logo san paolo
martedì 12 dicembre 2017
 
 
Credere

Marco Cerruti. Cattolici al volante, è ora di cambiare marcia

30/11/2017  «Spesso intendiamo la strada come “la terra di nessuno”, dove tutto è lecito». Dove va a finire l’etica quando ci si mette alla guida?

La guida spirituale, d’accordo. Ma i cristiani non dovrebbero prestare attenzione anche a un’altra guida, ben più materiale? Perché, ammettiamolo: quando siamo al volante, diventiamo altre persone. Preti compresi, che talora accumulano pile di multe. Se la fede deve permeare ogni aspetto della nostra vita, non dovrebbe farlo anche con il nostro stile di guida?

Buonismo da due soldi, dirà qualcuno. Eppure il beato Paolo VI parlò delle caratteristiche dell’«automobilista cristiano». E Pio XII, già nel 1955, ricordava che il rispetto del Codice della strada ha carattere di obbligatorietà morale. «Non è solo una questione di sanzione civile», spiega Marco Cerruti, docente di bioetica presso la Facoltà Teologica dell’Italia centrale, «quanto dei valori morali messi in gioco durante la guida, e dunque della bontà etica o meno di alcune scelte quotidiane».

Cerruti ha firmato un recente e agile libro, Cambiare marcia. Per un’etica del traffico (Dehoniane) in cui si scorrono cifre da guerra cruenta: a livello mondiale, le vittime sulla strada sono circa 1 milione e 250 mila all’anno. Inoltre gli incidenti stradali sono la prima causa di morte delle persone tra i 15 e i 19 anni.

Perché davanti a cifre così impressionanti non ricordiamo il valore della vita umana?

«Spesso la bioetica insiste solo su momenti liminali, come l’inizio e la fine della vita, mentre qui ci troviamo davanti a una vera zona franca dell’etica. Eppure, oltre alle vite spezzate, vanno considerate il contorno di relazioni che vengono troncate, intaccate, segnate dai lutti... senza poi entrare nel campo delle ferite fisiche, che per molti significano danni invalidanti e permanenti. Già anni fa, in un articolo su La Civiltà Cattolica, si segnalava quanto fosse raro che in confessionale le persone manifestassero anche il comportamento scorretto tenuto lungo la strada, ad esempio il mettersi alla guida in condizioni non ottimali. Credo che i cristiani dovrebbero fare una riflessione forte in materia, proprio perché è un ambito di scelte piccole, ma quotidiane».

Quando siamo al volante, emergono dei nostri tratti caratteriali che non si manifestano negli altri contesti. Cosa ci succede?

«L’essere chiusi in auto, o dietro un casco, favorisce una percezione di sé come autonomi, difesi e in parte anonimi. È una situazione di de-responsabilizzazione simile a quanto avviene su Facebook e gli altri social network nei quali, non potendo essere riconosciuti e dunque imputati di comportamenti sgradevoli, si abbandonano tutti i filtri. E saltano fuori mancanza di rispetto, rabbia verso gli altri, indulgenza verso noi stessi...».

Cosa fare?

«Partiamo dai fondamentali. L’ira è uno dei sette vizi capitali, cioè un male che genera altro male. Fortunatamente spesso ci si limita all’invettiva o al gestaccio, ma quante volte si giunge a una coltellata per futili motivi? Ricordiamoci di come Gesù si comporta con chi lo attacca o è scorretto nei suoi confronti, anche quando siamo al volante».

Nella guida si sommano spesso molti nostri comportamenti ormai automatici. È come se fosse la vetrina delle nostre abitudini...

«La guida ha certamente degli automatismi che risentono di un percorso di interiorizzazione, ma è vero che l’abitudine si costruisce nel tempo, attraverso scelte consapevoli. Mettersi alla guida in stato di ebbrezza, eccedere in velocità, ignorare i cartelli stradali, rispondere al telefonino mentre si è alla guida... se questi atteggiamenti sono diventati abituali, è preoccupante! Si scivola nell’inconsapevolezza delle proprie azioni. Bisogna allora porre una questione di igiene mentale: occorre coltivare una maggiore attenzione, un pensiero più attento a se stessi, più costruttivo e positivo. Ricordiamoci che oltre il 70 % degli incidenti dipende da errori del guidatore... dunque da un uso scorretto della libertà e della responsabilità individuale».

Il Vangelo si svolge sulla strada. E Gesù Cristo stesso dice «Io sono la via».

«È sulla strada che Gesù incontra la gente: può essere un incontro di salvezza, di indifferenza, o addirittura uno scontro. La strada è il luogo della relazione, ma spesso non la intendiamo come “la terra di tutti”, quanto semmai come “la terra di nessuno” dove tutto è lecito. La guida mette in gioco le relazioni con il prossimo. Leggiamo in quest’ottica la parabola del Buon Samaritano: io come mi pongo verso il prossimo? Come i briganti? Come chi passa accanto agli altri in maniera indifferente? O sono disposto a deviare il mio viaggio per prendermi cura del prossimo?».

C’è poi l’ambito della salute...

«Qui entriamo nelle questioni ambientali. C’è l’inquinamento dell’aria che favorisce alcune malattie, ma anche inquinamento acustico. Quest’ultimo è molto sottovalutato, ma molto subdolo, perché, anche se ci si abitua al rumore, se ne subiscono comunque i danni in termini di disturbo del sonno e della concentrazione... ce ne accorgiamo solo quando il rumore cessa. L’enciclica Laudato si’ ricorda questi aspetti. Usare l’automobile non è automaticamente sbagliato, poniamoci però delle domande, ad esempio se è necessario usarla per ogni minimo movimento, magari con a bordo solo una o due persone. Dai mezzi pubblici al car pooling e al car sharing, possiamo dire che oggi – complice la crisi economica – le alternative non mancano».

Nel suo libro c’è una curiosa analisi delle autovetture adoperate da papa Francesco...

«È vero che il Papa usa auto medio-piccole, che inquinano tendenzialmente meno, ma la questione principale è quella di un altro valore, ossia la sobrietà. È un valore di cui teniamo conto in tante scelte della vita familiare, o riguardo al vestiario, ma la scelta dell’automobile pare sfuggire a questo criterio. Chiaramente l’auto va acquistata secondo le esigenze del proprio lavoro e i membri della propria famiglia ma, fatti salvi questi criteri, modelli costosi e spesso ingombranti per la vita cittadina trovano poche ragioni».

IL DECALOGO DEL CONDUCENTE

1  Non uccidere.

2  La strada sia per te strumento di comunione tra le persone e non di danno mortale.

3  Cortesia, correttezza e prudenza ti aiutino a superare gli imprevisti.

4  Sii caritatevole e aiuta il prossimo nel bisogno, specialmente se è vittima di un incidente.

5  L’automobile non sia per te espressione di potere, di dominio e occasione di peccato.

6  Convinci con la carità i giovani, e i non più tali, a non mettersi alla guida quando non sono in condizione di farlo.

7  Sostieni le famiglie delle vittime di incidenti.

8  Fà incontrare la vittima e l’automobilista aggressore in un momento opportuno, affinché possano vivere l’esperienza liberatrice del perdono.

9  Sulla strada tutela la parte più debole.

10  Senti te stesso responsabile verso gli altri.

I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo