, di dialogare senza ricorrere alla forza, di rispettare il ruolo dei giornalisti come mediatori tra i fatti e i cittadini. La libertà di stampa non è un privilegio di pochi: è un diritto di tutti.


Ogni atto di violenza contro chi informa non può essere accettato, né giustificato, né sottovalutato. Serve una risposta chiara da parte delle istituzioni e della società civile, ma serve anche una riflessione culturale: una democrazia forte non teme il dissenso, anzi lo valorizza, e difende con fermezza chi esercita il diritto di raccontare la realtà.
Nel condannare questo attacco, esprimiamo al direttore della Stampa, Andrea Malaguti, e a tutti i suoi giornalisti, la solidarietà da parte dei giornalisti di Famiglia Cristiana e di tutto il Gruppo Editoriale San Paolo.





