Luanda, la capitale dell’Angola, accoglie papa Leone XIV con un abbraccio carico di calore, affetto ed entusiasmo. Dopo aver salutato il Camerun, incoraggiando il suo popolo a rimanere saldi in Cristo per essere «sale e luce di questa terra», e aver ringraziato con un telegramma dall’aereo il presidente camerunense Paul Biya per l’ospitalità ricevuta, è iniziata la terza tappa del viaggio apostolico del Papa nel continente africano: l’Angola, dove Leone si fermerà fino al 21 aprile, per poi volare in Guinea equatoriale.

Dopo il corteo festoso e coloratissimo che accompagna il percorso della papamobile lungo le strade, il primo appuntamento ufficiale del Pontefice è l’incontro con le autorità politiche, i rappresentanti della società civile e il corpo diplomatico. Lo slogan del viaggio è: “Papa Leone XIV, pellegrino di speranza, riconciliazione e pace, benedice l’Angola”. Paese affacciato sulla costa occidentale dell’Africa meridionale, sull’Oceano atlantico, settimo Stato africano per estensione, indipendente dal Portogallo dal 1975, l’Angola è una nazione-mosaico, fortemente multietnica, con una popolazione che riflette la grande diversificazione dei gruppi tribali.

La grande maggioranza della popolazione è cristiana e il cattolicesimo è di gran lunga la fede predominante; non mancano le varie confessioni protestanti (come metodisti e pentecostali), nonché una piccola minoranza musulmana, composta in particolare da immigrati da altri Paesi africani. L’Angola è un Paese ricchissimo di risorse, di minerali, terre rare e petrolio (è uno dei principali produttori di greggio in Africa), la sua economia cresce molto rapidamente, ma allo stesso tempo è attraversato da corruzione dilagante, una profonda disuguaglianza socio-economica, con le ricchezze concentrate nelle mani di una ristretta élite, mentre gran parte della popolazione vive nella povertà, soprattutto nelle zone rurali.

Davanti a circa 400 persone, tra autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della società civile e della cultura, riunite nel Padiglione protocollare del Palazzo presidenziale, dopo un omaggio di musica tradizionalem nel suo intervento introduttivo il presidente angolano João Manuel Gonçalves Lourenço sottolinea l’impegno delle istituzioni a favore dei più poveri, guidato dalla lotta quotidiana contro le disuguaglianze, l’indifferenza, l0esclusione sociale.

Il benvenuto al Papa per le strade di Luanda.
Il benvenuto al Papa per le strade di Luanda.

Il benvenuto al Papa per le strade di Luanda.

(REUTERS)

Dopo il presidente, papa Leone prende la parola parlando con molta naturalezza in lingua portoghese. Nel suo discorso, il Papa affronta la questione del depredamento delle risorse africane da parte delle potenze straniere, insiste sulla piaga dello sfruttamento delle ricchezze della nazione. «Voi sapete bene che troppe volte si è guardato e si guarda alle vostre regioni per dare o più spesso per prendere qualcosa. Occorre rompere questa catena di interessi che riduce la realtà e la vita stessa a merce di scambio. L’Africa è per il mondo intero un a riserva di gioia e di speranza che non esiterei a definire virtù politiche. Perché i suoi giovani e i suoi poveri sognano ancora, sperano ancora, non si accontentano di ciò che già c’è, desiderano rialzarsi, prepararsi a grandi responsabilità, impegnarsi in prima persona.

Prosegue Leone: «Sono qui tra voi al servizio delle energie migliori che animano le persone e le comunità, di cui l’Angola è un mosaico coloratissimo. Desidero ascoltare e incoraggiare chi già ha scelto il bene, la giustizia, la pace, la tolleranza, la riconciliazione».

Non usa mezzi termini il Pontefice e parla in modo chiaro e aperto delle «ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani, anche nel vostro Paese. Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivistica. Vediamo in ogni parte del mondo come essa alimenti un modello di sviluppo che discrimina ed esclude, ma che ancora pretende di imporsi come l'unico modello possibile». E prosegue: «L'Africa ha un urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti Paesi, fomentando la povertà e l'esclusione».

Il Papa richiama la necessità della pace, del superamento dei conflitti. «Beati gli operatori di pace», ricorda. «L’Angola può crescere molto», osserva Leone. Che rivolgendosi alle autorità lancia un’esortazione: «Non abbiate timore delle divergenze, non spegnete le visioni dei giovani e i sogni degli anziani. Sappiate gestire i conflitti trasformandoli in percorsi di rinnovamento, anteponete il bene comune a quello di parte, non confondendo mai la vostra parte col tutto. La storia allora vi darà ragione, se anche nell’immediato qualcuno vi sarà ostile».

Il Pontefice osserva ancora: «Il malcontento, il senso di impotenza e di sradicamento ci separano, invece di metterci in relazione, diffondendo un clima di estraneità alla cosa pubblica, disprezzo per la sventura altrui e la negazione di ogni fraternità. Tale discordanza disgrega i rapporti costitutivi che ognuno intrattiene con sé, con gli altri e con la realtà».

Citando papa Francesco, Leone sottolinea che oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare e polarizzare. E ancora: «Senza gioia non c’è rinnovamento, senza interiorità non c’è liberazione, senza incontro non c’è politica, senza l’altro non c’è giustizia. Insieme potete fare dell’Angola un progetto di speranza. La Chiesa cattolica, di cui so quanto stimate l’opera di servizio al Paese, desidera essere lievito nella pasta e favorire la crescita di un modello giusto di convivenza, libero dalle schiavitù imposte da élite con molti denari e false gioie».