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martedì 20 novembre 2018
 
 

Marco Tutino: «La mia "Ciociara" per la lirica»

22/11/2017  Intervista al maestro la cui opera, tratta dal romanzo di Moravia e resa celebre dal film di De Sica, debutta il 24 al Teatro lirico di Cagliari, dopo aver riscosso successo in America, dove gli era stata commissionata dal San Francisco Opera. «Dopo Puccini, sono il primo compositore italiano al quale gli Stati Uniti chiedono un'opera»

Giacomo Puccini scrisse nel 1910 La fanciulla del West per il Metropolitan di New York. 105 anni dopo, nel 2015, il San Francisco Opera ha messo in scena La ciociara (nella versione inglese “Two Women”, Due donne) di Marco Tutino, classe 1954, vero continuatore della grande tradizione lirica italiana.

“Sì, dopo Puccini, sono il primo compositore italiano al quale gli Stati Uniti commissionano un’opera”, sottolinea il compositore. “Questo ha comportato una grande responsabilità. E’ stato Nicola Luisotti, il direttore musicale del Teatro dell’Opera di San Francisco, a comunicarmelo nel 2011. E sono rimasto davvero colpito dal lavoro svolto in sintonia col teatro nella fase di preparazione del libretto e di composizione. Un modo di procedere che abbiamo smarrito in Europa”.

Il 24 novembre La ciociara - tratta dal romanzo di Alberto Moravia, molto noto per la riduzione cinematografica del 1960 di Vittorio De Sica con Sophia Loren - giunge in Italia, sul palcoscenico del Teatro Lirico di Cagliari.

Protagonista di polemiche con le avanguardie come racconta nel libro  edito da Ponte delle Grazie “Il mestiere dell’aria che vibra” (all’inizio del quale non esita a citare dopo un verso di Hugo von Hoffmannsthal musicato da Strauss una canzone di Mogol per Lucio Battisti), Tutino ha sempre avuto nel sangue l’opera lirica e si è sempre ispirato a titoli e soggetti tratti da capolavori del cinema e della letteratura: “Pinocchio”, “Capitan Uncino” (con Milva), “Le braci” (dallo stupendo romanzo di Sándor Márai), “Senso” (come il film di Visconti tratto dalla novella di Camillo Boito), “La lupa” (da Giovanni Verga), “Vita” (dal dramma di Margaret Edson).

Cosa c’è dietro queste scelte che per i suoi detrattori strizzano troppo l’occhio al pubblico?

“C’è che per me il coinvolgimento del pubblico ha una grande importanza. Il fatto è che io sono d’accordo col pubblico in partenza: i grandi successi - libri, film, opere, canzoni - hanno ragioni molto valide per esserlo. Chiaro che poi cerco soggetti più vicini alla mia sensibilità”.

In effetti lei Maestro ha sempre colto nel segno. Per quale ragione oltre al soggetto?

"Le regole della drammaturgia non sono mutate nei secoli: sono un fondamento della nostra civiltà. Credo che scrivere oggi debba essere anche offrire un tributo a questa storia straordinaria che si fonda su basi solide”.

Ed i soggetti, oltre a piacerle, che caratteristiche devono avere?

“Ruotare intorno ad un grande personaggio. Direi che mezzo lavoro è fatto quando si trova il grande personaggio”.

E l’altra metà?

“Io sono convinto da tempo che quello che Puccini aveva intuito abbia ancora valore e sia un riferimento: ed è l’importanza della sceneggiatura. Il libretto d’opera per questa ragione non può essere letterario. Ma deve essere il risultato di una rielaborazione in funzione della musica e della scena”.

Con “La ciociara” cosa è successo?

“L’opera ha bisogno di caratteri contrapposti e netti: “La Ciociara” di Moravia si basa invece su un estenuante discorso quotidiano. Ho riscritto il soggetto, rivolgendomi al mio più vecchio amico, il premiato e noto sceneggiatore cinematografico Luca Rossi”.

E la parte che nel film fu della Loren?

“Ho scritto la musica pensando a Caterina Antonacci, una grande cantante alla quale so cosa chiedere. Ho lavorato con lei in “Vita”, rappresentata alla Scala, e vocalmente e scenicamente era ed è perfetta”.

Quindi Maestro, anche se  altri compositori percorrono altre strade dal punto di vista musicale e drammaturgico l’opera lirica tradizionale è ancora viva?

 “Io non pongo nessuna censura a quello che fanno i miei colleghi musicisti anche se loro censurano me. Non critico a priori il linguaggio o le estetiche o le scelte. L’opera però è un genere molto preciso. Meglio dichiarare se si vuole fare qualche cosa di diverso e non dire che si fa un’opera lirica. Anche perché alla fine è il pubblico a decidere”.

Ed anche a Cagliari, con la direzione di Giuseppe Finzi, la regia di Francesca Zambello e la Antonacci ancora protagonista il pubblico sarà arbrito. A San Francisco, come riporta il Washington Post, alla fine “è scattato in piedi urlando ed applaudendo”. La prima rappresentazione verrà ripresa da Rai 5. Le repliche proseguiranno fino al 3 dicembre.

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